Il latino è fortunatamente vivo ed anche utile: in arrivo le certificazioni

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latinoIl latino è morto e resta morto. Riadattando il celebre adagio nietzschiano sulla morte di Dio nello Zarathustra (1884), è facile prevedere che la lingua dell’antica Roma sia ormai un oggetto di antiquariato. Tuttavia, nella società liquida tanto cara a Zygmunt Bauman, la lingua di Orazio e Ovidio ha (fortunatamente) conosciuto una vera e propria rinascita. Per il latino è adesso prevista una vera e propria certificazione sullo stile di quelle per il livello di conoscenza dell’inglese. In questo articolo cercherò di spiegare il rinnovato interesse della lingua di Cicerone, perché il latino è veramente utile e qual è l’impatto che esso potrebbe avere in futuro e nella vita non soltanto degli studiosi, ma soprattutto di tutte e tutti coloro che vogliono avvicinarsi a una lingua ritenuta morta per troppo tempo.

L’esame, nei livelli A1/A2, è stato progettato per valutare la conoscenza delle nozioni grammaticali di base. I candidati saranno chiamati a trasformare frasi attive in passive, a riempire le parole mancanti in un testo o affrontare domande di vero/falso. Diverso è il discorso per il livello B2, dove gli esaminandi saranno chiamati a tradurre una versione.

Delineate le strutture dei livelli d’esame, passiamo adesso alla domanda fondamentale: perché il latino ha potuto riconquistare il ruolo che gli spettava? Come tutte le lingue antiche (incluse greco e irlandese), il latino aiuta a ragionare: gli studenti devono confrontarsi con una struttura grammaticale e una sintassi completamente diversa dal francese o dall’italiano standard. Il latino ha delle funzioni sintattiche (i casi) che sono scomparse nelle lingue romanze, ma che aiutano a costruire meglio una frase o ad articolare il pensiero (confrontarsi con un nominativo (cioè il soggetto) o un accusativo (cioè il complemento oggetto).

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In un’ultima analisi (sebbene non meno importante), la lingua dell’antica Roma ha riacquistato la sua dignità anche grazie (paradossalmente) grazie alle battaglie femministe ed egualitarie della grande classicista britannica Mary Beard. Ho recentemente avuto l’opportunità di leggere il suo ultimo lavoro, il libretto Women and Powerdove la studiosa inglese analizza il rapporto tra arte e il ruolo delle donne nella letteratura latina, facendo sì che letteratura e politica si intersechino, restituendo nuova linfa a un idioma ritenuto arcaico. Allo stesso tempo, la filosofa e classicista americana Martha Nussbaum, ha rilanciato l’importanza del latino legandola al suo capability approach. In un misto tra il pursuit of happiness della Costituzione statunitense e la riflessione filosofica greco-latina su come deve essere vissuta la propria esistenza, Nussbaum sintetizza che ognuno deve perseguire il proprio ideale, senza farsi scoraggiare. Seneca e Cicerone avevano già compreso e ampiamente documentato come si dovrebbe condurre la propria esistenza.

Nel 2018 il latino esce dalle aule polverose delle biblioteche e delle università e diventa un asset fondamentale per il mondo del lavoro. Se la Repubblica ha forse capito che il latino serve, oltreoceano lo avevano già compreso. Per la sua linearità e logica, i datori di lavori americani ritengono la conoscenza del latino una risorsa fondamentale, ampiamente spendibile nel paese a stelle e strisce.

latinoPassiamo adesso alla considerazioni personali. L’influenza del latino si sente ancora oggi nella cultura mediterranea. I codici di legge di Francia e Italia sono  basati sul diritto romano. Inconsciamente l’utilizzo del latino anche nella lingua parlata è ancora vivo: un brocardo (espressione giuridica) come dura lex sed lex (“la legge è dura, ma è la legge”) è ancora vivo nella lingua corrente, così come il celebre aforisma cartesiano cogito ergo sum (“penso dunque sono”) risuona anche nelle università anglosassoni. Gli antichi romani e la loro lingua possono ancora insegnarci molto: la potenza delle orazioni ciceroniane serve da monito ai (troppi) politici corrotti o il carpe diem oraziano ci insegna a vivere la nostra vita come meglio crediamo, afferrando l’attimo e l’occasione giusta.

Riadattando un testo nietzschiano, il latino è vivo. molto vivo. Facciamo sì che questo patrimonio morale e culturale non vada perduto e usciamo dalle logiche neoliberiste dell’utile e del conveniente.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura 

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