Media e potere: la cura Chomsky per combattere il controllo sociale

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Il gregge smarrito

I media riempiono il nostro quotidiano ormai da moltissimo tempo. Sono perfettamente integrati nelle nostre vite al punto da scandirle e condizionarle senza che ce ne rendiamo conto. Il loro ruolo a differenza di quanto appaia è ben diverso da quello di informare i cittadini e di divulgare notizie. Sia che si definiscano liberal oppure conservatori, i principali media sono delle grandi aziende possedute da società ancor più grandi. Come tutte le imprese vendono un prodotto sul mercato. Il mercato in questione è la pubblicità, il prodotto venduto è il pubblico, l’audience.

Il sistema dottrinale produce propaganda di comune accordo con le istituzioni statali, le grandi imprese, il mondo culturale e scolastico. Come tutte le propagande mira a colpire un bersaglio preciso che è diviso in due parti: la prima è quella della classe politica, ovvero gruppo ristretto di individui colti ed istruiti che spesso hanno il compito di amministrare uno Stato; la seconda è quella composta da quelli che Walter Lippmann chiama semplici spettatori, ovvero la maggior parte degli individui, il gregge smarrito, da viziare e coccolare. Da loro ci si aspetta che obbediscano e che ricevano il giusto indottrinamento, in cambio di soap opere, film, Super Bowl, Champions League etc. etc.Insomma, distrazioni.

Il linguista e filosofo Noam Chomsky ha riassunto tutto il ruolo dei media e del loro rapporto con il potere in dieci punti essenziali. Sono le dieci regole per il controllo sociale, una spiegazione semplice e mirata in modo da capire perfettamente come i media controllano la nostra vita per riflesso condizionato.

Noam Chomsky

La strategia della distrazione. Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerlo occupato, al punto da renderlo del tutto indifferente ai cambiamenti attuati dalle élite politiche ed economiche.

Creare il problema e poi offrire la soluzione. Chomsky utilizza un esempio che richiama i nostri tempi: lasciare che dilaghi la violenza urbana o il terrorismo, in modo da spinger il cittadino a chiedere una legge sulla sicurezza e politiche a discapito della libertà.

La strategia della gradualità. I cambiamenti drastici sono sempre mal visti, se fatti a piccole dosi avranno lo stesso effetto senza creare crisi sociali.

La strategia del differire. Presentare una decisione come dolorosa, come un sacrificio inevitabile guadagnando il consenso della gente per un’azione futura. La gente tende a creder che con il tempo la situazione possa cambiare e quindi accetta il sacrificio futuro perché lontano dal presente.

Rivolgersi alla gente come a dei bambini. Le pubblicità trattano gli individui come bambini, perché se si utilizza un linguaggio basso e molto popolare anche la risposta sarà così: priva di senso critico e banale.

Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Si sfrutta l’emotività della gente per mandare in corto circuito il loro senso critico.

Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. La qualità dell’istruzioni data alle classi sociali inferiori deve essere più bassa per mantenere un certo dislivello con le classi più alte difficilmente colmabile.

Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Far credere al pubblico che sia di moda essere rozzi, stupidi, volgari ed ignoranti.

Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo che il responsabile di tutto sia proprio lui. Invece di ribellarsi quest’ultimo si sentirà in colpa e in uno stato di repressione verso l’azione.

Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Con i passi avanti delle scienze il sistema conosce l’individuo molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Il sistema così esercita un ampio controllo e maggior potere sulla gente.

Con questi dieci punti, Chomsky ci apre le porte verso il mondo della consapevolezza. Ci invita a non finire come la sua rana bollita, a compiere un grande salto per uscire dal pentolone d’acqua bollente prima che sia troppo tardi. I media, di comune accordo con il potere, gestiscono la nostra vita e influenzano le nostre scelte, soprattutto nella politica. L’unico modo per sopravvivere è mantenere un certo distacco e ragionare sempre con la propria testa, affinché patetiche influenze non contamino irrimediabilmente il nostro pensiero.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Maurizio dice

    Ottimo articolo . Mio professore a MIT

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