Il caso dei “Tulipani” di Jeff Koons: il dilemma della democrazia nell’arte

0 638
Jeff Koons

Sembra non trovare tregua la tempesta che si è scagliata su Jeff Koons, artista americano di fama internazionale. Il suo Bouquet of Tulips, opera che dovrà essere installata fra qualche mese a Parigi in ricordo degli attentati degli ultimi anni, è stato criticato fortemente da molte istituzioni. In particolare, una lettera apparsa sul Libération il 21 gennaio contribuisce a gonfiare la polemica: alcuni dei più famosi intellettuali francesi legati all’arte, tra cui il collezionista Antoine de Galbert e il vecchio ministro della cultura Frédéric Mitterand, informano i lettori del giornale di quanto essi trovino l’arte di Koons «industriale, spettacolare e speculativa» e in particolare la collocazione dell’opera «sorprendente, se non opportunistica, persino cinica».

Le motivazioni sono molteplici, nella lettera vengono offerti spunti riflessivi di carattere simbolico, logistico, finanziario e democratico sull’opera in questione. Riguardo all’ultimo punto, è fondamentale sottolineare come i firmatari della lettera siano rimasti indignati per il fatto di non essere stati chiamati in causa con un bando pubblico, di conseguenza hanno ritenuto che sia venuta meno l’arte libera dalle speculazioni. Essi affermano che, di fronte a un’opera di così ampio valore:

Sarebbe necessario fare appello a progetti, come è consuetudine, aprendo questa opportunità agli attori della scena francese.

Infatti, l’opera è stata fortemente voluta anche dall’ambasciata statunitense allo scopo di esprimere amicizia verso la Francia. Inoltre, l’artista ha donato alla Francia solo il progetto, mentre per la messa a punto dell’opera si sono dovuti stanziare in tutto 4,5 milioni di euro (1,2 milioni in più rispetto alle aspettative) provenienti da donazioni private e dalle casse dello Stato. L’unione di molti fattori ha contribuito a rafforzare un’opinione piuttosto sfavorevole verso Koons: emblematica la frase finale della lettera, che recita:

Apprezziamo i doni, ma liberi, incondizionati e senza secondi fini.

È in queste ultime parole che traspare la forte denuncia rivolta all’artista americano.

Jeff Koons con il proprio progetto

Il progetto fu presentato dallo stesso Jeff Koons nel 2016 a conseguenza degli attentati terroristici che hanno colpito la capitale francese. I tulipani che assomigliano molto a dei palloncini sono tenuti insieme da una mano, in segno di commemorazione.  In questo forte attaccamento al valore della memoria, alcuni intellettuali si sono posizionati controcorrente rispetto ai dissidenti. Il 22 febbraio su Le Monde è apparsa una lettera che appoggia il lavoro di Koons, elevando il valore simbolico dell’opera in questione. Una lista di esponenti culturali invita i propri compatrioti a rivalutare la propria posizione, enfatizzando il fatto che ci sia il bisogno di «avere l’eleganza di sapere come ricevere con riconoscenza» verso l’artista che con la sua opera ha voluto donare un «messaggio di speranza». Tra i firmatari troviamo Jacques-Antoine Granjon, il presidente del consiglio di amministrazione del Palais de Tokyo, luogo ideale dell’installazione dell’opera e Bernard-Ruiz Picasso, nipote del pittore.

I Fiori del Male, ironicamente denominati così dalla giornalista Clementine Mercier citando Baudelaire, hanno trovato nell’opinione pubblica pareri contrastanti. Il valore della democrazia è molto sentita dai francesi, così tanto che nel 1990 venne creato il Protocollo de Les Nouveaux Commanditaires da François Hers, che ora conta 400 artisti che credono nell’ideale della democrazia nell’arte.

Secondo il pioniere:

Ora che il principio di sovranità della persona è stato acquisito dalle nostre culture, l’arte può e deve concorrere a trovare delle nuove forme in grado di soddisfare un’altra ambizione collettiva scaturita dalla precedente: la costruzione della democrazia. Una democrazia il cui ideale è di permettere a tutti di non essere più spettatori o esclusi da una storia che li scavalca ma di divenirne, in quanto cittadini, attori a pieno titolo. Un ideale che pone al quotidiano una domanda fondamentale: come creare un mondo comune con individui dalle idee e convinzioni diverse, divenuti liberi e uguali per diritto?

L’entrata del Palais de Tokyo, pensata in principio per diventare la postazione della scultura

Lo scontro tra le due posizioni riguardo all’opera di Koons è prerogativa di un dialogo ideologico riguardante alla priorità da dare alle proprie idee, indipendentemente dall’effetto che quei fiori dovrebbero avere sul pubblico. In questo modo, forse, è venuto meno lo scopo principale dell’opera: commemorare, ricordare. La democrazia è importante, per far fronte a un tipo di arte egemonica, e al contempo non bisogna scordare di affermare con forza che per un paese senza frontiere, questi messaggi di pace devono volare in cielo come quei palloncini.

Non è forse vero che l’installazione dell’opera d’arte all’esterno, fruibile da tutti, sia già un simbolo di democrazia?

Non è forse vero che democrazia e valore simbolico dell’opera d’arte, in fondo, vanno a braccetto?

Forse Bouquet of Tulips di Koons ha questo da insegnarci: anche con l’arte si può dimostrare che si è padroni di sé stessi, attori a pieno titolo del proprio destino. Un’arte espressione di sé stessi, fruibile da tutti, con un potere lenitivo e catartico: solo quando questo sarà all’ordine del giorno, la democrazia avrà vinto.

Elisa Tiboni per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.