Sindrome di Asperger: esiste la sindrome della genialità? Casi letterari e non

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Chi non conosce Sheldon Cooper, l’eccentrico e geniale protagonista della sitcom americana The Big Bang Theory? Il giovane scienziato ha di certo conquistato milioni di spettatori, paradossalmente grazie alla sua spiccata antipatia, alla sua affettata mancanza di empatia e senso dell’umorismo e alle mille manie che gli rendono comicamente difficile relazionarsi con gli altri. Un ritratto volutamente esagerato, che ha portato alcuni a sostenere che Sheldon sia affetto dalla sindrome di Asperger. In effetti il ragazzo è da considerarsi uno dei motivi per cui oggi si parla della malattia anche al di fuori dell’ambito medico-scientifico: il suo personaggio ha contribuito ad aprire un acceso dibattito sulla questione, una discussione così estesa da spingere gli stessi produttori ad una garbata smentita, chiaramente non accettata da tutti i fan.

Una scena della resa teatrale del romanzo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte in scena al National Theatre Live di Londra

Ma cos’è la sindrome di Asperger? Si tratta di un disturbo pervasivo dello sviluppo, imparentato con l’autismo, che tuttavia non presenta compromissione dell’intelligenza, della comprensione e dell’autonomia del soggetto. Il nome con cui è oggi comunemente conosciuta si deve alla psichiatra Lorna Wing e deriva da quello del medico austriaco Hans Asperger che nella prima metà degli anni Quaranta del secolo scorso individuò una tipologia di bambini come Autistischen Psychopathen, giovani caratterizzati da interessi compulsivi, inattitudine relazionale, peculiarità linguistiche e da una straordinaria intelligenza. La malattia ha in effetti una caratteristica assolutamente particolare: si tratta dell’unica classificazione psichiatrica del DSM non solo non stigmatizzante per il soggetto ma ampiamente connotata in modo positivo. Baron-Cohen in The evolution of brain mechanisms for social behavior sostiene come la combinazione tra sindrome di Asperger e abilità abbia prodotto persone geniali, che hanno dato un contributo notevole alla storia dell’umanità. Ciò ha portato molti a credere che la sindrome di Asperger sia un effettivo “sintomo” di genialità. In questo senso vanno ricordate le patografie postume: l’interpretazione delle peculiarità caratteriali di autori, scienziati e artisti quali tratti autistici è proliferata. Ci sono siti che hanno messo in lista gli autistici/Asperger famosi, così il fascino per il genio problematico è venuto a congiungersi con l’autorità della catalogazione mediatica e la creatività artistica è diventata manifestazione autistica tout court. Le diagnosi postume hanno risparmiato ben pochi personaggi: da Newton a Mozart, da Dirac a Glenn Gould, da Emily Dickinson a Hermann Melville fino a Elfriede Jelinek. A proposito di Melville, è interessante notare come anche il protagonista del suo racconto Bartleby lo scrivano possa essere interpretato quale portatore della malattia: con il suo reiterato “preferirei di no” si presenta infatti come testimonianza radicale della disabilità comportamentale. Allo stesso modo la sindrome è diventata protagonista indiscussa in un altro caso letterario più recente: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Heldon, commovente storia di un quindicenne aspie che diventa l’improbabile eroe di una storia fatta di menzogne e rivelazioni inaspettate, proprio grazie alla sua singolare inclinazione per la matematica e alla sua relazione “speciale” con il mondo circostante.

L’attenzione per la malattia si è ovviamente manifestata anche a livello cinematografico: icona mediatica della tipologia del saggio al limite tra genio e follia è in questo caso Raymond Babbitt, magistralmente interpretato da Dustin Hoffman nel film cult Rain Man.

Tom Cruise accudisce il fratello autistico interpretato da Dustin Hoffman in Rain Man

Questa carrellata di esempi letterari ci dimostra come la sindrome caratterizzi soprattutto il genere maschile: il dato ha riscontro nella realtà, anche se le testimonial sono oggi prevalentemente di sesso femminile, come Rudy Simone, autrice del libro Aspergirls: Empowering females with Asperger Syndrome. Il fatto che la maggior parte delle diagnosi riguardino il sesso maschile si può spiegare considerando che la malattia colpisce di solito le donne in forma più lieve: si è notato che le donne aspie sono in genere più espressive, hanno ossessioni meno astruse e sono più brave nel socializzare.

Ma al di là del sesso del soggetto, la sindrome può essere davvero considerata sinonimo di genialità? Di fatto le ricerche ci dicono che gli aspie non presentano generalmente un QI superioreMa la questione rimane aperta: come non è possibile affermare con certezza che Sheldon sia affetto dalla malattia, così è difficile stabilire se essa possa effettivamente rendere una persona geniale; certo per alcune sue caratteristiche peculiari può portare ad un livello di altissima specializzazione in determinati campi di studio e quindi a risultati superiori alla media.

Erica Beccalossi per MIfacciodiCultura

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