“La terra dell’abbastanza”, il volto violento e disperato della periferia romana

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La terra dell'abbastanza
Max Tortora

Damiano e Fabio D’Innocenzo, due giovani fratelli gemelli e registi esordienti, hanno presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino il lungometraggio La terra dell’abbastanza, ricevendo molti consensi. Prodotto da Pepito Produzioni e Rai Cinema, il film racconta la storia di Mirko e Manolo (Matteo Olivetti e Andrea Carpenzano), due giovani amici della periferia di Roma che una notte investono accidentalmente un uomo non prestandogli soccorso. Successivamente scoprono che la persona rimasta uccisa è un pentito di un clan criminale della zona e grazie a quel tragico evento i due ragazzi si guadagnano il rispetto dei malavitosi ottenendo un posto nella criminalità. Quella che per i due ragazzi poteva rappresentare un’opportunità, si trasforma in un lasciapassare per l’inferno.
Ad impreziosire il cast è la presenza di due famosi attori “non” protagonisti: Max Tortora, che interpreta il padre di uno dei due giovani, e Luca Zingaretti nei panni di un boss.

I due giovani fratelli D’Innocenzo, cresciuti a Tor Bella Monaca, prima della loro esperienza dietro la macchina da presa facevano il giardiniere e il barista e non riuscivano a trovare un produttore per il loro film. Hanno raccontato i due registi in un’intervista a Berlino

Non abbiamo seguito un percorso di formazione ufficiale. Abbiamo fatto lavori umili finora, siamo vissuti in un ambiente dove non ci mancava nulla per essere felici, ma abbiamo scoperto il cinema, che include tutte le arti. Tra di noi esiste una fratellanza di immaginazione e poesia. Abbiamo visto per anni tre o quattro film ogni giorno, abbiamo studiato l’opera completa di tanti registi e abbiamo deciso di raccontare una storia semplice, ma che ci appartiene nonostante non vi sia nulla di autobiografico. Il 90% del film sta nella recitazione, l’altro 90% nel resto tutto sembra improvvisato, ma non è così. Merito di Matteo, che ci ha colpito per come mozzica la vita, mentre con Andrea abbiamo trovato la malinconica anima oscura che cercavamo.

La terra dell’abbastanza ricorda Amore tossico Non essere cattivo, entrambi di Claudio Caligari, e, al tal proposito, hanno tenuto a precisare:

È più che altro un film sull’amicizia in un posto di preannunciata sconfitta. Come si può sfuggire alla coattagine? Semplice, a noi ci ha aiutato la cultura che avevamo in casa.  Con questo film volevamo raccontare di come sia facile assuefarsi al male” raccontano i cineasti. “In un mondo in cui la sofferenza è sinonimo di debolezza i nostri due protagonisti si spingono oltre il limite della sopportazione, fingendo di non sentire nulla. Andranno fino in fondo, perché quando il sangue non fa più impressione e la paura non è più meccanismo di difesa, la violenza diventa l’unico linguaggio comprensibile.

La terra dell'abbastanza
Luca Zingaretti

I film sulla criminalità organizzata hanno da sempre riscosso un certo interesse nel pubblico sia al cinema sia in televisione. I personaggi negativi vengono resi umani attraverso le loro vicende private e sentimentali diventando, agli occhi dello spettatore, dei veri e propri eroi. I bravi ragazzi che prendono una strada sbagliata e si trasformano in gangster; uomini che non hanno paura di sporcarsi le mani per ottenere potere e soldi facili; la lotta tra gerarchie dove famiglia e violenza sono una cosa sola, sono le trame che appartengono allo stesso filone che continua a proliferare numerose pellicole.

Le opere come la trilogia del Padrino, Scarface, Suburra o i polizieschi degli anni ’70, che vedevano come protagonisti gli attori Tomas Millian o Henry Silva, hanno l’obiettivo di risvegliare coscienze e aprire gli occhi dello spettatore. In questi casi, il cinema diventa un efficace strumento di denuncia.

La terra dell’abbastanza è un vero e proprio grido d’allarme contro l’assuefazione al male che, provenendo da due giovani ragazzi, assume un significato ancora maggiore.

Fabiola Iannaccone per MIfacciodiCultura

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