Martin Lutero: di Grazia e di Sacramenti, come nacque il Protestantesimo

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Martin Lutero
Ritratto postumo di Martin Lutero

Il 10 novembre 1483 nasceva a Eisleben Martin Luther, italianizzato con Martin Lutero. Sempre qui morirà il 18 febbraio del 1546.

Martin Lutero è il padre del luteranesimo e, più in generale, del protestantesimo nelle sue varianti: fu il primo a iniziare il movimento di riforma contro la Chiesa Cattolica, seguito successivamente da personaggi come Calvino o Zwingli. Nel XVI secolo, infatti, era ormai troppo forte la volontà di rinnovamento di una Chiesa che non rispettava più gli insegnamenti evangelici, tanto che i movimenti di riforma si diffusero in tutta Europa.

Dopo la lettera di protesta dei principi luterani contro la proclamazione della dieta di Spira del 1529, che ribadì l’editto della dieta di Worms (1521) e quindi la condanna alle tesi luterane ad eresia, nacque la definizione protestantesimo. A partire dal XVI secolo i luterani fondarono chiese in Germania, Scandinavia, mentre in Ungheria, Scozia, Svizzera e Francia furono Zwingli e Calvino a intervenire. A ciò si aggiunge ovviamente la nascita della Chiesa Anglicana nel 1534 per opera di Edoardo VIII.

Ma il cruccio di Martin Lutero era ben più profondo: non era stata solo la vendita delle indulgenze a portarlo ad appendere le sue 95 tesi il 31 ottobre del 1517. Il rinnovamento che voleva questo monaco agostiniano nella Chiesa Cattolica andava oltre alla simonia, all’invenzione del Purgatorio o al nepotismo. Erano proprio dogmi diversi quelli alla base della sua rivoluzione: idee e convinzioni maturate negli anni, già prima che le sue dottrine venissero tacciate di eresia.

L’esperienza della torre (Turmerlebnis) risale al 1512, durante la vita monacale: nella latrina della torre, leggendo la lettera di San Paolo ai romani, ebbe l’illuminazione. La Grazia divina non è ciò che era sempre inteso dalla Chiesa, che utilizzava anche questa convinzione per vendere appunto le indulgenze e la salvezza eterna: le opere degli uomini in terra, in realtà, non hanno nessuna utilità ultraterrena. L’unico modo per salvarsi è avere fede. Infatti, sin dalla nascita, tutti siamo peccatori: è solo Dio che può giustificarci in virtù della nostra fede, solo l’immensa potenza divina può tramutare un peccatore in un graziato. Non certo l’uomo e le sue misere azioni. La salvezza avviene solo per fede: le opere pie vengono quindi fatte per ottenere la Grazia, nemmeno certa, e non il Paradiso assicurato.

Si capisce bene perché riteneva impossibile (anche se non era il solo) una pratica becera come la vendita delle indulgenze.

Non c’è distinzione: tutti infatti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, essendo giustificati gratuitamente per la Sua grazia, mediante la redenzione in Gesù Cristo, che Dio ha esposto per espiazione col Suo sangue mediante la fede.

da Romani 3,23-25

Ma fu un’altra sua convinzione a far infuriare le alte cariche ecclesiastiche: l’abolizione quasi totale della gerarchia ecclesiastica. Siccome Lutero era convinto sostenitore della libera interpretazione delle Scritture, riteneva che non ci fosse bisogno di sacerdoti e altri numerosi intermediari: la fede e la dottrina dipendono dal fedele, non da imposizioni altrui. Sempre per questo motivo, ridusse all’osso anche i vari sacramenti: rimasero il Battesimo (che per quanto ci lava dal peccato originale non ci salva dal peccare a distanza di pochi anni) e l’Eucarestia. Le uniche due effettivamente dettate dalle Scritture. Inoltre, essi sono validi solo se c’è una vera intenzione soggettiva: oggettivamente sono solo gesti senza senso. Ecco perché non credeva nemmeno nella transustanziazione: il pane e il vino non diventano effettivamente il sangue e il corpo di cristo, ma anche. Mantengono dunque la loro natura oggettuale e originaria, senza diventare realmente corpo e sangue del Signore.

Il ruolo dei sacerdoti, quindi, è ridotto al minimo.

Eliminando sacramenti, concili e vescovi, e abolendo il dogma dell’infallibilità papale (che rimane un peccatore in Terra come tutti noi), rimaneva poco margine di arricchimento.

Insomma, nella Chiesa Luterana sarebbe stato impossibile un Vatileaks (tanto il primo quanto il secondo): non ci sarebbero stati soldi da gestire né tanto meno ci sarebbero stati vescovi e cardinali a comprarsi attici e pellicce.

C’è chi dubita della fede e della conversione di Martin Lutero, avvenuta per un fioretto a Sant’Anna: si fece infatti monaco dopo essere scampato ad un fulmine durante una tempesta. Ci sono anche diverse illazioni sulla sua morte: voci di corridoio dicono che, in realtà, si fosse suicidato.

Ma screditare Martin Lutero non cambierà la validità delle tesi protestanti nel XVI secolo: mentre c’era chi vendeva indulgenze, faceva figli nonostante il voto di castità e li rendeva pure vescovi e sacerdoti, lucrava con i soldi delle donazioni di poveri fedeli ignoranti e disperati e utilizzava la parola di Dio come proprio tornaconto, lui intimava di ritornare al messaggio evangelico.

Zwingli, ritratto di Hans Asper, Winterthur Kunstmuseum

Ci sono sicuramente dei dogmi fondamentali inaccettabili per la Chiesa Cattolica, e sempre si discuterà riguardo alle questioni teologiche, senza trovare mai una vera risposta: ma forse oggi avremmo bisogno di un piccolo Lutero che si aggirasse tra noi e ricordasse ai cardinali vestiti di ermellino che il voto di povertà non è un optional, ma una scelta.

Ad ogni modo, sappiate che fu proprio grazie alle teorie luteranensi che si creò e sviluppo la lingua tedesca: al posto di usare il morto e incapibile latino, scrisse e parlò in tedesco, sfruttando anche la recente invenzione della stampa a caratteri mobili che gli permise di diffondere i suoi testi con più facilità.

Quindi, al di là delle questioni religiose, la sua rilevanza culturale lo ha reso un personaggio degno di nota.

Tanto per la storia di una lingua che per la Storia dell’umanità.

Non era ancor molto lontan da l’orto,

ch’el cominciò a far sentir la terra

de la sua gran virtute alcun conforto;

ché per tal donna, giovinetto, in guerra

del padre corse, a cui, come a la morte,

la porta del piacer nessun diserra;

e dinanzi a la sua spirital corte

et coram patre le si fece unito;

poscia di dì in dì l’amò più forte.

Questa, privata del primo marito,

millecent’ anni e più dispetta e scura

fino a costui si stette sanza invito.

Divina Commedia, Canto XI, Paradiso

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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