Beppe Fenoglio e la Resistenza tra riservatezza e malinconia

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Beppe Fenoglio

«Di alto rango con una faccia da film western, un po’ brutale ed accigliata»: così Italo Calvino descrive fisicamente Beppe Fenoglio, scrittore, partigiano, traduttore e drammaturgo. «Uomo che rimugina e parla poco, lo si direbbe un istintivo di poche letture, ma traduce raffinati poeti inglesi come John Donne e Eliot», scrive ancora Calvino che lo conosceva, ed anche i suoi biografi sempre ne hanno sottolineato il carattere duro ed ostinato, ritroso e selvatico: evidentemente Giuseppe Fenoglio, detto Beppe, era proprio così.

Concordano pure nel dire che la sua fu una vita tranquilla, trascorsa per lo più nelle Langhe tra scrittura, famiglia, lavoro d’ufficio in una azienda vinicola e passione per lo sport, cerchiamo di scoprire qualcosa di più di questo auotre.

Beppe Fenoglio nasce ad Alba (Cuneo) il 1° marzo 1922 in una famiglia di estrazione modesta: il padre è un garzone di macellaio socialista e seguace di Filippo Turati, la madre una donna volitiva che aspira per i suoi figli a una vita migliore della propria. Nel 1928 il padre acquista una macelleria in piazza del Duomo ad Alba, nel 1923 e nel 1933 nascono i fratelli di Beppe Walter e Marisa. Fin dalle elementari si dimostra un bambino intelligente e riflessivo: al termine della scuola il suo maestro, nonostante le persistenti ristrettezze della famiglia, suggerisce di iscriverlo al Ginnasio “Govone” di Alba. Il giovane si rivela subito uno studente modello, lettore onnivoro, appassionato della lingua inglese che inizia a tradurre; per un breve periodo lavora anche come raccoglitore di asparagi.
Due professori liceali lasciano in lui un segno indelebile. Entrambi partigiani, saranno fondamentali per la maturazione della coscienza antifascista di Fenoglio: il docente di lettere Leonardo Cocito, comunista, impiccato dai tedeschi nel 1944 e Pietro Chiodi, docente di storia e filosofia.

Dal 1940 al 1943 frequenta, senza portare a termine gli studi, la facoltà di Lettere dell’Università di Torino, fino alla chiamata alle armi. Dopo l’8 settembre 1943 Fenoglio aderisce alle formazioni partigiane, dapprima nelle file “rosse” delle Brigate Garibaldi, poi nei “badogliani” della brigata Belbo, comandata dal “Poli” (Nord ne Il Partigiano Johnny, il romanzo sulla Resistenza a cui è legato soprattutto il suo nome). Partecipa anche ad alcuni combattimenti assieme al fratello Walter, ma svolge soprattutto il ruolo di interprete e ufficiale di collegamento tra le forze armate angloamericane e il gruppo partigiano.

Alla fine della guerra Fenoglio, tornato con grande difficoltà alla vita familiare e quotidiana, decide di intraprendere l’attività letteraria ed ottiene grazie alla conoscenza dell’inglese un impiego come corrispondente estero di una casa vinicola di Alba, che gli consente di contribuire alle spese della famiglia e di dedicarsi alla scrittura. La sua carriera di romanziere inizia nel 1949 con i Racconti della guerra civile che la casa editrice Einaudi si rifiuta di pubblicare, e La paga del sabato, romanzo che ottiene un giudizio favorevole da Italo Calvino. Fenoglio lo conoscerà di persona nel 1950 insieme a Natalia Ginzburg ed Elio Vittorini, ideatore della collana “Gettoni”, nata per accogliere nuovi scrittori. Qui nel 1952 sono pubblicati i suoi primi racconti con il titolo I ventitré giorni della città di Alba e l’anno successivo il romanzo breve La malora, mentre prosegue l’attività di traduttore con La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge.

Il 1959 è un anno importante per la carriera letteraria di Beppe Fenoglio perché pubblica Primavera di bellezza, firma con la Garzanti un contratto quinquennale sui suoi inediti, vince il premio “Prato” e comincia a scrivere un nuovo romanzo di argomento partigiano.
Nel 1961 scrive la raccolta Racconti del parentado a cui, alla firma del contratto con Einaudi, darà il titolo Un giorno di fuoco. La pubblicazione viene però sospesa per problemi tra le due case editrici così si dedica agli Epigrammi e ad una nuova serie di racconti, oltre a collaborare a una sceneggiatura cinematografica di tema contadino.

Lo scrittore nel 1960 sposa con rito civile Luciana Bombardi e l’anno successivo nasce l’unica figlia Margherita, in onore della quale compone due brevi racconti, La favola del nonno e Il bambino che rubò uno scudo. Ad interrompere la felicità familiare ben presto iniziano i problemi di salute: dopo avere ricevuto in Versilia il premio “Alpi Apuane” per il racconto Ma il mio amore è Paco, gli viene diagnosticato un tumore ai bronchi. Fenoglio si spegne a Torino la notte del 18 febbraio 1963 a soli 41 anni e viene sepolto nel cimitero di Alba con rito civile, «senza fiori, soste né discorsi». Nello stesso anno viene pubblicato postumo Una questione privata e soltanto nel 1968 il suo romanzo più celebre, Il partigiano Johnny.

Nel 2001 sono stati istituiti degli itinerari letterari intitolati Il paese del partigiano Johnny nei luoghi dove sono ambientati alcuni dei suoi racconti più rappresentativi e nel 2005 l’Università di Torino gli ha conferito la Laurea ad honorem in Lettere alla memoria, come riconoscimento della produzione letteraria per lo più postuma.

L’epopea del partigiano Johnny si conclude così.

Denise Alberti per MIfacciodiCultura

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