Padre padrone, “mammo” e Matteo Bussola: un’analisi socio-letteraria

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Disegno di Matteo Bussola con le sue figlie

Se nella nostra società si è stati costretti ad inventare un neologismo come “mammo” per indicare la figura di un padre che sceglie di restare a casa per occuparsi dei propri figli, ci troviamo di fronte ad un enorme problema di sessismo, al maschile e al femminile. L’obiettivo era quello di tradurre il sintagma inglese stay at-home dad, che si può tranquillamente rendere attraverso il concetto di “papà casalingo” o “papà a tempo pieno“. Qualcuno ha invece avuto la brillante idea di prendere il sostantivo “mamma” e trasporlo al maschile andando così a insinuare che sia obbligo unicamente attribuito alla donna l’occuparsi dei figli e che qualunque uomo voglia godere di questo onere e onore sia da additare come una versione maschile della madre, invece che come padre.

Tutto questo deriva da un retaggio culturale che da sempre vede la figura del padre come emblema dell’autorità e della legge, della punizione come unica forma di educazione.

La letteratura è piena di scrittori che si sono scontrati con la figura paterna sia nella vita privata – secondo il topos del genitore che lo voleva avvocato e lui ha scelto la letteratura – sia come tematica affrontata in poesie e romanzi. Basti pensare alla morte del padre in La coscienza di Zeno di Italo SvevoLettera al padre di Franz Kafka. Anche nella lirica gli esempi non mancano: c’è Eugenio Montale che in Ossi di seppia nella poesia Ho sostato talvolta nelle grotte associa il mare alla figura paterna e mentre osserva le sue onde recita:

Così, padre, dal tuo disfrenamento
si afferma, chi ti guardi, una legge severa.

Il padre rappresenta quindi una legge, ma se il mare è anche padre e si osserva il mare dall’esterno vuol dire che da quella legge si è già per sempre esclusi. Nel momento in cui il padre muore, questa legge viene meno e ci si trova sì liberi, ma senza una guida morale da seguire nella vita.

La contrapposizione ideale tra la figura paterna, autoritaria e severa, e quella materna, amorevole e comprensiva, è resistita a lungo nei secoli garantendo la sopravvivenza di una famiglia di tipo patriarcale. Questo pregiudizio sociale che assegna alla madre e al padre ruoli distinti nell’educazione del figlio è ancora molto radicato in Italia e solo recentemente si sta vedendo un progressivo mutamento a riguardo.

Un passo in avanti è stato fatto con la legge sul congedo parentale del 25 giugno 2015 che prevede un periodo di sei mesi per la madre e sei per il padre, o dieci mesi nel caso di un solo genitore, di congedo da sfruttare nei primi dodici anni di vita del figlio. A questa conquista nella parità di responsabilità nell’educazione del figlio seguirà magari presto in Italia il riconoscimento di quelle famiglie formate da due padri o due madri, come già succede in molti altri Stati.

Riguardo al tema della paternità mi sembra doveroso parlare di Matteo Bussola, scrittore e disegnatore di fumetti. Lui è un padre a tempo pieno, nel senso che lavora a casa e si occupa delle sue tre figlie, Virginia, Ginevra e Melania. All’inizio era solo un disegnatore che raccontava nel suo profilo Facebook (che vi invito a seguire) della sua vita di padre, della semplice acutezza delle domande che gli ponevano le sue bambine e della necessità di dare loro risposte veramente utili. Questi suoi post sono stati notati dalla casa editrice Einaudi che ha voluto raccoglierli in un libro, Notti in bianco, baci a colazione uscito nel 2016.

Nella prefazione a questo libro Matteo Bussola scrive:

Le mie figlie alimentano me e mi ricordano che essere padre significa vivere in bilico tra la responsabilità e l’abbandono, tra la forza e la tenerezza. E che questo vale per tutto. Il resto viene di conseguenza.

In un’intervista fatta da Huffington Post, Bussola analizza la situazione sociale del ruolo del padre in Italia rivendicando il diritto per i padri di partecipare all’educazione dei figli.

Siamo in un momento storico in cui è in atto un piccolo, grande cambiamento: ci si sta rendendo conto che non è stato giusto per anni, per secoli, che gli uomini siano stati estromessi – volontariamente o meno è tutto da dimostrare – da questa zona sensibile qual è l’educazione, da sempre appannaggio delle donne.

Matteo Bussola al lavoro con sua figlia in braccio

Quella di Matteo Bussola è una voce forte all’interno della nostra società, basti pensare al numero enorme di persone che seguono il suo profilo e alla sua presenza costante nel dibattito sulla genitorialità sui giornali e in radio.

Lui è un padre che parla del suo essere padre, con tutte le difficoltà e i dubbi che possono nascere, e il suo successo deriva dal fatto che chi è genitore si riconosce in quelle sue parole, che possiedono un’autenticità che arriva dritta al cuore di chi legge.

Jennifer Carretta per MIfacciodiCultura

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