Tasse universitarie fuori legge, una piaga del nostro sistema

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L’università italiana è cara, le tasse dei nostri atenei sono tra le più alte in Europa: è un dato in fatto. In molti Paesi dell’Unione l’istruzione è addirittura gratuita, basti pensare alla Germania e ad alcuni stati scandinavi; l’Italia è purtroppo al terzo posto tra quelli in cui è più cara, dopo Paesi Bassi e i prestigiosi college del Regno Unito. Il paradosso è che nonostante i nostri atenei siano tra i più cari d’Europa, la loro qualità non vanta lo stesso risultato: è una delle più basse.

Università Statale di Milano

Negli ultimi dieci anni le tasse sono aumentate del 60% e in alcune prestigiose facoltà i costi hanno ecceduto i limiti imposti dalla legge, il risultato è stato un arricchimento improprio degli atenei a discapito ovviamente degli studenti. Un esempio di tasse fuorilegge riguarda l’Università degli Studi di Milano: il rettore, Gianluca Vago, è accusato oggi di aver chiesto oltre 34 milioni in più agli studenti rispetto al limite imposto dalla legge. A scoperchiare la truffa è stata l’Unione degli universitari (Udu), che lo scorso 19 febbraio ha depositato un ricorso al Tar.

L’Università di Milano non è la sola, è in buona compagnia, infatti è coinvolta la maggior parte degli atenei son tutti del Settentrione. Un’inchiesta dell’’Udu del 2011 mostrava come 36 atenei pubblici su 61 totali avessero una contribuzione studentesca fuori legge. Nel tempo la situazione non è migliorata, piuttosto è peggiorata. Le tasse sono in continuo aumento, fortunatamente però la risposta degli studenti stavolta non si è fatta attendere, che l’arma della giustizia stanno combattendo questa guerra.Guerra voluta (forse indirettamente o forse no) dalla classe politica. I tagli della legge 133 del ministro Tremonti del 2008 portarono ad un innalzamento delle tasse, che continuò poi con la legge Gelmini, ma il colpo finale fu la liberalizzazione della contribuzione del governo Monti: ancora oggi se ne pagano le conseguenze.

L’università è una risorsa dello Stato, dovrebbe essere tutelata e rispettata affinché al suo interno si formino le future classi dirigenti e i futuri professionisti del lavoro. Se gli studenti però hanno come esempio rettori e legislatori che curano solo il proprio tornaconto il risultato non può essere che scadente.

Si parla tanto di cervelli i fuga, di brillanti menti che scappano dal Bel Paese e vanno all’estero in cerca di fortuna. Si dovrebbe iniziare a regolare l’università, solo così potranno esserci le basi per un lavoro solido e appagante.

Molti atenei alzano le tasse anche per fronteggiare i tagli sempre più frequenti e il numero di iscritti sempre più basso, ma la soluzione non è questa. Lo Stato dovrebbe intervenire in prima linea, dovrebbe avere la consapevolezza del peso che l’università ha all’interno di una società.

Attualmente c’è solo da sperare, la situazione non sembra migliorare e per quanto le nuove classi politiche si sforzino di promettere grandi cambiamenti in sostanza poi tutto resta quasi come prima o peggio. Gli studenti stanno dando una grande dimostrazione di maturità e di dissenso, il loro attaccamento all’istruzione e al futuro e lodevole. Non bisogna lasciarli isolati, bisogna combattere fianco a fianco perché la distruzione delle disuguaglianze sociali è il primo passo verso una vera società libera.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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