Giorgio Bassani: ritratto di un intellettuale per un’Italia migliore

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Non c’è bisogno di parlare o descrivere la condizione intellettuale e sociale dell’Italia odierna, soffocata dalle pastoie dell’analfabetismo funzionale, dalle bufale e, purtroppo, da un inquietante ritorno del fascismo nelle sue peggiori manifestazioni. Tuttavia, è mio convincimento che, se Giorgio Bassani (Bologna, 4 marzo 1916 – Roma, 13 aprile 2000) fosse ancora vivo, l’Italia sarebbe completamente diversa.

Bassani, nacque a Bologna da una benestante famiglia ebraica di origine ferrarese, Tra i suoi compagni di classe al liceo classico “Ariosto” di Ferrara, dove Giorgio Bassani trascorse l’infanzia e l’adolescenza, vi fu un nome di peso della critica letteraria italiana del secolo scorso cioè Lanfranco Caretti. Sviluppando ulteriormente le considerazioni di apertura, cosa distingue in modo particolare Giorgio Bassani dal panorama intellettuale dell’Italia di quegli anni? Nel proseguo dell’articolo chiariremo in modo particolare questo aspetto, traendo delle conclusioni operative per l’Italia odierna.

Bassani sviluppò un interesse per la letteratura e, nonostante le leggi razziali voluto dal regime mussoliniano, riuscì a laurearsi in letteratura italiana Ferrara con una tesi su Niccolò Tommaseo. Desidero concentrami brevemente su questo dettaglio, in quanto significativo. Lo slancio intellettuale di Giorgio Bassani e la sua vivace reazione intellettuale al fascismo la si può, a mio giudizio, apprezzare nella scelta dell’oggetto della sua tesi, in quanto Tommaseo è una delle figure di spicco del Risorgimento.  Il suo impegno a favore degli ebrei proseguì quando divenne attivista politico clandestino e insegnante di storia e letteratura presso la scuola ebraica di Ferrara. Dopo la guerra e un periodo di carcerazione per il suo impegno politico, visse prima a Firenze e a Roma, dove trascorse la sua vita pubblica.

Nel 1948 la mecenate e collezionista italo-americana Marguerite Caietani invitò Giorgio Bassani a dirigere la rivista letteraria Botteghe Oscure. Se nell’immaginario collettivo tale nome ricorda la celebre sede del PCI, in realtà, all’epoca, era la sede di una delle più fiorenti e prestigiose riviste culturali italiane dell’immediato dopoguerra. Essa aveva un carattere marcatamente multiculturale: ogni numero (a tiratura semestrale) era lungo ben cinquecento pagine con articoli in inglese, tedesco, francese, italiano e spagnolo. Bassani riuscì a diffondere l’opera di grandi scrittori e poeti come Dylan Thomas, Wallace Stevens, WH Auden e Günter Grass. Da consulente editoriale per Feltrinelli assicurò un nome a Ford Madox Ford, Edward Morgan Forster, Karen Blixen e a Boris Pasternak. 

Tuttavia, il nome di Giorgio Bassani è probabilmente legato alla sua opera più nota, Il giardino dei Finzi-Contini (1962). Si tratta della storia di una benestante famiglia ferrarese, i Magrini, che furono deportati e uccisi dopo l’8 settembre 1943. Passiamo adesso ad alcune considerazioni sul romanzo e la sua struttura; Bassani decide di affidarsi agli espedienti narratologici cari allo sperimentalismo modernista, vale a dire la dislocazione temporale (si pensi a Orlando della Woolf).

La storia inizia con una visita del narratore (anonimo), durante una visita alle tombe etrusche di Cerveteri, pensa, per associazione di idee, alla tomba dei Finzi-Contini a Ferrara. Da lì prende avvio tutta la storia, che si svolge prima della guerra. Il romanzo è stato classificato come romanzo di formazione, a causa delle avventure e delle vicissitudini dell’anonimo protagonista, ma, a mio giudizio c’è dell’altro. Il personaggio chiave, a mio giudizio, è Micòl, la giovane e bella figlia dei Finzi-Contini. Ella è una ragazza indipendente, appassionata di Emily Dickinson (che sarà oggetto della sua tesi) e intelligente. Micòl rappresenta il modello di ragazza che serve alla società, pronta a sfuggire agli stereotipi di genere e alla mentalità maschilista che ancora alberga in Italia.
Dall’altra parte vi è il narratore, il quale sta cercando il suo posto nella società e si innamora della giovani Finzi-Contini la quale, temendo che la loro amicizia possa trasformasi alla fine in una relazione, lo abbandona. Il romanzo, dunque, interroga non soltanto lo sviluppo dei personaggi, ma anche le dinamiche psicologiche degli stessi in un contesto complicato ed estremamente difficile come quello dell guerra e del fascismo.

Giorgio Bassani è l’intellettuale di cui l’Italia avrebbe bisogno oggi. Niente Augias, niente Fusaro o Scalfari, personaggi che non esitano ad assumere posizioni politiche ambigue, ma una voce forte e schietta, che redarguisca gli italiani e li svegli dal sonno della ragione.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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