Michelangelo Buonarroti, «Io come Eraclito nella scuola di Atene»

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Bacco, 1496-97, marmo, Museo del Bargello

Stando alle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti, scritte da uno dei suoi più grandi estimatori Giorgio Vasari (1511 – 1574), il giorno in cui nacque Michelangelo Buonarroti (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) Dio mandò sulla Terra «uno spirito che universalmente in ciascheduna arte et in ogni professione fusse abile, operando per sé solo a mostrare che cosa siano le difficoltà nella scienza delle linee, nella pittura, nel giudizio della scultura e nella invenzione della veramente garbata architettura. E volse oltra ciò accompagnarlo de la vera filosofia morale, con l’ornamento della dolce poesia […]». E continuò il Vasari, essendo Firenze la città dove fino ad allora erano convogliati e convogliavano gli «ingegni sommamente elevati e grandi» della pittura (Cimabue, Giotto, Leonardo), della scultura (Donatello) e dell’architettura (Brunelleschi), non poteva che essere proprio questa città a dargli i natali.

Manifestatasi già in tenera età la sua predilezione per la scultura e le arti plastiche, Michelangelo fu apprendista nella famosa bottega di Domenico Ghirlandaio, dove aveva studiato anche Leonardo da Vinci (1452 – 1519). I due si sarebbero confrontati a inizi Cinquecento con due opere incompiute e perdute (La Battaglia di Anghiari di Leonardo e La Battaglia di Cascina di Michelangelo) volute dal Gonfaloniere Soderini per l’attuale Palazzo Vecchio.

Raffaello, Scuola di Atene, 1509 – 11, Stanze Vaticane

Dopo tre anni presso il Ghirlandaio, fu mandato a studiare nel Giardino di San Marco a Firenze, luogo di conservazione dello statuario greco-romano della famiglia Medici. Lorenzo il Magnifico, indiscutibile amante e patrono delle arti, aveva concepito questo posto come una scuola che, sotto la guida di un allievo di Donatello, lo scultore Bertoldo, doveva formare scultori «eccellenti». Lì, lo studio e l’osservazione dell’Antico furono così puntuali in Michelangelo da consentirgli di realizzare un Cupido dormiente (ora perduto) che fu spacciato per antico dal commerciante Baldassarre del Milanese al cardinale Raffaele Riario, che lo acquistò. Scoperta la truffa, il cardinale si fece sì risarcire, ma volle conoscere l’ignoto artista, perciò mandò a Firenze il banchiere Jacopo Galli a cercarlo e invitarlo a Roma, dove gli commissionò una statua di Bacco, con la cui postura Michelangelo riuscì a “congelare” il momento di barcollio di un ubriaco, lasciando che parte del peso del Dio fosse retto dal satiro. Lo sguardo è vuoto, la testa inclinata, l’addome proteso in avanti e dalle «carnosità e tondezza della femmina», insomma Michelangelo scolpì un Bacco chiaramente ubriaco «maggior ch’el vivo». Durante questo suo primo soggiorno romano, per un altro cardinale, il francese Jean de Billheres, realizzò La Pietà (1498 – 99, Basilica di San Pietro, Città del Vaticano), che nel XVIII secolo sarebbe stata portata a San Pietro.

Michelangelo Buonarroti come Eraclito

La bellezza commovente e la maestria dimostrata per quest’opera (l’unica che Michelangelo firmò), gli valse l’incarico nel 1505 da parte di Giulio II (1443 – 1513) di progettare in San Pietro in Vincoli la sua tomba: un imponente complesso architettonico-scultoreo che lo avrebbe tenuto occupato per gran parte della sua vita. Ultimò i lavori solamente nel 1545 con una produzione statuaria che avrebbe fatto riflettere generazioni di artisti, tra cui lo stesso Salvador Dalí.

Questo papa poi affidò a Michelangelo Buonarroti l’impresa titanica di sistemazione della volta della Cappella Sistina (1508 – 1512), mai più toccata dopo gli interventi di papa Sisto IV della Rovere (1414 – 1484). Egli non era pittore, ma la grandiosità dell’impresa gli fece accettare l’incarico. Inizialmente chiese degli aiuti, ma, insoddisfatto della loro perizia, decise di realizzarla unicamente da sé: «preso ordine di far da sé tutta quella opera, a bonissimo termine la ridusse con ogni sollecitudine di fatica e di studio; né mai si lasciava vedere per non dare cagione che tal cosa s’avesse mostrare; onde ne gli animi delle genti nasceva ogni dì maggior desiderio di vederla.» (Vasari, Einaudi, p. 926). L’ex Direttore dei Musei Vaticani Paolucci disse «Dopo la volta della Sistina, il mondo delle arti in Europa non sarà più lo stesso».

Persino, il giovane Raffaello (1483 – 1520) – artista amatissimo da Leone X Medici (papa dal 1513 al 1520), ma mal tollerato da Michelangelo, perché «parecchio furbo» – riconobbe il genio, che volle omaggiare inserendolo in itinere tra i filosofi nella sua Scuola di Atene delle Stanze vaticane: gli diede le sembianze di Eraclito.

Di questo ritratto, Michelangelo Buonarroti scrisse:

Mi fece anche un bel ritratto nel quale mi ritrovo in tutto e per tutto. […] io son lì seduto sopra un blocco di marmo squadrato nelle sembianze di Eraclito. Sembro assorto nei miei pensieri, indifferente alla scena che si svolge attorno. La mia corporatura robusta è quella che avevo nella realtà, la barba poco folta e biforcuta, i capelli folti ma che se ne andavano un po’ qua e un po’ di là. E già quell’Eraclito lì son proprio io. Guardante anche i piedi: proprio come scrisse il Vasari nella mia biografia son vestiti con “stivali di pelle sopra lo ignudo”. Come Eraclito non ero apprezzato dalla folla, sempre nemica dei migliori e ubbidivo alle leggi della ragione universale.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Antonietta Bandelloni dice

    Buongiorno,
    Il pezzo da lei citato alla fine è di mia proprietà e citare la fonte è doveroso,
    Questo è il link da dove a prezo il pezzo di testo…https://michelangelobuonarrotietornato.com/2015/09/17/io-come-eraclito-nella-scuola-di-atene/
    Saluti

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