#EtinArcadiaEgo – “Rivincite”: sport e società raccontate da Rudi Ghedini

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Si chiama Rivincite – Lo sport che scrive la storia l’ultima impresa editoriale di Rudi Ghedini (edizioni Paginauno) e il titolo è di certo uno dei più forti che uno scrittore potrebbe dare al suo figlioccio di carta e inchiostro. In questo caso, le rivincite sono plurime: si tratta infatti di un intreccio di storie di sport, uno dei cardini portanti del Novecento, il centro catalizzatore di tutti i sentimenti comuni dell’umanità in un determinato periodo, soprattutto sentimenti politici.

Rudi Ghedini

Secondo le teorie di Erich Hobsbawm, scrittore e filosofo inglese scomparso solo pochi anni fa, il vero Novecento sarebbe essenzialmente un periodo a sé, racchiuso fra l’epoca delle Guerre e la caduta del muro di Berlino, con tutti i cambiamenti (e sono tanti) che accomunano il periodo forse più mutevole della storia dell’uomo. Se si considera che Sua Maestà Britannica la regina Elisabetta II d’Inghilterra è universalmente considerata come il sovrano che ha dovuto affrontare il più alto numero di mutamenti nel corso del suo regno, allora Hobsbawm potrebbe davvero avere ragione e il Novecento può davvero essere considerato storia a sé, un insieme di mutevoli periodi uniti da alcuni capisaldi che hanno fatto da fragilissimo collante, a cui l’umanità sembra però essersi attaccata, quasi a cercare un po’ di sicurezza. Una di queste è la prorompente nascita delle competizioni sportive e della trasformazione dello sport in fenomeno sociale e universale.

Ed ecco che entra in gioco, con un libro agile quanto ricchissimo di dettagli e curiosità, Rudi Ghedini: scrittore e regista bolognese, nasce nel ’59 a San Giorgio di Piano. Nel corso della sua carriera ha collaborato con grandi riviste come Rendiconti, Linea Bianca e il Guerin Sportivo, oltre a interventi di varia natura sul francese Le Monde. Uomo di grande occhio cinematografico, ha realizzato due documentari di grande impatto: Mai più del ’97 e Bologna Novantanove del 2004. Come uomo di grande interesse politico, ha spesso focalizzato la sua lente sul mondo dello sport: dopo la collaborazione per la sceneggiatura di Javier Zanetti, capitano di Buenos Aires e, insieme a Carmignani e Tronchetti, scritto la biografia Simoni si nasce. Tre vite per il calcio. Ora invece, con l’uscita di Rivincite, Ghedini vuole farsi narratore di storie sportive che hanno cambiato ben più del risultato di una qualche gara.

«Lo sport è una delle grandi forze che muovono il mondo – scrive nell’introduzione – fiancheggia il potere, lo usa e si fa usare, lo tiene a distanza o l’abbraccia voluttuosamente […] da oltre un secolo è impossibile indicare la linea di confine, dove comincia la politica e dove finisce lo sport». Può sembrare un ragionamento assurdo, ma non lo è affatto: pensiamo per esempio alla storia assurda del rapimento a Cuba di Juan Manuel Fangio, pilota argentino degli anni ’50 e pluricampione del mondiale di Formula 1. La sera prima del Gran Premio, Fangio viene prelevato da oscuri individui e condotto di forza su un’auto prima e in un piccolo appartamento. Sembra l’inizio di una brutta storia di riscatti e minacce. E invece Ghedini ci racconta una storia diversa, la storia di un luogo come Cuba, ancora ai confini del mondo, in cui un campione non è solo un grande uomo di sport: «Il capo dei sequestratori fa sparire la pistola e dalla tasca estrae qualcos’altro. È una foto di Fangio sulla sua Mercedes. Altri gli porgono pezzi di carta, perfino tovaglioli. Gli danno una penna. Lui comincia a firmare». Autografi. Volevano solo la firma da conservare di un uomo eletto a divinità, che con le sue vittorie straripanti era diventato, per qualche motivo, un simbolo, un qualcuno a cui ispirarsi. Fangio sarà invitato a Cuba nel 1981, ventitré anni dopo il rapimento, su invito personale di un certo Fidel Castro.

Secondo il filosofo Marc Augé, il calcio (e lo sport in generale) sono la nuova, grande religione del mondo contemporaneo: la capacità di una manifestazione di riunire persone di sesso ed estrazione sociale diverse in un unico luogo per la stessa motivazione, e di generare gestualità rituali che si ripetono in modo costante è sintomatico di un sentimento più grande, forse ancora non ben studiato. Ghedini, con tono giornalistico di vivacissimo interesse, lascia che siano i fatti a raccontare se stessi, lasciando per sé un ruolo di collante fra le storie. Rivincite indaga questo dirompente sentimento contemporaneo attraverso gli atleti, i nuovi dei dell’Olimpo, descrivendo in 460 pagine come singoli eventi sportivi abbiano avuto ripercussioni sociali enormi, soprattutto quando gli uomini si sono accorti che attraverso questo mezzo si potevano comunicare sentimenti inespressi. Secondo molti ungheresi, come scrivo in un articolo a riguardo, sostengono che la rivolta del ’56 sia dovuta alla sconfitta della nazionale di calcio ai mondiali di Svizzera ’54, e secondo molti storici dello sport nessun uomo ha mai sofferto una persecuzione tanto sottile e crudele quanto Peter Norman, che Ghedini chiama “il terzo uomo” e ne descrive la storia nell’epilogo dal titolo emblematico: Chiedi chi era il terzo uomo. Una storia, quella di Norman, che rappresenta uno dei più terribili esempi di pagine rimaste incollate nel libro della storia, dato che dopo quel gesto della sua vita non restò più nulla.

Rivincite esprime molto di più dell’apparente elenco annalistico di vicende sportive: Rudi Ghedini, nel raccontare il particolare implicitamente richiama una lettura collettiva dell’opera e chiede al lettore: cosa unisce questi uomini? Quali sono le comuni caratteristiche Ondina Valla a Bob Beamon, e perché Roberto Baggio, Eugenio Monti e “Spari” Sparwasse potrebbero sedere allo stesso tavolo senza che il ristoratore si chieda il perché? La risposta, implicita quanto la domanda, è che tutti loro hanno saputo, per un secondo o per una vita, dire a tutto il mondo qualcosa che ognuno di noi ha sentito dentro, prima o dopo.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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