“Frank Horvat. Storia di un fotografo”: vita, carriera e collezione in mostra a Torino

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Fino al 20 maggio, le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano la mostra antologica intitolata Frank Horvat. Storia di un fotografo, curata da Horvat stesso. Il percorso intende illustrare la storia degli ultimi settant’anni attraverso l’obiettivo di uno dei più illustri maestri della fotografia contemporanea, un percorso visivo lungo i tratti della moda, della vita, dell’arte dagli anni ’50 ad oggi. Con il suo lavoro Horvat ha influenzato in larga misura il linguaggio fotografico moderno apportando innovazioni nella tecnica.

«Perché scatto foto? Per sapere per quale motivo le scatto»: così ha introdotto la presentazione della mostra che illustra il rapporto tra la fotografia e la storia dell’arte europea.

Più di duecento sono le immagini che compongono il viaggio espositivo Frank Horvat. Storia di un fotografo, ripercorrendo la complessa carriera del fotografo italiano (nato in Croazia, ad Abbazia, quando ancora era territorio italiano) con occhio attento anche ai periodi storici più rilevanti dal Dopoguerra ad oggi. Il fotografo ha suggerito quindici chiavi di lettura per altrettanti percorsi possibili all’interno dell’esposizione. Il suo eclettismo non sempre ha rappresentato un punto di forza per la sua figura di artista, tanto da porre il suo lavoro sotto una luce non propriamente brillante agli occhi del pubblico che ha giudicato i suoi scatti talvolta mancanti di riconoscibilità, talvolta poco sinceri: ecco allora, illustrato nella mostra l‘impegno orientato alla ricerca di un denominatore comune capace di collegare ogni singolo lavoro al suo precedente come al suo successivo.

Ne ho trovati quindici e non solo uno, quindici in tutto il mio percorso e li ho chiamati “chiavi”.

La mostra è la narrazione della storia dietro ogni scatto: il rapporto con l’ambiente della moda di cui Horvat ha combattuto gli stereotipi apportando delle novità geniali, come l’idea di fotografare le modelle per strada, senza trucco e senza inganno, tutta naturalezza e bellezza in una forma per nulla alterata, il gusto per l’aneddotica come lezione di fotografia, l’intersecare diverse influenze come fonti artistiche (da Caravaggio e Rembrandt per l’elemento “luce” e la posizione all’interno della composizione, all’istante decisivo di Cartier-Bresson, con attenzione all’amico Marc Riboud). Riconosciamo tantissima poesia in questo fotografo, che a dirla tutta, avrebbe voluto fare il poeta.

«Ciò che è interessante è quello che resta di una fotografia quando tutti i motivi per cui è stata scattata non ci sono più, quando sono finiti», quando l’idea si frantuma, si sgretola per perdersi nel vento resta l’anima, la luce che ha un luogo ben specifico dove risiedere e Horvat determina con grande maestria questo luogo. Intuizione, visione oltre la vista, l’obiettivo è il tramite tra ciò che c’è e ciò che deve restare, è il soggetto che deve tracciare il tempo, ed è il tempo che muove le cose. Le immagini sono quindi il vero dietro la maschera dell’apparenza, sono ora il racconto ora l’estetica.

Accanto alle sue opere l’artista presenta per la prima volta una parte della sua collezione privata: 31 fotografie degli autori con cui ha instaurato un forte dialogo espressivo e professionale, come André Kertesz e Bill Brandt, poi Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau, Elliott Erwitt, Mario Giacomelli, Irving Penn, Helmut Newton, Sebastião Salgado e tanti altri. Protagonisti che hanno segnato la crescita della fotografia, portandola da semplice strumento di documentazione a vera arte riconosciuta.

Nell’arco di settant’anni Horvat non ha mai smesso di sperimentare nuovi percorsi di visione senza mai ripetersi. Il suo è un dialogo costante con gli autori che ha scelto di portare in scena, gli stessi che egli definisce come “ottime domande” o “coraggiosi tentativi di risposta”.

Frank Horvat. Storia di un fotografo
A cura di Frank Horvat
Musei Reali Torino
Dal 28 febbraio al 20 maggio 2018

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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