Lá Fhéile Pádraig: buon san Patrizio a tutte e a tutti!

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Ogni 17 marzo è un giorno speciale per l’Irlanda: sull’isola si festeggia il santo patrono, Patrizio, simbolo di unità nazionale e culturale. In questo articolo tratteggerò brevemente la figura di Patrizio e il suo ruolo nella storia irlandese, le tradizioni secolari legate alla ricorrenza e, ahimè, i problemi legati alla festa. A onor del vero, è opportuno ricordare che san Patrizio non era irlandese: egli si chiamava Maewyin Succat (Bannaventa Berniae, oggi Carlisle, in Inghilterra, 385 – Contea di Down, Irlanda, 17 marzo 461) e, come ho evidenziato, era di origini inglesi. Come ha fatto Patrizio ad arrivare in Irlanda e a cristianizzare l’isola? Scopriamolo.

Egli fu rapito dal re irlandese Niall e venduto come schiavo. Nel contesto della cattività irlandese, egli si convertì al cristianesimo, imparò l’irlandese e si dedicò allo studio della (bellissima) mitologia dell’isola. Nel contempo prese gli ordini, fu consacrato vescovo e, su ordine di papa Celestino I, iniziò l’evangelizzazione dell’Irlanda. Come sovente accade in questi casi, la diffusione del cristianesimo in Irlanda fu ispirata alla cristianizzazione delle tradizioni e usi pre-cristiani. A mio giudizio, è ammirabile l’atteggiamento irenico e tollerante di Patrizio: egli permise agli irlandesi di apprezzare la fede cristiana senza ricorrere a metodi brutali e violenti che avrebbero contraddistinto (e ancora contraddistinguono) la religione nei secoli a venire.

La diffusione del cristianesimo in Irlanda merita un ulteriore approfondimento. L’isola vide lo sviluppo del cosiddetto cristianesimo celtico, la cui pratica dottrinaria era significativamente diversa dal cristianesimo cattolico romano. I cristiani celtici rifiutavano, per esempio, il rogo per le streghe (lo stesso Patrizio invocava la scomunica per chiunque avesse bruciato una strega) e riconoscevano un ruolo maggiore al clero femminile (anche perché la mitologia irlandese è popolata da numerose divinità e personaggi femminili) e, soprattutto, la Chiesa celtica non aveva né martiri e nemmeno autorità. Forse se la fede cristiana delle comunità celtiche non fosse stata schiacciata da Roma e dalle sue pretese di potere, oggi il cristianesimo sarebbe sicuramente diversa.

Per gli irlandesi san Patrizio rappresenta ciò che san Francesco è per l’Italia: è un simbolo di unità nazionale, culturale e anche religiosa. Nell’isola la fede cristiana è direttamente associata col santo ed essere cristiani è un po’ come essere figli di Patrizio. La giornata del 17 marzo viene celebrata in tutta l’Irlanda con delle parate, dove i partecipanti si vestono di verde (il colore nazionale irlandese) ed è il fulcro degli eventi nella città di Waterford, nel sud-est del paese. A Waterford il 17 marzo fu dichiarato festa della lingua irlandese nel 1903 e, ancora oggi, i festeggiamenti per Patrizio si tengono a partire dal 15 marzo, a causa dell’influenza dell’intellettuale francescano Luke Wadding nel 1600. Anche negli Stati Uniti, dove la presenza irlandese è significativa, si tengono celebrazioni per san Patrizio, sebbene non sia una festa nazionale. Vale inoltre la pena ricordare come il Taoiseach (il capo del governo irlandese) si rechi ogni anno in America per celebrare St Patrick’s Day, rinforzando, così facendo, le relazioni tra i due paesi. 

Il Taoiseach Leo Varadkar con Trump

Nell’introduzione ho menzionato i problemi legati ai festeggiamenti del santo, problemi che, purtroppo, affliggono il paese da sempre, come l’abuso di alcol. Sembra che la festa rappresenti l’ennesima occasione per ubriacarsi o bere in modo smodato, dimenticando che, se non si è particolarmente religiosi o attaccati alla figura di Patrizio, è possibile comunque divertirsi senza provocare danni alla propria salute. Purtroppo è costume tra gli irlandesi di bere ancora di più il 17 marzo, iniziando sin dal primo mattino e proseguendo anche il 18 marzo, altro giorno di festa nazionale.

Chi scrive non è animato dal sentimento religioso, ma apprezzo comunque la figura di Patrizio e, soprattutto, il carattere irenico e tollerante della cristianità celtica. Mi piace pensare, in un certo senso, che la disponibilità, l’accoglienza e la gentilezza degli irlandesi discendano dal loro patrono e dalla sua interpretazione del cristianesimo.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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