Jack Kerouac, la Beat Generation e una vita “Sulla strada”

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Jack Kerouac (Lowell, 12 marzo 1922 – St. Petersburg, 21 ottobre 1969) è stato uno spirito libero degli Stati Uniti del pieno Novecento, il pioniere della Beat Generation, scrittore dalla personalità esuberante, particolare, unica, adorata da migliaia di ragazzi incompresi a lui contemporanei.

downloadNacque nel 1922 in una cittadina del nord degli Stati Uniti. I suoi genitori avevano origini franco-canadesi ed erano benestanti, dunque Jack e i suoi fratelli poterono vivere un’infanzia e una giovinezza tutto sommato stabile e piacevole. Questa sembra essere la base della perfetta situazione borghese, cattolica, conformista e prevedibile, ma come possiamo immaginare, per il nostro scrittore beat il conformismo era una prigione. Il giovane artista ben presto si gettò a conoscere di prima persona gli effetti delle sostanze allucinogene (tanto che gli fu diagnosticata una patologia psichiatrica precocemente), l’ebrezza dell’alcool, il piacere del libero amore carnale, ma specialmente la dinamica del viaggio in tutta la sua interezza.

I resoconti sociali ci raccontano di come i giovani americani degli anni ’50 si trovarono a vivere in uno stato di forte instabilità, e tra questi ovviamente c’erano anche Kerouac e i suoi compagni del momento, personalità esemplari come Allen Ginsberg, William S. Burroughs, Neal Cassady, che incarnavano perfettamente lo spirito dell’epoca.

Specialmente chi proveniva dai bassi ranghi, chi aveva alle spalle una vita famigliare precaria e problematica, chi non sapeva cosa fare esattamente del proprio futuro, aveva una sola risposta davanti a sé: la strada. Vivere la strada in tutti i modi possibili, senza mai subirla, affacciandosi ad essa e basta. Buttarvisi dentro con tutto il proprio cuore che esplode, la mente piena di idee difficili da esprimere, il proprio animo sbandato e il proprio corpo devastato dagli eccessi tipici della gioventù bruciata, alla James Dean, potremmo dire, in opposizione ai quei maledetti figli di papà della borghesia statunitense, che mai avrebbero provato ciò di cui gli artisti della beat non potevano fare a meno, anche a loro discapito: la malinconia.

jack kerouac sulla stradaQuando i poeti della Beat si incontrano tra loro, esplose un incontro di menti, di personalità, di emozioni e di disagio. Intelligenze come le loro, venendo a contatto, generarono un’elettricità che solo quel genere di letteratura americana avrebbe potuto suscitare. Evidentemente, solo strade libere come quelle americane riuscivano a incanalare questo tumulto, raccogliendo in sé quello strano senso di vissuto, di esperienza e di imprevedibilità perfetto per essere trasformato nella materia di un romanzo come Sulla Strada.

Kerouac si ispira a Whitman, a Thoreau, a Melville. Trae spunto dalla grande letteratura statunitense del pieno Ottocento per sprigionare di nuovo quell’istinto primordiale e originario di nazionalismo americano, quel profondo desiderio di comprensione del proprio essere (in questo caso alternativi).

Già leggendo le prime pagine del romanzo On the road sembra di vedere la vita di Kerouac stesso scorrere davanti ai nostri occhi, come fosse un fotoromanzo descrivente ogni immagine e ogni dialogo della sua folle esistenza. Infatti, il protagonista dell’opera, Sal Paradise, è l’alter-ego dell’autore e allo stesso modo il viaggio che egli compie insieme ad alcuni amici scapestrati è la somma di varie avventure che Jack Kerouac visse in prima persona negli anni precedenti alla composizione del libro (edito nel 1957 ma scritto sei anni prima, dice la leggenda, in sole tre settimane sotto l’effetto di molta euforia e altrettanto caffè).

Quello che di un personaggio come Kerouac affascina di più è il sentimento di amore e odio che suscita nello spettatore. D’altronde, una vita vissuta negli eccessi e nel disordine può provocare in chi legge una sensazione di disagio e disgusto, talvolta per alcune oscenità e assurdità descritte. Eppure un romanzo come Sulla strada non avrebbe ottenuto il successo dimostrato se avesse suscitato solo questa sensazione. Il lettore sostanzialmente vuole sapere cosa succederà ancora, come i personaggi si sentono realmente, quali sensazioni l’autore stesso ha provato nello stendere freneticamente quelle pagine macchiate d’inchiostro.

Qui sta la bellezza della Beat Generation. Contaminare con il loro entusiasmo a volte fervido e positivo e a volte negativo e malsano ciò che li circonda. È grazie a queste caratteristiche che la poesia emerge, con un genio creativo folle ma efficace.

Screen-Shot-2014-03-12-at-12.27.14-PMDunque, Kerouac ci insegna a modo suo che la strada non è semplicemente il percorso battuto dove camminare, è molto di più. È mettersi in viaggio con coraggio e speranza, è emozione e incontro, è bellezza quanto paura, è pericolo quanto imprevedibilità. La strada costringe a discutere con le proprie idee, a costruirsi un proprio pensiero, ad affrontare il destino, le salite e le piogge e il sole, spinge a sperimentare, a condividere e a vivere di attimi. La strada è indefinibilità. La strada può essere tutto e niente, quindi tanto vale continuare a chiamarla strada, vivendola come un work in progress.

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare»

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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