Jurij Gagarin: l’uomo scelto dalle stelle

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Il 9 marzo del 1934 nasceva, a Klušino, un villaggio dell’allora Unione Sovietica, Jurij Gagarin; il protagonista di un impresa tanto storica quanto affascinante: il primo volo nello spazio. Il 12 aprile del 1961, Jurij compì un giro della Terra, lungo 108 minuti, a bordo di una capsula spaziale. L’emozione del primo uomo nel guardare il nostro pianeta dalla spazio su talmente grande che il primo commento di Gagarin, come quello di un bambino davanti a uno spettacolo mai visto, fu «La Terra è blu… che meraviglia. È bellissima».

Dagli anni Cinquanta l’URSS era impegnata in una feroce competizione con i super-rivali degli Stati Uniti per la corsa allo spazio. La guerra fredda era ancora ai suoi albori e in questo specifico periodo l’Unione Sovietica stava facendo pendere la bilancia dalla sua parte (già nel 1957 avevano lanciato il primo satellite in orbita, lo Sputnik 1), dimostrando al mondo la sua forza a scapito degli Stati Uniti.

I responsabili del programma di ricerca spaziale sovietico bandirono un concorso per selezionare i primi cosmonauti. I requisiti d’accesso erano: possedere un brevetto da pilota di jet, essere alto meno di 1,70 m e pesare meno di 70 kg e, infine, avere meno di trent’anni. Dei tremila candidati presentatisi, quello a passare alla storia come il primo cosmonauta nella storia dell’umanità fu Gagarin: al tempo un ragazzo di 26 anni, forse non fra i più dotati del gruppo, ma che si contraddistingueva per una costante calma ieratica.

Gagarin, insieme ad altri colleghi fu sottoposto ad un addestramento estremo (con esercizi di resistenza ad alte e basse pressioni, temperature, stress ecc.). All’epoca le tecnologie erano ridotte e i rischi erano molto più elevati; molti particolari che nelle missioni oggi vengono calcolati al centesimo, nei primi anni Sessanta erano trascurati o addirittura sconosciuti. Alcune fonti, mai del tutto confermate, parlano, di cosmonauti perduti nei primi anni Sessanta: piloti mandati in missione nello spazio prima di Gagarin che non riuscirono a completare la missione e morirono, probabilmente nell’esplosione della loro capsula. A questo proposito, furono pionieristiche le intercettazioni radiofoniche dei fratelli Cordiglia; due fratelli italiani che riuscirono a captare alcune enigmatiche comunicazioni radio delle stazioni sia sovietiche che americane. Confermata è invece la celebre vicenda della cagnolina Laika, lanciata in orbita nel 1957.

Il giorno del lancio, il 12 aprile 1961, Gagarin risultava come sempre calmo a differenza di Korolëv, supervisore della missione Vostok 1, che era talmente agitato la mattina del 12 aprile  che dovette prendere una pillola per il cuore. Jurij svegliò e, dopo l’allenamento e la colazione, lasciò l’albergo, si diresse verso la stazione di lancio (non senza prima essersi fermato a far pipì sulla ruota posteriore dell’autobus che lo trasportava; gesto che diventerà un rituale per tutti i futuri cosmonauti sovietici e russi) e si attese il lancio nella stazione di  Bajkonur, in Kazakhstan, in tutta la sua stoica compostezza sovietica. Il pilota aveva solo 27 anni ed era padre di due bambine, una di due anni e l’altra di appena 43 giorni.

Nonostante qualche piccolo inconveniente tecnico, Gagarin riuscì ad effettuare un’orbita completa intorno alla Terra per atterrare, dopo 108 minuti di volo, a Smielkova, in Russia occidentale, atterrando nel campo di una fattoria collettiva, davanti agli occhi increduli di una contadina accompagnata dalla figlioletta e da un vitellino. L’altitudine massima raggiunta durante il volo fu di 302 chilometri. La Vostok viaggiò a una velocità media di 27 400 chilometri orari.

A missione compiuta l’Unione Sovietica, allora capitanata da Chruščëv, dette la trionfale notizia, che in poche ore si diffuse in ogni angolo del pianeta. Questo fu sicuramente uno dei momenti di gloria più alti per i sovietici, che insignirono il loro eroe di tutte le onorificenze possibili.

Per un beffardo gioco del destino, l’eroe sovietico, la cui impresa ebbe un impatto mediatico, storico e sociale incalcolabile, morì sette anni più tardi il 27 marzo 1968 proprio fra i cieli della sua Madre Russia, in un incidente aereo a bordo di un caccia. I suoi 108 minuti trascorsi in orbita rimarranno la sua unica esperienza spaziale.

Ma a tutti piace ricordarlo come l’uomo che chiunque avrebbe voluto essere: il primo uomo a volare nello spazio. Gagarin fu il primo a realizzare il sogno più recondito e ancestrale di tutta l’umanità, volare; volare fra Terra e spazio, circondato dalle stelle e dalla Terra blu.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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