In ricordo del genio scomodo, il blasfemo Pier Paolo Pasolini

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Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi.

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Pier Paolo Pasolini

Non è mai un esercizio effimero ad immaginare quale potrebbe essere il pensiero di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) sugli eventi della nostra politica, sulle posizione ed i provvedimenti xenofobi di quella internazionale, sui rigurgiti dei fascismi ed in generale su tutte le azioni (e sono innumerevoli) di nullo valore etico e morale (ma purtroppo intrise di valenza politica) portate avanti da pigmei morali che tentano di annientare anche il simulacro della democrazia in Italia e nel mondo. E a Pasolini non sarebbe certo sfuggito il fatto che ci troviamo in una situazione tanto compromessa: considerato uno dei maggiori intellettuali del XX secolo, è stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista. E omosessuale. In teoria, per questo motivo il 2 novembre del 1975 un diciassettenne di nome Pino Pelosi, già noto per essere un ladro d’auto e, sublime ironia della sorte, ragazzo di vita, prese a bastonate Pasolini e per finirlo gli passò sopra più volte con l’automobile: perché Pasolini lo aveva avvicinato in cambio di denaro, gli aveva offerto la cena e successivamente aveva voluto appartarsi con lui.

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Pelosi è tornato recentemente, ma forse non per l’ultima volta, agli onori della cronaca per il suo decesso, il 20 luglio 2017 a causa di un tumore: ma appunto potrebbe non essere il sipario finale, perché permangono i dubbi sul delitto, che potrebbe essere stato compiuto con o da altre persone. A rafforzare l’ipotesi del sussistente mistero, al netto del fatto che la Corte d’Appello nel 1976 sentenziò che Pelosi aveva agito da solo e acclarato che a distanza di anni Pelosi confessò di non essere stato l’esecutore materiale del delitto, (cosa piuttosto evidente peraltro, atteso che in teoria Pasolini era stato massacrato a bastonate e sui vestiti come sulla persona di Pelosi non venne rilevata una traccia di sangue che fosse una), le dichiarazioni post mortem di Pelosi del suo avvocato parlano di documenti nascosti nella classica cassetta di sicurezza e di verità nascoste per timore di ritorsioni contro i famigliari di Pelosi. In questo senso, i sospetti relativamente alla partecipazione e – conseguentemente o quasi – ad una qualche sorta di premeditazione del delitto non sono mai stati sopiti, né ovviamente potrebbero esserlo mai.

Fino a quel fatidico 2 novembre, Pasolini aveva scritto poesie, era arrivato al successo col romanzo Ragazzi di vita, scritto Petrolio, scritto per il teatro, tradotto dal latino, dal francese, in friulano, pubblicato saggi, sceneggiato per il cinema vincendo Orsi d’Oro e Leoni e Nastri d’Argento, e suscitando scandalo trasversale con opere come il Decameron e soprattutto Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Al di là dell’elencazione più o meno sterile delle opere, di Pasolini ci rimane il ricordo di una personalità dirompente, non riconducibile a schemi: un analizzatore della società e dei suoi difetti, nella fattispecie dei vizi della borghesia para-capitalista fiera rappresentante dell’ignorante società dei consumi allora appena nascente, dispensatore di giudizi radicali anche nei confronti del ’68 (volendo parafrasare una battuta di spirito già utilizzata nei confronti di Carlo Cracco, Pasolini era una specie di Vittorio Sgarbi, però bravo).

slide_11«L’accusa era quella di vilipendio alla religione. Molto più giusto sarebbe stato incolpare il regista di aver vilipeso i valori della piccola e media borghesia italiana», disse una volta Alberto Moravia a proposito della vita e delle vicissitudini di Pasolini. Pasolini stesso ebbe a dire invece «Un omosessuale oggi in Italia è ricattato e ricattabile, arriva anche a rischiare la vita tutte le notti»: profeta di auto-sventura? Forse: forse il delitto Pasolini fu legato alla sua omosessualità, e forse lo fu in maniera premeditata, oppure si trattò di un incidente legato a pratiche di sesso estremo andate oltre il voluto. Ma all’origine del delitto potrebbe anche esserci stato Petrolio e il petrolio, ossia le posizioni ed il libro-inchiesta di Pasolini, che in buona sostanza ipotizzava un ruolo nello stragismo italiano per la lotta di potere tra Eni e Montedison. Stragismo che torna ancor più prepotentemente alla ribalta nelle accuse che Pasolini mosse a importanti esponenti della politica connessi alla strategia della tensione e che fecero del poeta un personaggio scomodo.

Scomodo per l’epoca, certamente, ma che sarebbe scomodo ancora oggi: personaggio che evidentemente aveva scelto di sedersi dalla parte del torto, Pasolini era in anticipo sui tempi, ma soprattutto la sua morte fu in anticipo sui tempi. Di sé, ancora, egli disse «E io ritardatario sulla morte, in anticipo sulla vita vera, bevo l’incubo della luce come un vino smagliante», ma in questo ben difficilmente avrebbe potuto esse buon profeta. Giocando coi se e coi ma come non andrebbe mai fatto, rimpiangiamo il fatto che Pasolini ebbe a ergersi in posizione ostinata e contraria nei suoi anni: nondimeno oggi, che viviamo tempi in cui nessuna opinione conta più perché viene fagocitata in una huxleiana ridondanza di informazione, tempi che come Eco sottolineò consentono a qualsiasi gombloddisda di vedere la propria opinione valutata come quella di insigni studiosi, non ci sarebbe stata bisogno alcuno di uccidere Pier Paolo Pasolini. Tanto il messaggio non sarebbe arrivato, come non arrivano più o, se anche i dati arrivano, sono illeggibili (dagli AF soprattutto). E la scomodità pasoliniana sarebbe stata irrecuperabilmente diluita.

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Pier Paolo Pasolini

Certo, non dobbiamo dimenticare che il poeta era soprattutto un frocio e un culattone, e questo nel bel Paese di Hadinolf, delle sentinelle in piedi, della difesa della famiglia, delle barricate anti-immigrati e degli scandali pedofili della Chiesa rimane per noi un semitabù, ma pensiamo che da solo non sarebbe stato un motivo sufficiente per ordire il delitto.

Piuttosto, diciamo a suo onore e vanto che Pasolini era, e sarebbe oggi, una voce contraria, blowin’ in the wind, nel deserto morale e intellettuale di questa brutta Italia, indegna pronipote di tanta cultura vanamente sbandierata e ben poco capita. Un uomo sensibile ed empatico, colpe imperdonabili:

Io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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