Gli ospedali olandesi fanno causa all’industria del tabacco

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Il 1° febbraio scorso, alcuni ospedali olandesi hanno fatto causa all’industria del tabacco per aggressione aggravata, tentato omicidio e falsificazione di documenti. Questo caso rivoluzionario ha scaturito l’interesse mediatico e sociale di un’intera nazione e porta in grembo i semi di un cambiamento radicale.

La causa

L’Antoni van Leeuwenhoek è uno dei migliori al mondo per la lotta contro il cancro

Il marzo scorso, Anne Marie van Veen, affetta da cancro ai polmoni, decise di fare causa alle multinazionali produttrici di tabacco. Le ditte in questione sono quattro e fanno parte delle “big five” dell’industria del tabacco: Phillip Morris (Malboro), British American Tobacco (Lucky Strike), Imperial Tobacco (Gauloises) e Japan Tobacco (Camel). Le accuse? Danni deliberati alla salute pubblica e falsificazione di documenti: i quattro colossi del tabacco avrebbero manomesso i test sulle quantità di sostanze nocive contenute nelle bionde.

In teoria, le sigarette sarebbero provviste di fori in corrispondenza del filtro per permettere alle sostanze nocive di venire disperse prima che il fumatore possa inalarle. In pratica, però, i fumatori spesso coprono i buchi con le dita, inalandone così fino a due o tre volte il massimo consentito dalla legge. Da qui la rabbia di Anne Marie e non solo.

Poche settimane dopo, Anne Marie e il suo legale Bénédicte Ficq trovano il supporto della KWF, l’organizzazione olandese per la battaglia contro il cancro. Seguono medici, fisioterapisti e, un anno più tardi, gli ospedali. «Siamo specializzati nella lotta contro il cancro. Nel frattempo, però, ci sono aziende che aggirano consapevolmente la legge per rendere le persone tossicodipendenti», ha detto Rene Medema, direttore dell’Antoni van Leeuwenhoek di Amsterdam, «Ci sembra quindi di arrampicarci sugli specchi. Il 30% dei nostri pazienti arriva qui a causa del fumo. Il tabacco è di gran lunga la principale causa di cancro. Dobbiamo fare qualcosa». Da qui l’aggiunta dell’accusa di tentato omicidio.

Storia di lotte contro la lobby del tabacco

Il fumo uccide

Il primo caso mai intentato nei confronti di una lobby del tabacco risale al 1954, quando John T. Ross, ammalatosi di cancro, intenta causa alla Philip Morris perché sulle confezioni di sigarette non compariva alcun avvertimento riguardo alle conseguenze sulla salute del fumatore. Dopo 13 anni di inchieste e udienze, il caso viene archiviato, ma le cause aumentano. Nel novembre 1998, la prima vittoria: i grandi colossi del tabacco ammettono che il fumo è dannoso e che la nicotina dà dipendenza. Le pubblicità di sigarette vengono limitate e le ditte forzate a risarcire 46 stati americani per milioni di dollari.

Nel 2000 finalmente una grossa lezione: a Miami i signori del fumo si vedono infatti costretti a retribuire ben 145 miliardi di dollari, la cifra più alta mai chiesta da un tribunale statunitense. Quella di Miami rimane la battaglia legale contro il fumo più grande e impetuosa di sempre.

Perché allora questa singola causa è così importante?

In italia, il 37% dei giovani fuma regolarmente

Si parla sempre e solo di soldi. Certo, si tratta di miliardi, non di spiccioli, ma i numeri da considerare non sono questi, bensì quelli strabilianti, che ci arrivano dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ogni anno, le bionde falciano ben 6 milioni di persone in tutto il mondo. Le stime per Europa e Italia sono rispettivamente di 700.000 e 70.000 anime. Nel nostro piccolo stivale, ogni anno, spira per cancro ai polmoni l’equivalente della popolazione dell’Aquila. E non finisce qui. L’Italia è il paese europeo con il più alto tasso di giovani fumatori: il 37% degli adolescenti nostrani fuma regolarmente, il che rende la lotta ancora più difficile, in quanto a quell’età non si ha nemmeno una mezza idea dei possibili danni.

Negli Stati Uniti le continue cause degli ultimi decenni hanno rafforzato l’opinione pubblica e obbligato le ditte ad ammettere la dannosità del loro prodotto, il che ha causato un drastico calo nel numero di fumatori. Se nel 2005 i fumatori abituali erano il 20,9%, nel 2015 se ne contavano solo il 15,1%. Si tratta di numeri promettenti, che aprono uno spiraglio anche per noi.

Il tabacco è di gran lunga la principale causa di cancro. Dobbiamo fare qualcosa.

Rene Medema

Lo scopo della causa è di vietare la vendita di sigarette

Questa causa olandese potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso, nonché un bel pungo in faccia ai grandi colossi, poiché è diversa dalle precedenti. Innanzitutto, essa non è stata sporta solo da singolo cittadino, bensì anche da uno dei migliori ospedali al mondo in questo settore. Inoltre, si tratterebbe di una causa penale e le accuse sono piuttosto serie, tra cui troviamo anche quella di tentato omicidio, colposo. Lo scopo tuttavia non è né il denaro né punire i grandi marchi, ma proibire la vendita di sigarette su tutto il territorio nazionale.

La decisione finale di portare avanti la causa o meno spetta, ovviamente, al pubblico ministero, ma qui non si smette di sperare.

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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