“The Passion Of The Christ: Resurrection”: Mel Gibson prepara il sequel del “La passione di Cristo”

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Mel Gibson sarà a breve impegnato per realizzare il sequel del celebre film La passione di Cristo (2004) intitolato The Passion Of The Christ: Resurrection. Il regista e produttore sarà coadiuvato dallo sceneggiatore Randall Wallace, l’autore di Braveheart (1995). Il ruolo del protagonista verrà interpretato nuovamente da Jim Caviezel.

Ci sono una quantità di cose che non posso rivelare, ma vi assicuro che è un film straordinario. Non vi dirò di cosa parla, ma posso dirvi questo: il film che Mel sta cercando di fare sarà il più grande della storia del cinema. È davvero un ottimo lavoro.

Mel Gibson

Queste sono le parole di Caviezel riguardo al sequel, ritornato all’attenzione del grande cinema internazionale dopo Outlander – L’ultimo vichingo (2008). Egli è apparso inoltre in film come Soldato Jane (1997), La sottile Linea rossa (1998), Angel Eyes-Occhi d’angelo (2001) e Identità sospette (2006). Quattordici anni fa venne chiamato a interpretare il ruolo di Gesù in quella che si può definite la performance più importante della propria carriera. Fra le motivazioni che indussero Gibson a sceglierlo ci fu sicuramente il forte moralismo cattolico che lo contraddistingue. Infatti, precedentemente l’attore americano aveva rifiutato di prender parte ad alcune scene d’amore con la partner Ashley Judd in High Crimes – Crimini di stato (2002). Caviezel, tra l’altro, è sempre molto impegnato in conferenze a sfondo teologico e religioso e ha preso più volte posizioni pro-cristiane al centro dei dibattiti del Congresso americano.

La passione di Cristo ripercorre le ultime dodici ore della vita di Gesù. Si parte dall’arresto nell’Orto degli Ulivi e si procede con il processo popolare sotto Ponzio Pilato. Di particolare effetto emotivo sono le scene della flagellazione e della messa in croce che precedono la Resurrezione. La location del film è stata Matera, affascinante per i suoi sassi naturali che hanno prodotto un effetto scenico stupefacente. Tra le particolarità della pellicola emerge l’uso delle lingue originali per rendere quanto più verosimile il racconto: il latino, l’aramaico e l’ebraico. L’opera è divenuta un successo commerciale con l’incasso di 611 milioni di dollari a fronte di un budget di 30 milioni. Nel 2005 ha ricevuto tre nomination ai Premi Oscar: miglior fotografia, miglior trucco e miglior colonna sonora.

Tra gli attori figurarono diversi italiani: tra questi, Monica Bellucci (Città di Castello, 30 settembre 1964) ha interpretato la parte di Maria Maddalena, la seguace di Cristo che ha assistito alla crocifissione; Sergio Rubini (Grumo Appula, 21 dicembre 1959), invece, ha svolto il ruolo di Disma, uno dei ladroni crocefissi accanto a Gesù. Pietro Sarubbi, attore lucano interpretante Barabba, ha confidato più volte in pubblico d’esser diventato credente dopo aver preso parte al film. Non sono note al momento informazioni dettagliate sul cast che prenderà parte al sequel.

Alla sua uscita nel 2004, la pellicola è stata molto criticata per il forte antisemitismo e per le scene di cruda violenza. Le accuse antisemite sono state rivolte a Gibson per aver rappresentato gli ebrei con una furia assassina. A loro è addebitata la morte del figlio di Dio, rappresentata nella pellicola con troppa irruenza secondo molti critici. La dottrina anti-giudaica utilizza il termine deicidio per indicare questo avvenimento. Tale concetto però non esiste nella teologia cristiana, in quanto Dio è ritenuto immortale. Si dice che Papa Giovanni Paolo II, vedendo in anteprima la pellicola, abbia affermato «It is as it was» (il film è come fu la passione). Nonostante queste indiscrezioni, alcuni esponenti vicini al Pontefice hanno sempre tenuto a smentire l’affermazione.

The Passion Of The Christ: Resurrection potrebbe divenire un nuovo colossal. Film come questi non colpiscono esclusivamente le attenzioni degli appassionati di cinema, ma di intere comunità. Probabilmente il suo prequel ha ottenuto un successo riconosciuto per l’emozione che ha suscitato nei confronti anche dei non credenti. Il Cristianesimo non è solo una religione, ma un modello culturale che ha condizionato l’esistenza dell’occidente. Lo si vede studiando i programmi scolastici italiani, da Dante a Manzoni, e vivendo la quotidianità che ci mostrano le architetture indissolubilmente collegate alla storia cattolica.

Mino Guarini per MIfacciodiCultura

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