Gli 85 anni di Yoko Ono, tra accuse mediatiche e attivismo pacifista

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Play it by trust (1963-2013)

Ci sono artisti di cui si conosce il nome, ma poi non si sa di preciso cosa abbiano fatto precisamente, se non essere figli di o partner di: questa è la sorte mediatica toccata a Yoko Ono che oggi, 18 febbraio, compie 85 anni.

Negli ultimi decenni dei suoi meravigliosi 85 anni, Yoko Ono ha incassato una lunga serie di stroncature a cui ha risposto con freddezza e fermezza. La più nota invettiva è quello secondo cui sarebbe stata proprio lei, moglie di John Lennon dal 1969, la causa della fine dei Beatles: Paul McCartney, in un’intervista rilasciata al magazine Rolling Stones qualche mese fa, dice che sì, lui e Yoko Ono sono amici, ma lei nei confronti della band è stata invadente, onnipresente fonte di distrazione e bisticci. Molti musicisti, tra l’altro, dicono di aver temuto la sindrome Yoko Ono, ed hanno dunque preferito scegliere una compagna fuori dal giro della musica.

Nonostante i pettegolezzi, le accuse di colpevolezza e lo scarso apprezzamento da parte di critici e aste d’arte, Yoko Ono è tutt’oggi un’artista prolifica e impegnata su più fronti di sensibilizzazione. Il motivo centrale della sua poetica, che ebbe umanamente ed artisticamente un’influenza profonda su John Lennon, è il disegno di un mondo migliore, sganciato dalle ingiustizie, dalle lotte fratricide, dai razzismi, dalle mosse strategiche per ottenere un potere crescente e pervasivo. WAR IS OVER! If you want it: nel Natale del 1969 era questo il messaggio di auguri da parte di Yoko Ono e John Lennon, stampato su cartelloni pubblicitari sparsi per le maggiori città del mondo.

WAR IS OVER If you want it (1969)

Chi crede che Yoko Ono sia stata una strega, una maledizione sui Fab Four, non vuole ammettere che fu proprio lei ad aprire gli occhi al suo compagno, ad allentare certe sue catene in favore di una svolta politica e umanitaria che abbracciasse ideali di pace e uguaglianza. Può anche essere che John Lennon fosse accecato dall’amore per la sua compagna, ma è anche vero che lui stesso ammise di essere cambiato nel profondo grazie a lei, di aver abbracciato la protesta femminista e pacifista grazie a Yoko Ono, di cui si innamorò a una sua mostra londinese nel 1966.

Nata a Tokyo nel 1933 da una famiglia aristocratica, Yoko Ono ha vissuto l’orrore della bomba atomica del 1945. Il cielo offuscato di quei mesi terribili ricorre in una sua opera del 2012 esposta alla Serpentine Gallery di Londra sotto forma di puzzle blu dentro ad elmetti rovesciati appesi al soffitto. Yoko Ono porta avanti da decenni il suo bisogno di pace, la necessità di non infrangere più il cielo con la guerra e la vita delle persone con l’odio. L’arte permette di disegnare un mondo in cui si coltiva il rispetto e di risvegliare le coscienze assopite attraverso concetti semplici, ad esempio con una scacchiera dove la contrapposizione tra bianchi e neri viene neutralizzata con pedine dello stesso colore: dall’uno o dall’altro schieramento, prima o poi si farà il primo passo verso un dialogo pacifico.

Imagine Peace Towe a Reykjavik, dedicata alla memoria di John Lennon, il fascio di luce è visibile ogni anno dal 9 ottobre all’8 dicembre

Se il suo talento creativo non sembra emergere in modo prepotente nel mondo dell’arte, diverso è l’effetto dello slancio di Yoko Ono nell’attivismo e nella comunicazione pacifista e ambientalista. Anche in questo campo viene accusata di spremere il mito di Lennon, ma c’è da dire che la coppia era solita approfittare dell’attenzione mediatica per trasmettere messaggi, non per profitto, ma per la convinzione di un mondo migliore possibile. Il 20 marzo 1969 Yoko Ono e John Lennon si sposano e nei giorni della luna di miele mettono in scena un happening pacifista, Bed-In, in un hotel di Amsterdam e poi di Montreal. Permisero a giornalisti di osservare la loro intimità, le loro discussioni sulla pace e sull’amore seduti in pigiama sul letto.

Successivamente lanciarono il Bagism, sulla scia delle esperienze Fluxus della Ono, presentandosi a una conferenza dentro ad un sacco. Poi ancora inviarono a leader politici delle ghiande chiedendo loro di piantarle: le due querce piantate da Tito nel 1969 continuano a crescere, come un monito di pace.

La figura di Yoko Ono è inscindibile dal suo messaggio di pace, trasmesso in modo eccentrico, ma sempre vivo e sempre più istituzionalizzato, ad esempio attraverso il premio per la pace istituito dalla Ono nel 2002 in favore di artisti.

Give peace a chance. Yoko Ono non ha mai smesso di crederci.

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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