La Bibbia di Gutenberg, ovvero la nascita della stampa

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Il 23 febbraio 1455 viene storicamente riconosciuto come il giorno della nascita della stampa. Oggigiorno il conflitto fra puristi della carta stampata e la proseliti della modernità digitale è più che mai acceso; è importante però riconoscere l’origine di tutta la civiltà letteraria contemporanea.

Gutemberg

L’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Johannes Gutenberg fu un evento che rivoluzionò totalmente lo scenario culturale e sociale europeo. Mentre in Asia la pratica si era già diffusa da quattro secoli, l’Europa tardo medievale viveva in una condizione in cui il materiale letterario era merce rara e riservata a pochissimi soggetti. Prima dell’esistenza di una pratica tecnica e artigianale come la stampa il libro era a tutti gli effetti un oggetto di lusso. Da quel momento nacque la possibilità di moltiplicare questo oggetto in un numero potenzialmente infinito di volte e, di conseguenza, di renderlo accessibile a molti più individui.

Prima della stampa la letteratura era sostanzialmente una; una sola e condivisa all’unanimità. La ristretta cerchia di illustri letterati non prendeva in considerazione altro materiale letterario se non quello ufficiale ed elitario. Questo materiale veniva tramandato grazie alla tradizione amanuense del manoscritto. Ogni libro era un oggetto unico e speciale, alla stregua di un pezzo di arredamento. I libri che circolavano allora erano un unico testo  riprodotto fisicamente in volumi ciascuno diverso dall’altro.

La stampa diede la possibilità di replicare, in un grande numero di copie, uno stesso testo. Tra la metà del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento si moltiplicarono le tipografie in giro per l’Europa e tutta la popolazione fu costretta a prendere coscienza dell’esistenza di nuovo materiale letterario. Nuovo non perché prima non esistesse; ma perché adesso la sua riproducibilità lo aveva reso potenzialmente disponibile a tutti. La scelta per il primo testo stampato da Gutenberg fu molto intelligente: la Bibbia. Testo sacro già celeberrimo che da quel momento arrivò alla portata di tutti, trasformandosi in una sorta di best seller quattrocentesco.

Per quanto la stampa rimase, almeno fino alla fine del Settecento, un’attività puramente artigianale (e non industriale), limitata a qualche decina di centri sparsi per l’Europa, la sua comparsa determinò una svolta fondamentale nella costruzione e nella diffusione di una cultura, sia nazionale che comunitaria, condivisa.

Il momento di maggiore rottura si avrà alla fine del XVIII secolo quando la Rivoluzione industriale, la Rivoluzione francese e l’avvento della cultura Illuminista segneranno l’avvento di una civiltà di tipo urbano borghese. Una società stratificata, molto più alfabetizzata, moderna, con più esigenze e con più possibilità di usufruire della letterarietà. Tutti questi cambiamenti porteranno la stampa ad evolversi da attività artigianale ad attività industriale con la nascita di case editrici, giornali e del concetto di libro come oggetto sociale. Questa fu l’età del vitello d’oro per la stampa che riuscì a diffondere quasi capillarmente il materiale letterario per tutta l’Europa.

Il correre dei tempi ha portato oggi a nuove esigenze da parte dei lettori e dei consumatori di libri, riviste e giornali. Adesso il mondo editoriale pende fra gli estremi della carta stampata e il mondo del digitale. Le case editrici spesso arrancano per stare dietro a un crescente disinteresse nei confronti della lettura e sono costrette a rinunciare al fascino del libro stampato per dedicarsi anche al pratico e veloce digitale.

La mediazione editoriale si modifica e si evolve in base alle esigenze del pubblico e bisogna quindi prendere atto ed accettare il fatto che la stampa, dalla sua genesi in un piccolo laboratorio di Magonza per mano di un orafo e tipografo tedesco si è evoluta; ha assunto diverse forme e ha attraversato periodi d’oro e periodi bui; ma se oggi siamo qui a leggere, scrivere e trasmettere cultura attraverso uno schermo è stato grazie a questo evento, i cui frutti ogni giorno ci accompagnano, ci caratterizzano e ci identificano come membri di una società.

Francesco Carucci per MIfacciodiCultura

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