Strage di Macerata e la vendita dei libri antifascisti: si può parlare ancora di “fascismo”?

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Luca Traini

Dopo la strage di Macerata si può davvero parlare di ritorno al fascismo e dare la colpa esclusivamente a Matteo Salvini? Come riporta un articolo del 9 febbraio de Il Fatto Quotidiano, secondo il vignettista Vauro Senesi (come ha sostenuto nella trasmissione di La7 L’aria che tira) quello di Luca Traini «è stato un attentato in stile fascista. La responsabilità politica è trasversale, non solo di Salvini», e continua: «È allucinante fare una connessione tra l’atroce fatto di cronaca nera quale è stato l’omicidio di Pamela e un attentato terroristico a colpi di pistola contro persone che con l’assassinio di Pamela non c’entravano nulla. E questo la dice lunga di quanto il fascismo e la xenofobia siano entrati, per colpa della politica, nel senso comune delle persone».
Contro il ministro dell’interno Minniti, che ha detto di voler ridurre gli sbarchi perché prevedeva situazioni come il caso di Macerata, Vauro prosegue: «capisco tre cose: innanzitutto, visto che questo ministro è così preveggente, perché uno squilibrato, come viene definito, anche se per me è un fascista, aveva la pistola con tanto di autorizzazione? In secondo luogo, noto che la logica è: se non ci fossero stati i migranti, nessuno gli avrebbe sparato. Un po’ come dire, se prima della Seconda Guerra Mondiale, non ci fossero stati gli ebrei, non sarebbero esistiti i campi di concentramento».

L’intervento lascia riflettere su un tema molto importante e da considerare da un punto di vista umanitario. A L’aria che tira in una puntata del 15/09/2017 Vauro Senesi ha detto: «c’è un imbarbarimento della società civile quando si considerano le persone come un problema, come “letame” da spostare un po’ più in là». Non si può parlare di democrazia se si va contro i diritti umani, come giustamente il vignettista ha sottolineato. Inevitabilmente il discorso fascismo-migranti si intreccia fino a diventare una spirale senza fine tra politicanti che tirano sempre di più la corda.

Vauro Senesi

Ma allora fascismo o non fascismo? Nella puntata dell’08/02/2018 di Bersaglio Mobile (trasmissione condotta da Mentana) il professore Emilio Gentile ha affermato che oggi è un po’ difficile parlare di fascismo «se fascismo significa ancora qualcosa di storicamente concreto cioè partito unico, ideologia del capo, culto del presidente supremo e vocazione bellica» e ha aggiunto che è necessario distinguere il razzismo dal fascismo, perché per quanto possano essere simili, non sono la stessa cosa, affermando, inoltre, che i gruppi di destra presenti in Italia: «commettono atti di violenza, ma questo fa parte più della viltà che del coraggio».

Allora cosa fare? La cultura dello straniero è latente e presente come una seconda pelle nelle culture di tutto il mondo. Rousseau diceva: «l’uomo nasce libero ma ovunque è in catene». Potrebbero essere le catene della cultura e delle convinzioni di massa che escludono e includono contemporaneamente gli individui in un determinato luogo.

Ad esempio c’è chi dice anche: «quando vengono qui ci dicono di togliere i crocifissi dalle scuole, però noi dobbiamo indossare il velo nei loro paesi», o ancora: «ci rubano il lavoro, vanno in giro con i telefonini» e altre stupidaggini simili.

Bisogna fare un po’ di attenzione, ad esempio iniziando a non confondere il crocifisso con il velo, non ridurre un problema grande come quello dei migranti a qualcosa dal sapore puramente xenofobo e capire che i migranti non sono per tutti nocivi, anzi per molti  costituiscono una fonte di guadagno. Per cui il problema è qui, in chi specula sul “disagio” altrui.

Emilio Gentile

Al di là di un discorso politico ben più complesso, spostando l’attenzione sul versante opposto, ossia antifascista, è possibile vedere come dopo il caso di Macerata siano aumentate le vendite dei libri antifascisti, e di come il Mein Kampf di Adolf Hitler sia al 46° posto solo su Amazon. Ad esempio Se questo è un uomo di Primo Levi è al 28° posto su Feltrinelli, al 16° su Mondatori, al 27° su Ibs e al 15° su Amazon.

Il fascismo eterno di Umberto Eco è al 20° posto su Feltrinelli e al 64° su Ibs; la Banalità del male di Hannah Arendt è al 44° su Feltrinelli, al 10° su Ibs e al 43° su Amazon. Ancora Il buio oltre la siepe di Harper Lee è al 57° su Feltrinelli e al 20° su Ibs; o L’amico ritrovato di Fred Uhlman è al 65° posto su Feltrinelli, al 93° su Ibs e al 43° su Amazon.

Il Diario di Anne Frank è al 74° posto su Feltrinelli e al 39° su Mondadori; il libro di Enrico Mentana e Liliana Segre, La memoria rende liberi, è al 19° posto su Ibs, e ancora di Liliana Segre, Fino a quando la mia stella brillerà, è al 12° su Mondadori e Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris è al 95° su Feltrinelli e al 97° su Mondadori.

Giorgia Zoino per MifacciodiCultura

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