Roman Opalka, l’uomo che dedicò la sua vita all’arte

0 1.950

Roman Opalka (Abbeville-Saint-Lucien, 27 agosto 1931 – Roma, 6 agosto 2011), francese di nascita ma polacco d’adozione (paese d’origine dei genitori), è stato un artista al di là del tempo, cultore di una forma d’arte ormai perduta. Egli perseguiva, attraverso il suo lavoro, una continua celebrazione della pittura, legandola indissolubilmente al tempo.

Ero in piedi, davanti a una tela che avevo ricoperto di nero. Tenevo con la mano sinistra un bicchiere di vernice bianca, pronto a ricevere il pennello tenuto tra le dita della mano destra, con il gesto ancora sospeso a mezz’aria, ma lo spirito completamente coinvolto dalle motivazioni della mia decisione. Fremente di tensione davanti alla follia di una tale impresa, intingevo il pennello nel bicchiere e alzando dolcemente il braccio, con la mano tremante, posavo il primo segno 1 in alto a sinistra, al bordo estremo della tela, per evitare di lasciare uno spazio che non partecipasse a quella struttura logica di lavoro.

Dall’intervista che Roman Opalka concesse a Flah Art nel giugno 2011

Roman Opalka, OPALKA 1965-1-∞

Queste le parole utilizzate dall’artista per raccontare l’attimo prima che ha preceduto l’inizio di un progetto artistico durato realmente tutta la vita. L’intervista qui riportata è stata rilasciata alcuni mesi prima della sua morte, avvenuta all’età di 79 anni, ed è sconvolgente con quale chiarezza lenticolare egli abbia descritto quel momento particolare della sua vita, quando, nel 1965, decise di stravolgere la propria esistenza di affermato incisore per abbandonarsi consapevolmente ad un’idea.

L’artista decise di dipingere un’unica tela nella sua vita, suddivisa in innumerevoli quadri della stessa dimensione, i Dètails 1965 / 1 – ∞, che dal 1965 in avanti hanno riportato il procedere progressivo dei numeri bianchi su sfondo nero. La base dei dipinti ha iniziato a schiarirsi percentualmente con l’aggiunta del bianco al raggiungimento del milione. L’intento era quello di arrivare al numero 7,777,777 con la sovrapposizione tra soggetto bianco e sfondo bianco, compiendo un’unione ideale tra contenuto e contenitore. Insieme a questa opera, Roman Opalka realizzò, congiuntamente al termine di ogni giornata lavorativa, una foto di sé stesso immerso in un contesto bianco. Il naturale procedere del tempo ha creato un effetto ottico per cui l’artista stesso invecchiando, sembra essere fagocitato sempre di più dall’ambiente circostante. La celebrazione dell’arte e della pittura si accostano per l’artista allo scorrere del tempo e al processo degenerativo irreversibile che è insito nel mondo e perciò anche nell’essere umano. Il suo percorso artistico costituisce un continuo memento mori ed un tentativo di riportate metodicamente su tela ciò che per sua natura è fluido e irraggiungibile come il tempo.

Roman Opalka, OPALKA 1965-1-∞

Il modo di agire non è mai stato modificato, poiché è proprio il perdurare della stessa progettualità ad offrire all’autore, l’opportunità di cogliere la tela nell’insieme e non come una serie indisciplinata e confusa di singoli quadri.

Roman Opalka aggiunse al lavoro pittorico quotidiano anche la registrazione vocale dei numeri mentre questi venivano dipinti, ciò rendeva l’artista stesso un tramite, un mezzo attraverso il quale il tempo potesse comunicare con lo spettatore. Egli assume il ruolo di una clessidra, che con il progressivo e ritmicamente cadenzato logoramento della voce, rappresenta un naturale e pacificamente irrequieto avvicinamento alla morte.

La morte non è vissuta da Opalka come un baratro oscuro oltre il quale esiste solo il buio, la notte e il nulla, ma anzi la sua concezione trova corpo più nella dissolvenza della forma in un tutto. Infatti dal nero, cioè l’assenza di colori, i suoi Dètails si vestono gradualmente di bianco, che per antonomasia rappresenta l’unione di tutti i colori, idealmente associato alla luce alla luminosità e alla positività. La “pancromia” non viene scelta casualmente dall’artista, bensì ha in serbo un messaggio fornito con il passaggio dal nero al bianco, dall’oscurità alla luminosità ed infine dal nulla al tutto, nel cui tutto svanisce la materia. Questo mostra quale risultato possa derivare da un progetto nato da un’ambivalenza e in apparenza concluso, che tende all’infinito e all’eternità, grazie alla luminosa dissolvenza della forma in una luce bianca, la quale per definizione è la rappresentazione eterna di sé. Roman Opalka scelse di sottolineare l’unione tra il finito della tela e cioè dell’operato umano, con l’infinito a cui può puntare questa opera, del quale l’uomo è un singolo momento nato e dissolto nell’infinito fluire dell’eternità.

Roman Opalka by Lothar Wolleh

La sua poetica ha un gusto citazionista, ammira le opere di Leonardo da Vinci, da cui riprende il concetto dello sfumato oltre al non finito, e di Carpaccio, da cui riprende l’attesa e una simile visione del tempo. Opalka interiorizza e fa propri gli aspetti tipici del passato, per creare qualcosa di nuovo e di assolutamente personale. Egli non copia ciò che è stato perché per sua natura non potrà più essere, ma riprende un principio e un’idea che trasforma in azione attraverso il gesto del fare. Plasma l’azione in opera con la volontà e la potenza dell’uomo−artefice che agisce, ma al contempo svela l’impotenza tipica della fragilità umana nei confronti del tempo.

Roman Opalka non raggiunse mai il suo obbiettivo pittorico e numerico ma si fermò al numero 5,607,249 poiché si spense nell’agosto del 2011. Di lui rimane e rimarrà in eterno la sua opera, che così altruisticamente unisce in un delicato abbraccio tutta l’umanità.

Carolina Cammi per MIfacciodicultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.