“Impressionismo e avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art”: una ricca mostra a Palazzo Reale

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Henri Rousseau Una sera di carnevale, 1886 olio su tela, 117.3 x 89.5 cm Philadelphia Museum of Art, Collezione Louis E. Stern, 1963

Quando si parla di mostre, spesso e volentieri vi è un abuso di parole come “straordinaria”, “imperdibile”, “capolavoro”, “geniale”, abuso che comporta il totale svuotamento del significato di queste parole, che invece dovrebbero rimandare a qualcosa di speciale e raro nella sua straordinarietà. Ebbene, queste parole si adattano alla perfezione alla mostra Impressionismo e avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art al Palazzo Reale di Milano, aperta al pubblico dall’8 marzo al 2 settembre 2018.

L’esposizione, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e MondoMostreSkira, è un omaggio a quel collezionismo statunitense che per primo credette nella “nuova arte” di fine ‘800-inizio ‘900 che prendeva forma in quella Francia così internazionale da riunire artisti da tutto il mondo. Esposta troviamo una preziosa selezione di cinquanta opere di artisti incredibili, “rivoluzionari”, per usare un termine da aggiungere alla lista iniziale di quelli spesso associati a sproposito a personaggi e opere. Già, perché parliamo di Manet, Monet, Degas, Rodin, Matisse, Chagall, Pissarro, Kandinsky, Dalí, Miró, Brancusi, Renoir, Picasso, tutti insieme in un’unica mostra, allestita dall’architetto Corrado Anselmi quasi come un museo vero e proprio più che una temporanea installazione di opere, dove le luci di Barbara Balestrieri esaltano alla perfezione i quadri e le sculture.

Constantin Brancusi
Il bacio, 1916
pietra calcarea, 58.4 x 33.7 x 25.4 cm
Philadelphia Museum of Art, Collezione Louise e Walter Arensberg, 1950

Nell’incompleto elenco di grandi artisti che ho riportato, ho omesso volutamente tre nomi, poiché meritano un discorso a parte, legato anche al giorno dell’apertura al pubblico della mostra: si tratta di Mary Cassatt, Marie Laurencin, Berthe Morisot. Queste tre donne (un’altra figura importante di quel periodo è Suzanne Valadon, madre di quel Maurice Utrillo che troviamo in mostra)hanno rappresentato l’ingresso nel maschile mondo dell’arte di un femminile fino a quel momento non ritenuto valido o interessante. Ecco quindi che nella Giornata internazionale della donna si apre Impressionismo e avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art, una mostra dal dichiarato intento di omaggiare anche le donne artiste: Perché non ci sono state grandi artiste? si domandava nel 1971 Linda Nochlin. Le grandi artiste ci sono, solo che fino a poco tempo fa non veniva loro dato il giusto spazio, relegato ad un ruolo secondario nella Storia dell’Arte. Ora invece la tendenza è stata invertita e possiamo conoscere anche queste straordinarie donne oltre che i soliti e giganteschi nomi più conosciuti. In particolare a Mary Cassatt dobbiamo essere grati per il suo lavoro sia artistico che collezionistico: americana, visse a Parigi e fece da tramite tra la cultura europea e quella statunitense, ed in particolare fece sì che l’arte impressionista fosse molto apprezzata dai ricchi imprenditori americani, che l’acquistarono per decorare le proprie magioni ed in seguito donarle al museo di Filadelfia, uno dei più ricchi degli Stati Uniti e che deve molto alle generose donazioni. Mary Cassatt fu supportata dal fratello Alexander, capo della Pennsylvania Railroad e uno dei primi ad acquistare opere di Manet, Monet, Degas e Pissarro, dando il “buon esempio”. Per esempio, Graham Thomson, successore di Cassatt, a sua volta affascinato da questa arte comprò una dozzina di Monet e varie altre opere impressioniste.

Vasily Kandinsky
Cerchi in un cerchio, 1923
olio su tela, 98.7 x 95.6 cm
Philadelphia Museum of Art, Collezione Louise e Walter Arensberg, 1950

Il Philadelphia Museum of Art, fondato nel 1877, è dunque la massima espressione della florida economia americana comandata da uomini propensi al nuovo, all’innovativo e meno sospettosi dei critici europei nei confronti delle novità artistiche: se l’Impressionismo fu inizialmente criticato e visto con sospetto, negli Stati Uniti fu subito apprezzato. Il museo oggi però conserva 240.000 opere che coprono duemila anni di storia umana: ciò è dovuto al fatto che nel corso degli anni sono state molte le donazioni da parte di privati come Samuel Stockton White III, appassionato culturista che fece da modello per Rodin (in mostra la scultura che ne è risultata), che sposò un’artista ed insieme a lei costruì una magnificente collezione di opere.
Albert Eugene Gallatin, Louise e Walter Arensberg, Louis E. Stern sono gli altri nomi a cui si deve la grandezza odierna del museo.

E se non ci si può permettere un viaggio nella bellissima e ricca Filadelfia, allora vale la pena visitare Palazzo Reale e godersi Impressionismo e avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art, che è più di un’esposizione, è un viaggio inebriante nei capolavori dell’arte, talmente grandi da sembrare incredibile il vederli uno vicino all’altro. Ma stante attenti: la Sindrome di Stendhal è in agguato.

Impressionismo e avanguardie. Capolavori dal Philadelphia Museum of Art
A cura di Jennifer Thompson e Matthew Affron, con la consulenza scientifica di Stefano Zuffi
Palazzo Reale, Milano
Dall’8 marzo al 2 settembre 2018

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. mannozzimanlio dice

    It interests me that Rudolph went back to Hesse to serve as a stretcher-bearer in the Franco-Prussian War of 1870-71. At the very same time, Frenchmen like Monet and Pissarro were escaping to England as soon as they could. How quickly things change. Forty years later, in WW1, Ludwig’s son Leonard was barred from active service, presumably because of his German ancestry.

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