Music & Poetry – “4/3/1943”, data indimenticabile per la musica e la poesia

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Lucio Dalla, un artista immerso nella poesia, nato il 4/3/1943

«Invece le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le tue canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi sempre lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia, delle canzoni, delle vostre canzoni, vi potete fidare». Come fare a non essere d’accordo con la voce narrante di Radiofreccia, Bruno Iori? Ci sono canzoni che profumano di casa, come se le avessi scritte tu stesso. Si portano dietro la lenta andatura degli anni più belli della tua vita. Ti riportano con la mente a odori che credevi perduti nel tempo e di cui nemmeno ricordavi l’esistenza: l’ammorbidente che usava tua madre, l’odore sparso in tutta casa del pranzo della domenica (Labadessa ne sa qualcosa), la prima volta che hai riconosciuto il profumo di una ragazza (proprio quella a cui stai pensando ora, sì). I giorni, prima, avevano un odore speciale.

Il 4/3/1943 conserva ancora, in se stesso e nel cuore di tutti noi, un profumo fortissimo. Le elezioni non c’entrano, non siamo qui a parlare di un passatempo come la politica. Siamo qui per ricordare le cose che contano davvero. Per riportare alla memoria gli insegnamenti di Keating e del vecchio Whitman. Per amare ancora, oggi e sempre, l’Uomo e l’Artista che fu Lucio Dalla.

4/3/1943 la conosciamo tutti.

Di più, è una delle date della nostra vita, come il nostro compleanno, il nostro primo bacio, il nostro matrimonio, la nascita di nostro figlio, l’investimento del nostro amico cane. Invece, era la data di nascita di Lucio Dalla. Ma Lucio era nostro, Lucio è nostro, e come avremmo voluto che fosse nostro amico davvero e potregli telefonare.

Quello che magari non tutti sanno è che 4/3/1943 non è affatto autobiografico. A dirla tutta, non porta nemmeno la firma di Dalla. Fu scritto infatti da Paola Pallottino e avrebbe dovuto intitolarsi Gesùbambino. Essendo però stato presentato a Sanremo (in cui si classificherà terzo), fu soggetto a censura e, pertanto, mutato nel titolo. Da qui la scelta di chiamare il brano come noi tutti lo ricordiamo oggi. Il titolo originale non fu permesso per un fattore molto semplice (per due in realtà: il primo è che siamo in Italia), il tema del brano: la storia di una ragazza madre, incinta di un soldato alleato, costretta quindi a crescere il figlio da sola. La stessa madre non avrà vita lunga e la storia è raccontata dal punto di vista del figlio, il quale, ancora in età adulta, è noto a tutti col soprannome “Gesù Bambino”.

Ora vi sarà molto più chiaro perché, in uno stato governato dalla Chiesa, il titolo primario non fu ammesso e fu necessario ripiegare su 4/3/1943. Nonostante queste piccole curiosità, ciò che conta è che, in questa canzone, ci sono tante piccole variazioni di quell’unico grande sentimento che è l’amore. L’amore carnale, l’istinto sessuale primario, ma che è anche semplice ricerca dell’orgasmo: ricercato per fuggire per qualche tempo dal mondo, dai problemi, da noi stessi o, in questo caso, dalla guerra. Dalla morte in vita, per riassumere.

L’amore materno, di una donna che donna non è. Una ragazzina che cresce troppo presto, ma che ama incondizionatamente il dono che porta in grembo. L’amore del figlio, un amore quasi inventato, in cui si rifugia per dimenticare di essere solo al mondo, ora che fa le cose dei grandi: giocare a carte e bere vino. L’amore in ogni sua forma, questo ha cantato Lucio per tutta la sua vita. A volte anche nella forma più strana in cui l’amore si possa presentare: quella dell’odio.

Lucio Dalla e il suo sguardo

Oggi però di odio non vogliamo parlare, ma, se ci tenete tanto, uscite di casa e potrete incontrarlo subito. Io credo che ogni tanto faccia bene prendersi una pausa da tutta questa cattiveria. Lasciatevi affascinare dalla buona educazione, dai sapori della musica di Lucio Dalla. Fate entrare Anna e Marco, se bussano alla porta. Fate un giro al porto della vostra città. Se non ce l’avete pazienza, fate un giro da qualche altra parte. Provate ad amare, oggi. Per Lucio, non per altro. Per non averlo fatto cantare invano.

Perché per essere eroi non serve fare granché: a volte basta scrivere una canzone d’amore e, come un cappotto, appoggiarla sulle spalle della gente, per ricordarle che il mondo non è finito.

Mancano persone come il Capitano Gordon.

Ci manchi, Lucio.


Dice che era un bell’uomo
e veniva, veniva dal mare,
parlava un’altra lingua
però sapeva amare

E quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato,
l’ora più dolce
prima di essere ammazzato.

Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l’unico vestito
ogni giorno più corto,

E benché non sapesse il nome
e neppure il paese
m’aspettò come un dono d’amore
fino dal primo mese

Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!

E stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava a far la donna
con il bimbo da fasciare.

E forse fu per gioco,
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.

Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso
è tutto in questo nome
che io mi porto addosso.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.

Nicolò Peroncini per MIfacciodiCultura

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