L’arte rivoluzionaria di Renato Guttuso alla GAM di Torino

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Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68 è la mostra allestita fino al 24 giugno alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, che racconta l’aspetto più politico dell’opera di Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1911 – Roma 1987), convinto di come l’arte dovesse assolvere a una funzione civile, anche perché dotata di una profonda valenza morale.

Per noi l’arte non può essere antiumana, nel nostro presente, anzi, cerchiamo di cogliere i fermenti opposti a tanto rassegnato pragmatismo.

Nell’ottobre del 1967, nel cinquantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, Renato Guttuso scriveva su Rinascita, rivista politico-culturale del Partito Comunista Italiano, un articolo intitolato Avanguardie e Rivoluzione, nel quale identificava nella rivoluzione l’elemento inconfutabile e il meritorio di essere stata il fondamento di una nuova cultura, con la quale sentiva di identificarsi in maniera viscerale e che lo induceva a chiudere il suo scritto con la chiara professione di fede: «L’arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo».

Sono dunque sessanta le opere giunte a Torino da musei, collezioni pubbliche e private italiane e non, e parliamo delle più significative tele di soggetto politico e civile dipinte dall’artista lungo un arco di tempo che corre dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Settanta. Ritratti, autoritratti, paesaggi, nature morte, nudi, vedute di interni e scene di conversazione costituiscono il corpo dell’esposizione. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68 conduce il visitatore all’interno della visione pittorica del maestro siciliano: partendo dal lavoro intitolato Fucilazione in campagna del 1938, ispirato alla fucilazione di Federico Garcia Lorca, esempio di una lunga e ininterrotta visitazione del tema delle lotte per la libertà, si giunge alla condanna della violenza nazista nei disegni urlati del Gott mit uns (1944), alle note di una reinventata epica popolare risuonanti in opere nuove come Marsigliese contadina (1947) o Lotta di minatori francesi (1948). Un grande e continuo racconto che sbarca negli anni Sessanta a risultati di sentita testimonianza militante, come in Vietnam (1965) o a espressioni di affettuosa vicinanza come avviene con Giovani innamorati (1969) e più tardi a quel compianto pieno di nostalgia raffigurato nei Funerali di Togliatti (1972) dove si concentra la storia delle lotte e delle speranze di un popolo e le ragioni della militanza di un uomo e di un artista. Come ha spiegato il curatore Pier Giovanni Castagnoli, questi sono «esercizi di pittura che potremmo chiamare pura, dando così un profilo ampiamente rappresentativo della ricchezza espressiva presente nel grande catalogo dell’opera di Guttuso, nonché della versatilità del suo estro creativo».

Guttuso è rivoluzionario perché lavorando direttamente sulla tela, senza preparazioni cromatiche, si riferisce a una tradizione profondamente disegnativa e grafica, anche quando l’oggetto del proprio impegno è rivolto alla realizzazione di un quadro con stesura ad olio. L’artista siciliano concentra ogni sforzo creativo per accedere, con i massimi risultati di incisività, a un realismo narrativo che può velocemente trasformarsi nel realismo epico della quotidianità. Non accetta lezioni da parte del realismo ottico di stampo pittoricista, ma interviene con pennellate molto nette e con una costruzione degli oggetti e delle forme, ben chiusi dal confine del contorno, che consentono di evidenziare la sua ottica narrativa e retoricamente indirizzata alla realizzazione di quadri manifesto.

Renato Guttuso è stato, negli anni della fronda antifascista quanto nel secondo dopoguerra, un artista che, come pochi altri in Italia, si è dato con perseverante dedizione e ferma convinzione a determinare un impasto compatto tra impegno politico e sociale ed esperienza creativa, convinto che l’arte possa e debba svolgere una funzione civile, e sia costitutivamente dotata di una rilevanza profondamente morale.

Nel secondo dopoguerra negli ambienti della cultura di sinistra si discuteva tra avanguardia formalista e realismo figurativo. Ci si chiedeva quale fosse più rivoluzionaria e quale più reazionaria. Oggi, paradossalmente, nell’era della realtà aumentata e della virtualità, la pittura di Guttuso può sembrarci tanto reale e materica quanto il mondo che stiamo perdendo.

Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice della GAM

Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68
A cura di Pier Giovanni Castagnoli
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
Dal 23 febbraio al 24 giugno 2018

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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