Vota il Lupo: la campagna del WWF contro le speculazioni di petrolio e cemento

0 907
La campagna del WWF

Madre natura è in (grave) sofferenza, ma le persone che parlano in modo più chiaro di problemi ambientali e del cambiamento climatico non sono quasi mai politici. Vota il Lupo è la nuova campagna e provocazione del WWF che vuole richiamare l’attenzione sugli argomenti fantasma delle campagne elettorali. Nell’epoca più bisognosa di attenzioni per il pianeta e l’ecosistema, la politica è troppo concentrata su petrolio e speculazioni mentre le tematiche ambientali sono scomode e poco lucrose. Anche per questo, la presidente del WWF-Italia, Donatella Bianchi, ha scelto una contro-campagna elettorale intrisa di speranze.

Il WWF crea il suo manifesto con il lupo, l’energia pulita, il mare e l’acqua, nonché parchi e paesaggi, la bellezza del mondo semplice. Il lupo è carismatico e rappresentativo dell’Italia eppure, proprio i discendenti di quei valorosi figli della lupa, oggi ne sembrano volere l’abbattimento legale (nuovo Piano di Gestione e Conservazione della specie discusso in Conferenza Stato-Regioni, 2016-2017). L’associazione si schiera, quindi, contro il bracconaggio impazzito che miete centinaia di esemplari l’anno con i mezzi più disparati, dai veleni alle armi da fuoco.

Homo sapiens

WWF vorrebbe diffondere il valore culturale, sociale, economico degli animali e della natura tutta. Se distruggiamo il mondo in cui viviamo cosa resterà? Occorre riconoscere e ridare spazi adeguati a flora e fauna, partendo dalle specie ombrello. Sul Pianeta tutto è connesso: la presenza di animali e piante regola a cascata l’equilibrio dell’ecosistema. L’arretratezza del dibattito politico nel nostro Paese è evidente: da tempi immemorabili mancano investimenti sull’efficienza e l’innovazione nei campi della ricerca, della produzione, dei trasporti. Risparmiare l’energia, rendere più efficienti i sistemi produttivi, diminuire i rifiuti e gli sprechi alimentari, riciclare, abbattere i gas climalteranti, conservare il patrimonio naturale, tutto ciò vuol dire non solo vivere più a lungo e in buona salute ma rivolgere uno sguardo anche verso il futuro. Un futuro che al momento non lascia presagire nulla di buono. Ancora troppo ottimista quello rappresentato dal grande documentarista austriaco Nikolaus Geyrhalter, che in Homo sapiens (2016) ha esplorato luoghi abbandonati presentandoli come visioni in cui l’umanità si è estinta.

 

Il professor Xiangdong Zhang, scienziato atmosferico presso l’UAF International Arctic Research Centre, ha constatato che il tasso di riscaldamento globale continua a salire, sicchè l’Artico si è riscaldato più di cinque volte rispetto alla media globale (studio pubblicato su Nature Climate Change). Durante la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico a Bonn (Cop23) è emerso che ciascuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo dei precedenti e le emissioni mondiali di gas serra sono aumentate (European Commission).

Gli Stati Uniti, che sono il secondo tra i paesi più inquinanti del mondo, hanno annunciato di volersi ritirare dall’accordo di Parigi, ma questa decisione non è ancora stata formalizzata. Intanto, il 62,3% degli azionisti della Exxon Mobil, il più grande gruppo energetico statunitense, ha approvato una mozione che invita i dirigenti a «fornire più informazioni sul modo in cui le nuove tecnologie e le regole legate al cambiamento climatico cambieranno il giro d’affari» del gruppo (Washington Post).

L’Artico riscaldato si sta ormai sciogliendo

E l’Italia? l’Italia getta milioni di anni di storia ed arte in abbandono, sommersi da immondizia. La Lista Rossa raccoglie ogni giorno denunce e segnalazioni di beni comuni o paesaggi in abbandono, bisognosi di tutela, siti archeologici, centri storici, borghi, castelli, singoli monumenti in pericolo. Da Pompei alle Mura Aureliane a Roma, la Fabbrica Alta di Schio piuttosto che le Torri costiere di Sinis Cabras, le Scuderie di Villa Ada, il Tempio di Apollo a Teano e molti altri. Gli elenchi dei beni manchevoli di un’appropriata manutenzione e a rischio sono davvero svariati.

Ciò significa non solo un danno storico-artistico e un enorme spreco, ma anche un impatto ambientale sconsiderato. Inquinamento, riscaldamento globale, esaurimento delle risorse: gli esperti continuano a fare previsioni allarmanti, con tanto di date, su mutamenti irreversibili.

La cementificazione ossessiva compulsiva uccide il verde, i parchi e l’aria. Uccide tutti noi.

È una fortuna, per voi che restate a piedi nudi a giocare nei prati,  mentre là in centro respiro il cemento
Là dove c’era l’erba ora c’è una città  E quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà
Solo case su case catrame e cemento
Non so, non so perché continuano a costruire, le case e non lasciano l’erba
Eh no, Se andiamo avanti così, chissà come si farà 

A.Celentano, Il ragazzo della via Gluck (1966)

Animali e vegetazione hanno sempre meno spazi per vivere e cercare sostentamento. La speculazione del cemento che pialla i campi di grano e fiori, deforesta la montagna, con migliaia e migliaia di costruzioni in abbandono o iniziate e mai completate. Eco-mostri senza alcun senso che, oltre ai danni ambientali, incidono anche sull’incremento esponenziale di malattie cancerogene, depressioni e suicidi.

Gli Accordi di Parigi sul clima non contengono la parola “disastro”, né quella di “catastrofe”, ma ne siamo circondati.

Amitav Ghosh, scrittore, giornalista e antropologo indiano, parla di un’epoca di cecità, in cui non vogliamo accorgerci di quello che ci circonda (La grande cecità: il cambiamento climatico e l’impensabile). Anche la letteratura risente di questa inversione di tendenza: non offre più spunti di riflessione sul rapporto tra gli esseri umani ed il mondo che li ospita, ma tutto è incredibilmente incentrato solo sull’uomo. La specie animale umana ha perso il rapporto profondo che lo legava alla terra e alla natura.

C’è stato un livellamento generale, perdendo le caratteristiche intrinseche di ogni regione territoriale e delle forme viventi che le abitavano. Che genere di iniziativa politica sarebbe adeguata per affrontare il cambiamento climatico? In primis, riconoscere l’esistenza del problema ed attuare tempestivamente su scala globale.

Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche 

Detto dei nativi americani

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.