Donne e libri: quando le scrittrici erano più numerose degli scrittori

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Nella società odierna si è spesso portati a pensare alla “scrittura” come ad un’attitudine meramente femminile: sono le donne quelle che normalmente sono in grado di scrivere una lettera d’amore o che tendono ad essere maggiormente prolisse nella stesura di un testo, arricchendolo di descrizioni e particolari. A mio avviso tale considerazione è spesso legata al particolare mondo introspettivo che solo le donne hanno, e che sente l’esigenza di essere esternato attraverso la produzione scritta.

Rimarreste sorpresi, però, nello scoprire che in una recente ricerca è emerso che dalla metà dell’800 alla metà del ‘900, il numero delle scrittrici, rispetto a quello degli uomini indirizzati a tale professione, diminuisce drasticamente. Un gruppo di ricercatori delle Università di Berkeley e dell’Illinois, dopo aver analizzato 104.000 opere in lingua inglese, spalmate su una periodizzazione di circa 306 anni (dal 1703 al 2009), ha potuto stimare che nella prima metà dell’800 le scrittrici donne rappresentavano circa la metà degli autori di narrativa, mentre esattamente un secolo dopo, poco meno di un quarto. Tale fattore può essere causato da molteplici motivazioni. Secondo i sociologi Tuchman e Fortin si può attribuire alle donne un dominio nell’ambito della narrativa del XIX secolo in quanto la scrittura veniva usata dalle signore come passatempo, e tale attività non prevedeva una carriera di alto livello. Per questo motivo, dunque, verso la metà dell’800 gli uomini non vedevano nulla di allettante nella stesura di un romanzo.

Non bisogna dimenticare, però, che fortunatamente il ruolo della donna cambiò per acquisire una sempre maggiore autonomia e rilevanza anche nella socialità dell’epoca. Basti pensare ai movimenti femminili che rappresentarono il preludio dell’emancipazione delle donne del XX secolo. Grazie a tali movimenti fu permesso l’ingresso del gentil sesso nell’ambito della politica, settore fino ad allora riservato solo ed esclusivamente agli uomini. Questa conquista sommata alla Belle Époque donò maggiore libertà alla figura femminile, che non aveva più bisogno di impiegare il proprio tempo dedicandosi alla scrittura, ma aveva finalmente tutto un mondo da vivere e da conquistare.

Selma Lagerlöf

Come emerge dallo studio, però, questo calo di scrittrici viene registrata fino al 1970: da questo anno in avanti, la produzione femminile torna nuovamente a salire probabilmente anche grazie alla possibilità. sia per gli uomini che per le donne, di accedere a più alti livelli d’istruzione unita al crescente sviluppo scientifico e industriale. Non solo più madri e mogli, quindi, ma donne emancipate ed istruite che possono impiegare la scrittura anche a scopo divulgativo, oltre che per un mero intrattenimento personale.

Restano comunque molto interessanti i dati relativi alle assegnazioni dei Premi Nobel per la Letteratura. Dal 1901 ad oggi, solamente 14 donne lo hanno ricevuto, la prima delle quali fu Selma Lagerlöf nel 1909. Ciò è indice del fatto che anche dopo la risalita del 1970, le donne hanno dovuto faticare molto per conquistare ruoli di rilievo nell’ambito della produzione letteraria.

Al giorno d’oggi sicuramente il panorama letterario ci offre una vastissima scelta sebbene il numero delle scrittrici donne sia ancora inferiore rispetto a quello dei colleghi di sesso maschile. Di positivo c’è che viviamo in una società molto più aperta professionalmente rispetto a quella del XIX secolo e questo permette al panorama femminile di realizzarsi su più fronti.

Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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