Essere cosa tra le cose: Liu Bolin, l’uomo invisibile, in mostra a Roma

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Liu Bolin

Con un’antologica targata Arthemisia Group, Liu Bolin (Shandong,1973), l’artista cinese maestro del camouflage, arriva con The Invisible Man al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma, con oltre 70 opere in mostra dal 2 marzo al 1° luglio 2018. È la primissima volta in Italia, un Paese perfetto in cui mimetizzarsi e dare vita alle proprie opere, tra le testimonianze di un grande passato ed il suo eco nel presente.

Al Complesso del Vittoriano è in mostra un grande excursus: dalla prima performance dell’artista internazionale, avvenuta nel 2005 a Pechino, fino ai più recenti scatti fra i monumenti artistici nella nostra penisola. Un vero e proprio viaggio all’interno di un’anima eclettica come quella di Liu, un percorso di crescita artistica ma soprattutto di scoperta fra colori e tradizioni di Paesi diversi. Il tutto cercando di entrare nella vera essenza delle cose, immedesimarsi in loro tanto da diventare una cosa sola. Essere cosa tra le cose, è questa la formidabile scoperta di Liu Bolin. Con immagini all’apparenza semplici l’artista vuole scuotere le nostre coscienze e portarci a riflettere su tematiche sociali e politiche di grande rilevanza.

La spinta creativa gli è nata proprio da un senso di ribellione contro le autorità cinesi che avevano deciso di demolire lo studio di molti artisti, fra cui anche il suo, nel quartiere di Suojia Village. Partendo dal proprio privato ha così iniziato un’analisi critica attraverso la propria arte su ciò che gli accadeva intorno. Esprimendo la propria interiorità Liu si è reso conto di non essere solo, quello che provava lui, il senso di frustrazione, sottomissione, rabbia e ingiustizia, lo provavano anche gli altri. Gli interrogativi sociali che si poneva il suo popolo, alla base delle prime performance ed opere d’arte, lo portano ad attraversare un lungo viaggio introspettivo. Dalla Cina arriva in Italia e qui ritrova le stesse paure e problematiche che aveva lasciato alle spalle. Le sensazioni vengono così amplificate e quello che affronta divengono interrogativi dell’uomo contemporaneo, la sua integrità ed identità all’interno delle metropoli moderne. L’uomo riesce ancora a difendere la propria anima dentro tutto questo caos contemporaneo?!

Liu Bolin, Design. Fashion

Il tour di Liu Bolin ci mostra che tutto il mondo è Paese e nonostante le diverse città, con differenti storie, l’umanità ha comunque gli stessi sentimenti ed emozioni in comune. Attraverso un meticoloso lavoro di body painting l’artista si fa dipingere con gli stessi colori del luogo che sceglie per le proprie performance. In questo modo, da ogni angolazione, sparisce completamente e sembra immergersi nel panorama circostante. Diventa invisibile ma parte integrante di qualcosa di più grande, per scoprire se stesso assume l’identità di ciò che lo circonda. Dalla prima sezione della mostra, Hiding in the City, Liu Bolin ripercorre la tappa iniziale della propria carriera diventando parte integrante delle rovine della città, esplorando i vari volti della Cina fra luoghi tradizionali come Piazza Tienanmen fino alle costruzioni più moderne e futuriste. Con Hiding in Italy affronta il suo personale Grand Tour nelle principali città artistiche del Bel Paese, ritratto da Verona a Venezia, a Pompei e Caserta. Un viaggio che non si arresta ma che anzi continua per le strade del mondo, Hiding in the rest of the world fra i luoghi tradizionali, gli oggetti tipici e gli eventi che hanno segnato la storia dell’intera umanità, come in Ground Zero a New York in cui ci sembra di immedesimarci insieme a Liu nel silenzio assordante del dolore.

Sezioni più approfondite sono Fade in Italy e Cooperations in cui l’artista gioca con i prodotti che ci fanno sentire fieri del nostro made in Italy, tra cibo, moda e anche la Ferrari! Infine Shelves Migrants, una finestra aperta sul mondo di oggi, sul presente spesso disumano in cui siamo immersi. Liu Bolin racconta il consumismo e l’era della globalizzazione nascondendosi fra scaffali e prodotti quotidiani di cui non riusciamo a fare a meno che sembrano averci reso tutti uguali e simili, per poi passare a quello che invece ci rende terribilmente diversi e divisi: la distanza sociale, l’approccio fra gli uni e gli altri. Ecco che Liu con i suoi camouflage potrebbe spingerci a fare come lui, immedesimarci con tutta la nostra empatia negli altri, fino a capirci fino in fondo, per evitare i problemi sociali e politici che l’uomo moderno vive dimenticandosi che fa parte di una stessa unica umanità.

Liu Bolin, Migrants 2016

Liu Bolin. The invisible Man
A cura di Raffaele Gavarro
Complesso del Vittoriano – Ala brasini, Roma
Dal 2 marzo al 1° luglio 2018

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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