Viaggio nell’irriverente arte fotografica di Oliviero Toscani

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76 anni fa, in un giorno a ridosso della quaresima, nasceva Oliviero Toscani: l’eclettico fotografo – anche se definirlo tale può sembrare riduttivo – ha segnato in Italia un modo nuovo di intendere l’arte fotografica. Come recita la sua biografia, sul suo sito ufficiale, «Oliviero Toscani, figlio del primo fotoreporter del Corriere Della Sera, è nato a Milano nel 1942 e ha studiato fotografia e grafica all’Università Delle Arti di Zurigo dal 1961 al 1965».

Toscani ha navigato nelle acque del XX secolo lasciando dietro sé una scia luminosa e disegnando i confini di una poetica connaturata soprattutto sull’effetto, talvolta sbalorditivo, talvolta addirittura scioccante, di una forma espressiva seducente che con lui ha trovato una esponente straordinario.

Capace di entrare nelle grazie, per suo stesso merito e talento, dei marchi più prestigiosi della moda, tra i quali spiccano Esprìt, Chanel, Fiorucci, e Prénatal, il nome di Toscani si è legato nel tempo a quello del brand marketing, dentro e fuori i confini italiani. Le sue foto dai contenuti e soprattutto dal significato mai banali, sono state talora portatrici di messaggi forti, andando a definire nell’immaginario collettivo l’idea di un prodotto e, al contempo, contribuendo a renderlo celebre.

Nel 1982 comincia la collaborazione con Benetton: sarà proprio l’incontro con il brand di moda veneto a renderlo noto al grande pubblico. Il palcoscenico offertogli dalla casa trevigiana ha consentito al fotografo milanese di esprimere al meglio il suo talento davanti a un’audience vasta ed eterogenea. In quegli anni, infatti, emerge limpida e prepotente la forza creativa di Toscani, consentendogli da un lato di costruire la fortuna e l’immagine di Benetton, dall’altra di poter ascrivere di diritto, il suo nome, nell’olimpo dei grandi della fotografia.

Provocatorio e dissacrante, come nelle opere Amore verginale del 1991, nella quale un prete e una suora si scambiano un bacio ad occhi chiusi,  o anche,  creativo e sprezzante, ad esempio nella foto variopinta per la campagna mondiale contro l’AIDS, Toscani proietta le due caratteristiche che lo hanno caratterizzato per tutta la sua carriera: la capacità di saper sbalordire e la sua intima vicinanza alle tematiche sociali.

La sua grande passione per l’arte e la comunicazione lo hanno spinto nel tempo a voler condividere la sua esperienza di fotografo e pubblicitario con le nuove generazioni. Per questo motivo, Toscani ha svolto il ruolo di  docente di comunicazione visiva presso diversi atenei universitari ed è stato fondatore dell’Accademia di Architettura di Mendrisio.

Intorno al 2007 Toscani lancia un nuovo progetto dal nome Razza Umana. L’artista, che non è nuovo nel toccare con la sua poetica i temi che più di tutti smuovono le corde della sua sensibilità, si mette alla prova in una sorta di studio socio-politico ma anche culturale e soprattutto antropologico. L’obiettivo di Toscani, in questo caso, è quello di fotografare gli esseri umani, per studiarne la morfologia, indagarne l’essenza, che può essere colta a partire dai caratteri somatici, dalle forme dei visi e dall’intensità degli sguardi. Attraverso il percorso di Razza Umana, il fotografo lombardo ha tentato quindi di cogliere le diversità, ammesso che esistano, nel nostro essere uomini su questa terra.

Nel frattempo, per circa tre decenni, Oliviero Toscani lavora a un progetto di più ampio respiro dal titolo Nuovo Paesaggio Italiano. In questo lavoro Oliviero si batte contro il degrado che affligge il “Bel Paese”. Toscani parla, in questa circostanza, di aver scelto la foto-delazione come arma civica, una sorta di strumento messo a disposizione dei cittadini-fotografi, per testimoniare e battersi contro lo scempio perpetrato dall’uomo, colpendo al cuore la bellezza delle nostre città e dei nostri luoghi.

In un’intervista, rilasciata qualche tempo fa in merito proprio a Nuovo Paesaggio Italiano, il fotografo dichiara:

Ambientalismo vuol dire costruire il necessario e costruirlo bene. Un progetto che mira a risvegliare una coscienza estetica soppressa e a far riemergere la cultura del bello. Concepire la fotografia come memoria storica dell’umanità.

In questo modo, ancora una volta, Toscani coglie con grande sensibilità uno dei problemi che affliggono i nostri tempi, costruendo un mezzo disponibile a tutti, per salvare da e denunciare le brutture che azzannano il ventre delle nostre terre, a causa dell’assenza di cura e attenzione di una evanescente classe politica prima, e di un diffuso senso civico poi.

Tutto questo è stato ed è Oliviero Toscani, un genio della comunicazione visiva, un attento osservatore della realtà, un custode della bellezza. In questa sua lunga carriera, fatta di battaglie e progetti culturali, Toscani ha sempre affermato con forza e determinazione il suo straordinario attaccamento all’idea di libertà e alle tematiche sociali che ne hanno disegnato la cifra artistica e contribuito a definirne il profilo umano e artistico.

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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