Il docufilm “Caravaggio, l’anima e il sangue” dimentica Messina

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Continua la polemica a seguito della proiezione del docufilm Caravaggio, l’anima e il sangue del regista Jesus Garces Lambert, nel quale non vi è traccia del passaggio di Michelangelo Merisi per Messina. Il film si configura come un excursus narrativo e visivo attraverso i luoghi in cui l’artista ha vissuto e quelli che ancora oggi custodiscono alcune tra le sue opere più note: Milano, Firenze, Roma, Napoli e Malta. E Messina?

Resurrezione di Lazzaro, 1609

Nel 1608, dopo aver lasciato Malta, Michelangelo Merisi da Caravaggio arrivò prima a Siracusa, dove dipinse Il Seppellimento di Santa Lucia e poi a Messina.Un soggiorno, documentato dalla fine del 1608 all’estate del 1609, che non lasciò indifferenti studiosi ed artisti. Divenuto modello dei giovani messinesi, ricopiato, ammirato per lo stile, in città, Caravaggio lavorò in maniera frenetica. Il pittore, come tramandano storici e biografi, ebbe molte commissioni private e pubbliche anche se, attualmente, le uniche che testimoniano il suo passaggio sono due: la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastoriattualmente conservate presso il Museo Regionale di Messina.

La scelta della città nobilissima non fu casuale. Messina dalla fine del 1500 viveva un periodo di rinascita economica ed artistica. Sede della zecca, dell’Università e polo culturale, richiamava tantissimi artisti come Polidoro Caldara, allievo di Raffaello e Calamech e Montorsoli, allievi di Michelangelo. Nella città del porto Caravaggio aveva anche trovato la sperata protezione e sicuramente poteva contare su alcuni importanti agganci, in primis i Cavalieri di Malta, per questo la sua attività artistica fu fervida.

Proprio per questo, il sindaco di Messina Renato Accorinti, chiede il ritiro immediato e scrive all’amministratore delegato della Magnitudo film Francesco Invernizzi e alla direttrice artistica di Sky Theatrical production on arts Cosetta Lagani, ma anche a Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, al suo omologo della regione Siciliana, Vittorio Sgarbi, ed a Caterina Di Giacomo, direttrice del Museo regionale di Messina.

Rifuggendo qualsivoglia provincialismo campanilistico, non posso però non criticare aspramente un film che, pur seguendo un ordine cronologico, decide di eluderne una tappa che, per di più, risulta fondamentale sia per l’evoluzione stilistica del Merisi, che per la rivoluzione da essa impressa al successivo svolgimento in senso naturalista della pittura siciliana di tutto il XVII secolo.

Anche Vittorio Sgarbi si schiera con il sindaco di Messina 

Non si può immaginare un film su Caravaggio senza un’attenzione particolarissima all’epilogo della sua vita e della sua opera, che si compie, appunto, a MessinaMessina era, all’epoca, una città di centomila abitanti, grande quanto Roma, e Caravaggio vi trova successo e onore, e vi lascia, insieme alla teatrale Resurrezione di Lazzaro, il suo quadro più importante, sintesi di valori umani e religiosi: la Natività per la chiesa dei Cappuccini. Una Natività povera e, singolarmente, pagata dal Senato di Messina mille scudi, tra i compensi più alti di Caravaggio.

Francesco Susinno, autore de Le vite de’ pittori messinesi, lo definisce «uomo di cervello inquietissimo, contenzioso e torbido», e che temeva di essere tradito e consegnato alla giustizia. Tanto che «molte volte andava a letto vestito e col pugnale al fianco che mai lasciava; per l’inquietudine dell‘animo suo più agitato che non è il mare di Messina». Se in un film su una vita così drammatica non entra un periodo come quello di Messina, il film è certamente un fallimento.

Adorazione, 1609

E come non essere d’accordo? A messina anche il pubblico presente al cinema protesta!

Stupisce, ancora di più, che la consulenza scientifica di Caravaggio, l’anima e il sangue, sia stata affidata al prof. Claudio Strinati, storico dell’arte esperto del pittore milanese che si giustifica: «Per rappresentare il momento dell’isola si è scelto solo il Martirio di Santa Lucia di Siracusa che è sembrato riassumere in sé la svolta stilistica e morale del Caravaggio».

Si tratta, senza dubbio, di una grave dimenticanza che intacca anche la veridicità del docufilm. La presenza di Caravaggio a Messina, infatti, si configura come uno dei momenti più importanti e drammatici dell’intera carriera del pittore. I quadri testimoniano quella voglia di salvezza, che si tramuta in spazi completamente vuoti e neri al di sopra dei personaggi. E non si può tralasciare il fatto che lo stile siciliano del Caravaggio, dalla pennellata violenta, quasi febbrile, dal sapiente uso della luce e delle ombre, ha rivoluzionato per sempre la maniera artistica dell’intera isola, aprendo le porte all’importante stagione del caravaggismo.

Valentina Certo per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Sergio Gallitto dice

    E come non essere d’accordo con Valentina Certo! Personalmente, ho postato una mia breve riflessione, sul profilo Facebook della Nexo Digital che ha distribuito e propagandato il filmato. espressa in questi termini: “Ho visto il film: non è questa la sede per un’analisi critica approfondita, ma dico semplicemente che è un film fuorviante (basti pensare a Caravaggio voce narrante che, al quale si fanno dire cose mai dette: poche sono, infatti, le parole effettivamente dette e a lui riferibili), incompleto (basti dire della incredibile “dimenticanza” del soggiorno di Caravaggio a Messina e dei capolavori qui prodotti), ambizioso nelle intenzioni ma divulgativo a riguardo della vita e delle opere. Seppure interessanti in sé, le performances interlocutorie sono eccessive, ridondanti, a volte addirittura fastidiose e, soprattutto soverchiano e soffocano il racconto su Caravaggio! Un film squilibrato tra l’intellettualismo, anche formale, delle prestazioni artistiche e la narrazione, documentaria, su Caravaggio, quasi superficiale e didascalica. Imbarazzante”.

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