“Un baiano pirandelliano”, docufilm sulla crisi climatica

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Eduardo Veneziano

Scritto e diretto dal saccense Eduardo Veneziano e presentato ufficialmente lo scorso 4 aprile in Brasile, il film documentario Un baiano pirandelliano – Menelaw Sete è finalmente approdato il 16 febbraio a Palermo. Girato tra Sciacca, l’Etna e Salvador de Bahia, ha come protagonista l’artista contemporaneo Menelaw Sete, detto O Picasso do Brasil, che tornato in Sicilia dopo 15 anni di lontananza, decide di raccontare tramite la sua arte e la sua filosofia non solo la situazione attuale del pianeta, ma anche l’aspetto sociale della mentalità dell’uomo di oggi.

Il progetto è suddiviso in quattro capitoli, ognuno dei quali viene messo in scena in una diversa ambientazione. L’obiettivo è di raccontare alcuni aspetti della vita mettendoli a confronto con il mondo di oggi, creando così un contrasto tra l’arte, fonte di cambiamento e di rivoluzione, e la realtà che abbatte e schiaccia l’anima, riducendo ognuno in numero. Il tutto è rinforzato non solo dalla poetica di Luigi Pirandello, secondo cui l’uomo si trova ad essere uno, nessuno e centomila, ma anche dai cartoni animati collocati alla fine di ogni capitolo del film con lo scopo di evidenziare, usando un linguaggio comprensibile a tutti, alcuni degli aspetti e delle conseguenze che stanno conducendo al collasso il nostro pianeta. Si passa, infatti, dalla deforestazione selvaggia all’estinzione di numerose specie animali, dal problema gigantesco dell’acqua all’elemento del fuoco rappresentato dal vulcano, simbolo della distruzione a cui la Terra è destinata.

La prima del film a Salvador de Bahia, in Brasile, non è stata una scelta casuale, anzi: proprio in quella magnifica terra, infatti, si sta compiendo la più grande deforestazione del pianeta. In Sicilia, invece, l’opera è stata presentata a Palermo: in questo modo l’autore rende la Sicilia terra di racconto e di denuncia non solo dell’aspetto climatico, ma anche di quello filosofico che l’uomo col tempo ha perso. E chiamando in causa il pensiero di Pirandello, Veneziano non si limita a sensibilizzare chi ancora non conosce lo scrittore premio Nobel, ma punta a raccontare un aspetto del pensiero dell’uomo che si dimostra sempre attuale.
Menelaw Sete è riuscito, invece, a creare una dimensione surreale che porta lo spettatore a identificarsi nella sua visione, creando così un parallelo tra la sua filosofia metaforica espressa nel documentario dalla parte filmica e la conseguenza della fine del pianeta espressa dalla parte animata, dando origine a una connessione profonda tra due dimensioni strettamente correlate.

Eduardo Veneziano e Menelaw Sete (foto di Lucy Anunciaçao)

51 minuti che fanno de Un baiano pirandelliano un lungometraggio di denuncia, ponendo l’attenzione sulla crisi climatica in un contesto storico in cui i grandi della Terra prendono le distanze da Madre Natura, ricercando unicamente il profitto. Inoltre il gemellaggio tra due grandi personalità artistiche quali Menelaw Sete e Luigi Pirandello non fa altro che dare risonanza a questa problematica, concentrandosi non solo sul processo di distruzione del nostro pianeta, ma anche e specialmente sul ruolo determinante che sta compiendo l’uomo in tale processo.

Dopo il successo riscontrato con la prima proiezione in Brasile, Veneziano ha giustamente voluto che il film-documentario venisse proiettato nella sua terra natia, quella stessa terra devastata dalla cementificazione eccessiva, nella quale l’illegalità allunga i propri artigli anche sull’ambiente. E quindi la scelta di presentare Un baiano pirandelliano a Palermo diventa motivo di riscatto per una regione di una bellezza paradisiaca che vive di conflitti e di contrasti, ma anche di lotta e voglia di legalità.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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