I cantautori a scuola: perché è una scelta importante

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Vecchioni

Molti studenti di lettere soprattutto di Milano (e che quindi hanno fatto indigestione dei testi di Spinazzola), hanno studiato che non tutte le opere diventano dei classici: occorre un processo molto lungo, simile ad una canonizzazione, e che richiede diversi passaggi tra cui l’approvazione di diverse classi di lettori. Quest’ultima parola, per il discorso che stiamo per fare, sarà un po’ restrittiva, perché il tema di quest’articolo saranno i cantautori. O meglio: i cantautori che rivivono oggi sulle pagine di antologie e manuali in uso nelle scuole. Infatti, in Liguria sono nati i primi progetti che portano le canzoni ad essere studiate come poesie. In effetti è abbastanza naturale che sia stata questa regione a il motore propulsore di questa proposta: De André, Paoli, e il grandissimo Luigi Tenco hanno dato il via, dagli anni ’60, a quella che tutt’ora si indica come Scuola Genovese (non a caso sembra un nome dato ad una corrente letteraria). Contrariamente a quanto si possa pensare riguardo questa possibile integrazione dei programmi scolastici, le voci di dissenso e le facce sorprese sono state veramente poche, anche nel mondo accademico.

In effetti, da qualche anno ormai, è sempre più comune che studenti di lettere portino tesi riguardanti un album di De André, il metodo narrativo di Guccini e argomenti simili. Allora in questi casi si può dire che il processo di valorizzazione dell’opera è giunto al termine: abbiamo creato dei classici. A differenza del passato però, questa volta abbiamo a che fare con i cantautori, autori quindi di testo e musica o, se proprio vogliamo dare più importanza al primo, a dei testi per la musica. C’è da sperare che questo aspetto non venga sottovalutato al momento dell’insegnamento: provate a pensare se avessimo gli spartiti con l’accompagnamento che i primi lirici greci usavano di sottofondo ai loro componimenti, oltre che le loro melodie composte per la voce, costituirebbe certamente un valore aggiunto alla nostra cultura; la stessa cosa vale per le tracce musicali composte dai trovatori in lingua d’oc. D’altronde non si fa un torto a nessuno nel definire questi poeti cantautori ante litteram. Oggi la cosa giusta da fare sarebbe utilizzare un registratore o uno stereo durante la lezione: quelle parole sono state scritte anche per inserirsi alla perfezione a delle battute musicali, perciò questo aiuterebbe anche a rivedere tutta la lirica del passato, facendoci rendere conto di quanto la nostra conoscenza della letteratura in molto casi sia incompleta.

Guccini

Dopo la doverosa parentesi sulle note, adesso possiamo concentrarci maggiormente sui testi. Perché se verranno studiati dal punto di vista letterario, pur nell’atipica circostanza di una lezione con un testo da ascoltare, si studieranno soprattutto le parole dei cantautori. La letteratura trova sempre il modo di affiorare e spesso lo fa dove non ce lo aspettiamo: la crisi che sta vivendo la poesia in questi anni è molto discussa e risaputa, ma, subito dopo l’inizio di questo declino, una nuova forma poetica già stava nascendo dalla canzone. Sia chiaro, non verranno studiati tutti i cantautori; il processo di valorizzazione infatti è possibile grazie a poche opere significative che sdoganano un genere e sicuramente ci sarebbe stato da impazzire nel cercare una risposta alla domanda “Tutto bellissimo, ma come mai Guccini, De André e De Gregori e non altri?” se non fosse arrivata in questi ultimi giorni la risposta di uno di loro, proprio in un articolo che parlava di un convegno sull’arrivo delle canzoni tra i banchi di scuola. «Per la sua capacità di raccontare la storia, italiana e non, con il passare dei secoli»: Roberto Vecchioni spiega così il motivo che rende la canzone degna di essere studiata. Insomma questi testi, per la loro abilità nel raccontare ed esprimere, resteranno vivi con il passare dei secoli.

Le canzoni sono diventate ormai classici letterari, hanno creato uno spazio per la poesia dove prima non c’era e ci rendono più affascinanti e simili a noi le poesie che esistevano già. C’è inoltre un ultimo aspetto che rende lo studio dei cantautori ancora più importante ed è questa volta rivolto al futuro: chi sono i nuovi cantautori? Potrebbero essere adatti ad essere studiati a scuola? Siamo capaci ad esigere dal panorama musicale odierno testi che abbiano il valore delle poesie? Ognuno risponderà  a queste domande in modo diverso e sarà poi il processo di valorizzazione a fare il suo corso, è importante però interrogarci affinché i cantautori di oggi si rendano conto del potente strumento che è la parola, e perché anche noi, ascoltatori, diventiamo maggiormente consapevoli e anche un po’ più esigenti.

Daniele Rigamonti per MIfacciodiCultura

3 Commenti
  1. effetrealite dice

    Appena richiesto! Grazie!

  2. Viagra dice

    Ciao Roberto, ti ringrazio delle tue parole. Concordo pienamente sull”analisi del progetto Unione Europea, strumento del del progetto neoliberista visti i dati di fatto. Se vogliamo essere coerenti con gli ideali di sinistra di uguaglianza, libertà, tutela dei beni comuni, valorizzazione del lavoro come elemento di dignità dell”essere umano, senso del limite nell”uso delle risorse, è tempo di ritornare sulla strada maestra che hai indicato “capacità intellettuale di studiare e comprendere. Possiamo farlo riappropriandoci dei concetti e delle azioni conseguenti. Concordo con Santomassimo: “Anziché evocare il Popolo bisognerebbe cominciare almeno a parlarci. Quando ci si deciderà a farlo non sarà mai troppo tardi.. Non è tardi per ricostruire coerentemente con i principi che beneficiano i molti e non i pochi.

  3. Genericcialisonline dice

    Striscia la notizia , a questo giro hai toppato ! Qst è una canzone allegra e spensierata , legata ai suoi tempi , in cui si riteneva che l”Inghilterra fosse un posto come dire , cn meno tabù , ma è una canzone figlia di quel tempocosì decontestualizzatase chiedi oggi che siamo in piena battaglia contro la violenza di qualsiasi tipo , fate apparire , un giovane e spensierato cantautore che canta una canzone ripeto figlia di quel tempo , come un maniacocosa che Claudio Baglioni assolutamente nn è , anzi ce ne fossero di galantuomini come luiqst volta avete fatto davvero pena !

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