Walter Chiari, affascinante sarchiapone dello spettacolo italiano

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Presentatore a Canzonissima

C’erano, una volta, gli gnabidozzi. E c’erano anche le barzellette. A dire il vero, ci sono ancora, le barzellette, e soprattutto c’è un umorismo da barzellette di cui cantò Giorgio Faletti, e non è la stessa cosa. In un’Italia più semplice, ancora traumatizzata dalla guerra, dal boom economico, dalla televisione, si rideva per cose più semplici, le barzellette e le imitazioni, senza per questo essere di bocca buona (come quelli che oggi ridono per gli S. Martin di turno). Erano, insomma, tempi in cui c’erano gli analfabeti e non gli analfabeti funzionali, persino più numerosi dei primi ed infinitamente, infinitamente più pericolosi. In uno status quo del genere, seppur tratteggiato a maglie larghissime, visse ed ebbe l’apice della sua carriera tale Walter Anniccharico, alias Walter Chiari (Verona, 8 marzo 1924 – Milano, 20 dicembre 1991). Avete presente il film Disney-Pixar, Inside Out? Ecco, Walter Chiari è Bing Bong, il pupazzo mezzo elefante, mezzo gatto e mezzo che svanisce lentamente e per sempre dai ricordi di una bambina che cresce: praticamente un sarchiapone, che se ne va per primo in quel Viale del Tramonto della memoria collettiva, persino più ingrata di quella individuale, vile che ineluttabilmente imboccheranno, prima o poi, anche Alberto Sordi, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, ai quali lo si assimila giustamente quando si parla della Commedia all’Italiana.

Un fotogramma con Walter Chiari

Eppure, Walter Chiari è stato un grande personaggio dello spettacolo, della cinematografia, della comicità. Poliedrico, anche, perché grande sportivo a livello agonistico nel nuoto, nel tennis e nel pugilato – tre sport diversissimi, notiamo en passant. Con ambizioni di diventare romanziere. E poi, magazziniere, caricaturista, radiotecnico, bancario: da quest’ultima occupazione licenziato perché sorpreso a fare una imitazione di Adolf Hitler (se volete capire chi comanda, fate caso a chi non vi è permesso criticare).

Ironia della sorte bifronte, chi non ha talento cerca in tutti i modi di farsi largo nello spettacolo, Walter Chiari fu scaraventato su un palcoscenico teatrale degli amici nel 1944, dove improvvisò un numero con l’imitazione di Hitler ed una gag che poi diverrà famosa, quella del balbuziente che cerca di ordinare una granita: e da qui parte una carriera che vede una lunga militanza del cosiddetto teatro di rivista, grazie ad una indiscutibile avvenenza e fascino, e ad una non comune capacità di improvvisazione. Poi, autore di testi assieme a Marcello Marchesi (chi era costui?), a Terzoli. E nel frattempo il cinema: Vanità nel 1946 gli vale il Nastro d’Argento: poi recita con Totò, Tognazzi, lavora con Luchino Visconti e Anna Magnani in Bellissima, poi dopo il 1953 passa al filone comico-giudiziario. Ancora commedia musicale a teatro, quasi sempre con lo zampino di Garinei e Giovannini: Delia Scala, Sandra Mondaini, Ave Ninchi, Gianrico Tedeschi; interpreta La strana coppia di Neil Simon, con Renato Rascel, già impersonata da Matthau-Lemmon (non due qualsiasi). Recita al cinema con Ava Gardner, poi 113 repliche nientemeno che a Broadway con lo spettacolo The Gay Life.

Con la Gardner, ex moglie di Frank Sinatra, ha una storia d’amore: nulla di strano, perché Walter Chiari fu anche un Grande Seduttore, che ebbe relazioni con Elsa Martinelli, Delia Scala, Lucia Bosè, Maria Gabriella di Savoia, Mina, guadagnandosi un posto fisso nelle cronache rosa del tempo e sulle pagine dei rotocalchi. Poi si sposa con Alida Chelli, da cui ha un figlio, Simone, ma il matrimonio dura solo tre anni.

Ancora: Dino Risi e Orson Welles tra i registi che lo hanno diretto, La Rimpatriata di Damiano Damiani tra i film degni di nota, amaro e riflessivo sullo scorrere del tempo, il ruolo di Sandro in Io, io, io… e gli altri per meditare sul tema dell’egoismo sempre meno mascherabile di una società in progressivo disfacimento. E poi tanta televisione, anche di grande successo come Canzonissima, affabulatore e monologhista ante litteram, e guai giudiziari per uso di sostanze stupefacenti, ostracismo e riabilitazione, assenza e successo, in un tourbillon di professionalità e improvvisazione, sensibilità e dolce vita. L’ultimo film è del 1990, ad opera di un regista del calibro di Peter Del Monte, Tracce di Vita Amorosa: un infarto se lo porta via nel dicembre del 1991, sulla sua tomba avrebbe voluto fosse incisa la frase «Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato» che aveva confidato a Dino Risi, ma questo desiderio non viene esaudito.

Cosa ci resta, oggi, di Walter Chiari? Soprattutto il mitico sarchiapone, un animale immaginario protagonista inesistente di un celeberrimo sketch televisivo ambientato in uno scompartimento ferroviario: una bestia appunto quasi mitologica, che per svariati anni entrò nell’immaginario collettivo e nel linguaggio degli italiani (assai più e con ragione dei vari forzosi petalosi) ad indicare qualcosa di strano ed indefinibile.

Certo, anche questo sta svanendo, come il Bing Bong che citavamo all’inizio di questo affettuoso ricordo di Walter Chiari: nati, lui ed il sarchiapone, in un’epoca in cui le idee vere e genuine avevano un altro tempo di permanenza nella memoria, cosa che non sarà concessa nemmeno appunto a Bing Bong e alle sfortunate generazioni per le quale tutto deve essere consumato, digerito ed espulso, col più breve tempo di permanenza possibile nel Grande Fast Food della cultura pop.

Con l’amico Gino, sarchiapone e gnabidozzi

Già quasi dimenticato il sarchiapone, espulso anche dal lessico di coloro i quali non hanno avuto la fortuna di vivere lo sketch, possiamo invece dichiarare estinti gli gnabidozzi, creature – non a caso, pensiamo – di quel Gino Bramieri che fu grande amico oltre che collega di Walter Chiari: protagonisti di una barzelletta, ovviamente, nella quale un pescatore se ne dichiarava dedito alla cattura. Quando poi un collega, dopo reiterate dichiarazioni del primo di essere a pesca non di lucci, carpe e tinche bensì di gnabidozzi, non resiste e chiede cosa siano questi animali, il primo risponde con candore: «Ah, non lo so: finora non ne ho preso nemmeno uno».

Altri tempi, davvero.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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