«Stay hungry, stay foolish»: come interpretare Steve Jobs

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Copertina del libro che racconta la vicenda di Steve Jobs

Nel 2011 se ne andava l’inventore della mela più chiacchierata della storia, ovviamente seconda solo al celebre pomo biblico. Steve Jobs (San Francisco, 24 febbraio 1955 – Palo Alto, 5 ottobre 2011), il papà della Apple, non è stato solo un grande innovatore nel campo delle tecnologie, e nemmeno semplicemente un grande imprenditore: egli è stato un raffinato sociologo, un abile lettore dell’umanità e un comunicatore eccellente.

«Stay hungry, stay foolish», «siate affamati, siate folli», diceva l’informatico di San Francisco, una di quelle frasi da tutto o niente: essa si presta a due fondamentali interpretazioni, le cui nature sono opposte e le cui direttive divergono per orientamento e tipologia di percorso. Perché è importante riflettere sulla maniera ermeneutica necessaria per leggere le parole di Jobs? Per il semplice motivo che la sua impresa economica e culturale è divenuta un modello di formazione per le giovani generazioni.

Due letture del celebre motto: una intesa come apologetica del capitalismo cannibale che sfrutta l’occasione non appena questa si presenta, un vero inno nel senso volgarizzato del carpe diem, “saccheggia il tempo”; l’altra, quella più auspicabile nell’incontro con i nuovi giovani, incentrata sul vitalismo che deve animare ciascun individuo nell’affrontare l’esistenza.

In questa seconda interpretazione essere “affamati” significa essere golosi di occasioni di crescita intellettuale  e interiore, essere “folli” significa avere il coraggio di sperimentare. Non più il ritratto del perfetto capitalista “amante del rischio remunerativo”, bensì il syllabus dell’uomo che desidera conoscere per alimentare la forza vitale dell’esistenza: se letto così l’operato di Steve Jobs diviene una chiara parabola di umanità nel mondo della tecnica, una bella storia culturalmente potente e in grado di salvare molto del marcio che nella dialettica tra tecnologia e finanza esiste.

Steve Jobs era un uomo controverso, animato dalla viscerale vocazione al fare, all’impastare le sorti dell’umanità con la sua stessa potenza di pensiero: non c’è quindi affatto da stupirsi se lo stesso inventore della mela morsicata ha affermato:

Avrei buttato tutta la mia tecnologia per una serata con Socrate.

Pensare che la dimensione umana e la prospettiva umanistica possano intersecare il successo e l’agiatezza economica non è un delitto, bensì un dovere civile. Jobs docet.

Francesco Girolimetto per MIfacciodiCultura

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