8 marzo 2018: perché a noi donne non serve un altro sciopero dei mezzi

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Per quanto trovi inutile il rametto di mimosa che ogni 8 marzo ci fanno trovare sulla scrivania e agli angoli delle strade lo apprezzerei di gran lunga di più di questo sciopero dei trasporti. Uno sciopero realizzato in concomitanza con la Festa della Donna dall’Unione Sindacale di Base e da Non una di meno e che coinvolgerà il settore dei trasporti, mettendo fuori uso mezzi pubblici, treni, taxi e aerei e paralizzando le grandi città come Milano, Roma, Torino e Napoli.

La Giornata Internazionale della Donna fu istituita il 28 febbraio del 1909 dal Partito Socialista americano. Il 22 novembre, a New York vi fu un grande sciopero che durò fino al 15 febbraio 1910

Il sindacato USB (Unione Sindacale di Base), l’USI Lavoro Privato e i Cobas lavoro privato hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore per giovedì 8 marzo in sostegno dello sciopero globale delle donne organizzato in Italia dal movimento femminista Non una di meno contro la violenza maschile, la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni di genere.

«Anche quest’anno l’Unione Sindacale di Base ha risposto all’appello di Non Una Di Meno con la proclamazione dello sciopero generale di 24 ore per l’8 marzo, perché la lotta contro ogni discriminazione di genere e ogni forma di violenza maschile sulle donne è parte sostanziale della lotta complessiva del nostro Sindacato» scrive USB in una nota sul proprio sito web. Un’azione che vuole essere «contro la violenza maschile sulle donne, contro la mancanza di finanziamenti e riconoscimento dei Centri Antiviolenza, contro la chiusura degli spazi delle donne, contro l’obiezione di coscienza nei servizi sanitari pubblici; per il diritto ad un welfare universale, al reddito di autodeterminazione, alla casa, al lavoro, alla parità salariale, all’educazione scolastica, a misure di sostegno per la fuoriuscita dalla violenza».

Uno sciopero per denunciare il dato spaventoso riguardante i casi di molestie sessuali presso il luogo di lavoro, per mettere fine alla violenza e al ricatto. Per far sentire la propria voce.

Un’iniziativa sicuramente lodevole, che fa seguito alla rivoluzione causata dal caso Weinstein e alla nascita di movimenti di contestazioni quali #metoo e #timesup. Su questo non si discute.

Ma quale possibilità concreta esiste che uno sciopero dei mezzi possa riuscire ad ottenere questi scopi? Praticamente nessuna. Perché lo sciopero ha senso solo quando veicola una richiesta precisa, quando funge da elemento di pressione per aprire un confronto e migliorare la situazione dei lavoratori. E, in questo caso, soprattutto delle lavoratrici. E invece il sindacato sta progressivamente svuotando di ogni significato lo strumento importantissimo dello sciopero.
Però questa è un’altra questione.

E, quindi, torniamo alla domanda più importante: ma siamo davvero sicuri che questo sciopero giovi alle donne? E che sia stato creato per loro? Io dico di no. Dico che, ancora una volta, la donna non è il nostro obiettivo, ma solo il nostro (o meglio, vostro) strumento.

E lo dico da donna che ogni giorno è costretta a barcamenarsi tra un treno in ritardo, una metropolitana piena e un tram che, dopo una certa ora, mi mette i brividi. E tutto questo solo per avere il diritto di andare al lavoro, esattamente come un uomo. Lo sciopero dell’8 marzo per me sarà un problema, e non un sostegno o un aiuto. Mi metterà in difficoltà, ancora una volta. Come se fare un lavoro da uomo ma essere trattata come una ragazzina non sia abbastanza.

Lo sciopero dell’8 marzo, come scrive Marianna Tognini, nato «per farmi sentire meno discriminato, di fatto mi discrimina». E io non ci sto.
Perché, se davvero lo scopo fosse stato quello di realizzare una manifestazione a favore delle donne, si sarebbe trovato il modo per contestare, senza farci sentire in difficoltà. Senza costringerci a tornare a casa a piedi e da sole, perché la metropolitana non funziona. Senza obbligarci a pagare per un servizio che non ci tutela: come lavoratrici e come donne.
E invece ancora una volta nascondersi dietro “la lotta contro la violenza per le donne” e “l’8 marzo” fa solo comodo.

L’8 marzo 1917 a San Pietroburgo le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra

Perché non aiutare le donne regalandogli un biglietto gratuito sui mezzi? O, ancora meglio, incrementando la sicurezza inesistente su treni e metropolitane per dire finalmente basta alle molestie e alla paura?
E invece no, un altro inutile sciopero.

E anche questa sera torno a casa con il treno fantasma, mi avvicino il più possibile alla zona di guida perché nell’ultimo tratto fino alla mia fermata ci sono solo io e un paio di ragazzi che mi fissano e ridono. Corro fino al parcheggio buio e, appoggiata al volante, tiro un sospiro di sollievo. Anche oggi è andata. Ma non grazie a questo sciopero. O alle vostre mimose gialle appoggiate sulla mia scrivania.

Paola Marzorati per MIfacciodiCultura

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