#PerlaGloria – Tra tutti i perdenti vince la politica del bullismo

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Parlare in modo sensato di politica è sempre stata impresa ardua. Oggi quest’ardua impresa sembra più un miracolo, visto che l’atmosfera post elezioni in Italia pare: da un lato una pellicola di Tarantino in cui si è di fronte ad un enorme stallo alla messicana, dall’altro un mix tra Inception e The Truman Show dove abbiamo tutti creduto di essere andati alle urne a fare la differenza, ma in realtà non era vero niente.

Confusi e attenti nel cercare di capire qualcosa su quello che potrà accadere, ci dimentichiamo di concentrarci sull’unico dato certo di tutta la vicenda, tutto quello che c’è stato prima del 4 marzo.

politicaOvunque si guardi, Destra, Centro, Sinistra (ammesso che ne esista ancora una) lo scenario poco cambia dal punto di vista della propaganda politica. Il clima generale è quello del cortile delle medie all’intervallo.

Tutta la comunicazione della campagna elettorale è stata fondata quasi totalmente sullo screditare l’altro. Sempre. Comunque. Chiunque fosse. E non sto parlando dei soliti testa a testa ai quali siamo stati abituati, dove si attaccavano le ideologie o gli intenti della controparte. Mi riferisco alla svalutazione dell’individuo in quanto tale, all’offesa personale nuda e cruda, all’identificazione di un nemico.

Essendo questo il perno della comunicazione mi sfiora quasi l’idea che non ci fossero argomenti migliori o che non si sentisse la necessità di averne.

Pare non servano più programmi validi (almeno sulla carta), idee o ideali per essere credibili agli occhi dei cittadini.

Lo schema è molto più elementare, praticamente una rivisitazione del “Chi non salta rossonero è!“, ma con termini decisamente più coloriti. Sì, perché tutto quello che davvero abbiamo guadagnato da questa classe politica è una serie variegatissima di insulti tutti nuovi da usare a vanvera e nei quali a volte riconoscersi pure.

Chi non salta è: populista, un razzista, un pdiota, un buonista, un fascista.

Insomma, non importa più chi sia colui che salta, l’importante è solo chi non si vuole essere, contro chi bisogna andare.

Questo metodo a quanto pare funziona, lo dicono i numeri visto che i partiti che più hanno usato questo tipo di comunicazione hanno anche raccolto maggiori consensi. E lo suggeriscono anche le parole, infatti, se avete come me una predisposizione al masochismo, potete mettervi a leggere qualche commento dei civili cittadini sotto ad articoli di politica o ai post dei vari leader, avendo così la prova che l’esultanza del risultato raggiunto (fermo restando che tutti ancora ci stiamo chiedendo quale sia) è un tripudio di insulti verso chi ha “perso” la partita.

E anche chi parla del risultato non manca di gongolarsi alla faccia di tutti gli altri. Se non vi bastano i commenti del web credendo che siano il prodotto di una ristretta cerchia del popolino, leggete direttamente i post dei politici. Non troverete differenza.

Siamo di fronte alla politica del bullismo, dove tutto quello che conta è unirsi contro qualcuno e mai per qualcosa. Dove tutto si basa sul distruggere invece che sul costruire.

Il quadro oltre che triste sembra piuttosto sterile.

Quindi signori, di tutti i risultati irresoluti l’unico risultato certo è che abbiamo perso tutti.

Gloria Sacchi per MIfacciodiCultura

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