Henry James: arte e vita a metà tra Vecchio e Nuovo mondo

0 1.580

«L’uomo sano e saggio non si allontana mai dalla ragione e non si concede nessuno svago se non quello del proprio lavoro». Più che di una massima si potrebbe parlare di una personale convinzione che, trasformata in filosofia di vita, fece di Henry James (15 aprile 1843, New York – 28 febbraio 1916, Londra) uno degli scrittori più prolifici del XIX secolo. Di origini americane, diventato inglese ed europeo per adozione, fu giornalista, romanziere, novellista, nonché acuto critico e saggista letterario, massimo rappresentante di un tipo di letteratura definita dalla critica come “transnazionale”.

Henry e William James

Nato da una famiglia di ricchi imprenditori irlandesi emigrati negli Stati Uniti, ereditò il nome dal padre, noto filosofo religioso e amante della letteratura, che attraverso i suoi innumerevoli viaggi oltreoceano contribuì in maniera rilevante a formare nel figlio quella coscienza eclettica che avrebbe caratterizzato l’intera sua produzione letteraria. Fratello minore dello psicologo e filosofo pragmatista William James, all’amore per l’azione che avrebbe caratterizzato l’opera intellettuale di quest’ultimo, Henry, timido per natura, preferì esercitare un ruolo di profondo osservatore della realtà, nei panni di arguto narratore della propria epoca.

Dopo una formazione scolastica alquanto scostante e il fallimentare tentativo di laurearsi in legge, Henry decise di dedicarsi interamente alla passione letteraria, sbocciata sulle pagine di autori francesi quali Balzac, Flaubert, Maupassant. E fu proprio sulla scia del realismo francese che prese le mosse la sua prima produzione intellettuale.

Affetto da una sorta di “influenza” europea, che lo rendeva un assimilatore insaziabile della storia e della cultura del Vecchio Mondo, grazie ai suoi viaggi poté farsi interprete di quel mito dell’intellettuale americano emigrato all’estero, inserendolo in una peculiare produzione di ampio respiro internazionale. A queste prima fase risalgono romanzi come Roderick Hudson (1875), L’americano (1877), e Gli europei (1878), tutti animati dal tema dell’incontro/scontro tra in Nuovo Mondo americano e il Vecchio continente europeo, affrontato attraverso una profonda riflessione sulla complessa relazione tra le due realtà e sui mutamenti che stavano avvenendo nelle rispettive società.

Henry James
Henry James

Questa doppia visione, la consapevolezza di vivere un’epoca in rapida evoluzione, anche e soprattutto dal punto di vista sociale, portarono lo scrittore americano a farsi interprete ed acuto indagatore dei movimenti interiori dello spirito, che lo avrebbero condotto verso esiti letterari diversi, alle soglie del movimento modernista novecentesco. Alcuni indizi della successiva fase sperimentale in cui James avrebbe cominciato a mettere in discussione i principali schemi narrativi ottocenteschi, si possono ritrovare in un’opera che chiude la prima fase di produzione letteraria dello scrittore e che viene ancora oggi ricordata come uno dei suoi romanzi più significativi: Ritratto di signora (The Portrait of a Lady, 1881).

Al centro della vicenda troviamo una ragazza, Isabel, presentata dall’autore come il simbolo della libertà americana. Una ricca ereditiera originaria di Albany, alla costante ricerca della felicità senza compromessi, appare come archetipo declinato al femminile del moderno “self-made man”. All’interno del romanzo i valori della famiglia, del matrimonio, il ruolo della donna nella società di fine Ottocento si intrecciano con il motivo dell’incontro tra due culture ai lati opposti dell’oceano. L’indipendente eroina jamesiana, viaggiatrice insaziabile caratterizzata da una genuina vitalità e da una sincera purezza, finirà con l’assorbire l’invecchiato spirito europeo, fatto di costrizioni e compromessi. I sogni di gioventù verranno infatti sacrificati al senso del dovere e della tradizione. Il conflitto interno alla protagonista del romanzo riflette dunque perfettamente quel conflitto tra vecchio e nuovo, tra conservazione e progresso, tipico dell’epoca in cui lo stesso James si trovava immerso.

Si trattava del ritratto di una ragazza e di una donna e, insieme, del ritratto di un’intera società, con i suoi valori e disvalori. Un realismo che iniziava a colorarsi di tinte psicologiche e introspettive, un’esperienza che permise allo scrittore di inoltrarsi in campi letterari nuovi ed inesplorati. Si apriva quella fase sperimentale che lo avrebbe portato a riflettere sul ruolo del narratore, sul punto di vista da adottare, sulla tecnica dell’intreccio, tuffandosi nell’interiorità dei suoi personaggi e anticipando molte delle riforme novecentesche.

Henry James di spense a Londra, durante il primo conflitto mondiale: finì per risolvere quel contrasto che aveva influenzato la sua personalità, la sua produzione e la sua intera vita ottenendo la cittadinanza inglese. Tra gli autori più produttivi ed influenti della letteratura americana, James interpretò la sua vita come continua elaborazione di uno stile e di una personale visione del mondo. La sua arte avrebbe rappresentato un punto di arrivo ma anche una base da cui partire per rivoluzionare l’idea stessa di romanzo.

Henry James fu un intellettuale costantemente in evoluzione, sensibile ai mutamenti del proprio tempo e capace di anticipare ed influenzare gran parte della letteratura europea e mondiale del XX secolo.

Deborah Gressani per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.