“Museums League”: l’arte di Maurizio Cattelan si sposa con lo sport

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Museums League è parte del nuovo progetto artistico, dal titolo Made in Catteland, firmato dal controverso e universalmente conosciuto Maurizio Cattelan. Nato dal sodalizio tra arte e sport, è dedicato a tutti i tifosi dell’arte, che potranno così possedere una sciarpa del proprio museo preferito, o semplicemente collezionarle tutte acquistandole direttamente dai diversi bookshop, fisici o online.

Maurizio Cattelan

Il progetto di promozione poggia le basi sul concetto di museo quale immagine emblematica della città ed in effetti così era fino a non molto tempo fa. Museums League ha saputo cogliere l’alta tradizione culturale dei diversi paesi, strizzando l’occhio ai più recenti gusti sociali.

Risulta pressoché ovvia la prefigurazione delle città più visitate al mondo, tinte dai variopinti colori delle sciarpe appartenenti agli ultras dell’arte. L’idea di fondo si basa sul principio di “arte per tutti”, da cui deriva la creazione di una specifica linea di gadget culturali facilmente reperibile negli shop museali.

Una riflessione però sorge spontanea nel momento in cui si associa la parola museo alla parola gadget culturale. Un tempo queste istituzioni culturali erano dei veri e propri scrigni, custodi dei tesori più preziosi della civiltà e rappresentanti la meta di pellegrinaggi attuati allo scopo di una personale formazione intellettuale. Tutto cambia però, e tralasciando i commenti etici di rito, anche i musei devono adeguarsi. Lo spettatore non è più disposto a percepire l’arte, e i luoghi atti alla sua conservazione, come elementi inafferrabili di un’entità divina e culturalmente troppo elevata da poter essere contaminata con la blasfemia umana. Al contrario, il visitatore, consapevole padrone di un saldo punto di vista, vuole partecipare attivamente all’offerta espositiva, divenendo in alcuni casi, parte integrante dell’atto estetico.

Maurizio Cattelan al Guggenheim

Il rapporto tra spettatore e opera d’arte, così come il rapporto tra visitatore e museo, ha subito profonde mutazioni, la linea di separazione tra i diversi poli si è assottigliata sempre di più, arrivando talvolta a scomparire. Da qui il concetto, non nuovo, di “arte per tutti” quale momento d’incontro e di scambio collettivo. Un momento creativo che sia Pop, non erroneamente inteso come avente bassa qualità, ma in quanto strumento di ampia e capillare diffusione. Conseguentemente emerge che, se l’arte è per tutti, allora l’arte può appartenere a tutti, grazie ad un collezionismo più accessibile.

Il mutato ruolo dei musei, seppur sempre al centro dell’identificazione comunitaria, unito a questa visione del collezionismo dilatato, ha condotto alla realizzazione del progetto Museums League. La mente generatrice non poteva che essere quella di un artista, il cui percorso lavorativo è stato plasmato all’insegna della controversia.

Made in Catteland tenta di ridisegnare la forma dei gift shop dei musei: luoghi attraversati dallo stesso pubblico dell’arte, ma che nella maggior parte dei casi non hanno niente a che vedere con il museo e il suo contenuto. I visitatori sono costretti a passarci come in un autogrill. Perché lo shop non dovrebbe far parte del percorso estetico?.

Queste le parole di Maurizio Cattelan ed in effetti rispecchiano un dato di fatto, il merchandising e il consumismo sono parte integrante degli interessi umani, compresa l’arte, perciò perché non dovrebbero essere inseriti nell’esperienza offerta dai musei. L’arte sin dalle origini rispecchia ciò che la circonda, molti hanno inserito questi meccanismi nelle loro opere, per citare un esempio su tutti l’arte pop, ma lo stesso Cattelan, durante la Biennale di Venezia del 1993, affittò il proprio spazio ad un’agenzia pubblicitaria, creando l’opera Lavorare è un brutto mestiere.

Made in Catteland, foto di Pierpaolo Ferrari

Museums League risulta estremamente irriverente, ma esso è un carattere fondante del cammino dell’artista padovano, che solo con i suoi, La nona ora (1999), Him (2001) o Dead Horse (2009) ha stravolto l’opinione pubblica. Tacciato da svariati critici di rappresentare una figura costruita ad hoc per i media e il pubblico, da molti altri, Cattelan  è percepito come un artista estremamente critico e riflessivo, che attinge da esperienze autobiografiche, per attivare delle dinamiche emozionali nello spettatore. Ciò non toglie che Museums League possa essere considerato da alcuni come una banale mercificazione delle elevate sfere culturali, ma per l’appunto anche il consumismo è una parte integrante della società odierna. Negarlo, costituirebbe una mancanza da parte di tutta quella sfera estetica, che si alimenta grazie a queste variabili.

Ad oggi sono numerosi i musei che hanno deciso di aderire all’iniziativa, ricordiamo: il MoMA, Palais de Tokio di Parigi, il Guggenheim, il New Museum e Brooklyn Museum, il Pérez Art Museum di Miami, La Triennale, il Maxxi di Roma, il Pirelli HangarBicocca e la Fondazione Prada. Questo è un segnale rilevante, che evidenzia quanto le istituzioni culturali stiano modificando le proprie linee guida, in merito all’immagine che vogliono trasmettere al pubblico.

La parola ora spetta a voi. Qual è la vostra squadra/museo preferito?

Carolina Cammi per MIfacciodicultura

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