Edmondo De Amicis: dalla poetica del buonismo all’etica della bontà

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Edmondo De Amicis (Oneglia, 21 ottobre 1846 – Bordighera, 11 marzo 1908) è stato «il più grande e il più buono dei socialisti italiani, la voce che, nel nostro fervido augurio, dopo aver narrato con dolcezza le speranze dei poveri, doveva dirne senza rancore il trionfo».

Edmondo De Amicis

Così recitava il manifesto commemorativo che il Partito Socialista fece affiggere in tutto il Paese, riassumendo in queste poche parole non solo l’ampia produzione letteraria dell’autore ma anche la profonda sensibilità di una vita dedicata alla pedagogia e all’educazione di galantuomini e di buoni cittadini attraverso le istituzioni scolastiche.

Edmondo De Amicis viene ricordato principalmente come l’autore del libro Cuore, pubblicato nel 1886: il romanzo ebbe subito un grande successo che riscuote fino ancora ai giorni nostri, in cui continua a essere fonte di ispirazione di una vasta cinematografia. Il romanzo, sottoforma di diario del ragazzo torinese Enrico Bottini, racconta le vicende dell’anno scolastico di una terza elementare. Si intreccia con questo livello narrativo una serie di racconti paralleli e indipendenti, i cosiddetti “racconti mensili“, i quali presentano le gesta di giovani ragazzi italiani, di diversa provenienza, caratterizzati da una forte fibra morale, solidità, tenacia e patriottismo.

La piccola vedetta lombarda, il piccolo scrivano fiorentino, il tamburino sardo sono solamente alcuni degli esempi delle figure che De Amicis costruisce per ispirare le giovani generazioni a sentimenti di nazionalismo post unità e amore per la patria. La narrativa, a entrambi i livelli, si caratterizza per le tinte pastello dei personaggi, quali Garrone, Votini, Derossi, il muratorino, la maestrina dalla penna rossa, dipinte con spiccate pennellate di bontà e nobiltà d’animo che hanno suscitato anche critiche di eccessivo moralismo a De Amicis.

A partire dal 1889, all’età di 43 anni, Edmondo De Amicis si avvicina al socialismo virando significativamente l’orientamento della sua produzione letteraria a tematiche di carattere marxista non disdegnando, però, una sincera e matura autocritica allo sdolcinato nazionalismo della sua letteratura precedente. Vista inizialmente con diffidenza e trascurata dalla critica letteraria, la produzione del periodo socialista trae grande vantaggio dalla collaborazione dell’autore con Filippo Turati e altri grandi socialisti di inizio secolo come Anna Kuliscioff, Bissolati, Bonomi. Manifesto dell’ideologia personale di Edmondo De Amicis è senza dubbio il romanzo Primo Maggio, scritto nel 1890 e pubblicato quasi un secolo dopo. È la storia del giovane insegnante torinese Alberto, convertitosi al socialismo il primo maggio del 1889 a seguito della presa di coscienza del grado di povertà del proletariato. Il coraggio di esprimere le proprie opinioni costa al protagonista la solitudine, il disonore e l’emarginazione da parte della Torino-bene.

Le varie teorie di De Amicis vengono affidate alle parole dei vari personaggi “buoni” che, in un qualche modo, costituiscono tutti un alter ego dell’autore. La differenza tematica della produzione socialista in realtà non prescinde dalla nobiltà d’animo dell’autore che continua a essere ben evidente.

Coltivare il cuore facendovi nascere l’amore, abbracciando col pensiero le miserie e i dolori di tutti, e desiderando di tutti il bene – non l’odio contro gli individui, perché i mali della società derivano da un ordinamento vizioso, non dalla volontà degli individui – e facendo capire che il nuovo regime non sarà possibile se non con l’equità nel cuore di tutti.

Si tratta di un socialismo buono e giusto che denuncia aspramente il capitalismo, la violenza, l’ineguaglianza della donna, la mancanza della libertà individuale estrinsecata nella mancanza di cultura e mezzi: chi non ha nulla non è libero. In altre parole, è un socialismo causa e conseguenza della bontà d’animo di ciascun individuo: chi ha a cuore il bene del più debole non può non voler abbracciare un regime politico che abbatta la disuguaglianza, gli eccessi di orgoglio e l’egoismo per un vantaggio comune e, d’altro canto, un tale sistema politico non può che nobilitare l’uomo che non ha più necessità di mentire, invidiare e odiare.

A questo punto forse riecheggia nella mente di tutti noi la colonna sonora della fiction Cuore cantata da Bocelli che ben condensa il messaggio di Edmondo De Amicis:

Se la gente usasse il cuore per decidere con semplicità cosa è giusto e cosa no, ci sarebbe tra noi molta più felicità.

Lisa di Iasio per MIfacciodiCultura

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