Get Hairy February, quando il pelo diventa simbolo di protesta

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Nel cuore dell’emisfero australe, alcune donne hanno smesso di depilarsi: gambe, ascelle, inguine, baffetti… tutto. Nato come moto di ricongiungimento con la propria natura, Get Hairy February (Febbraio Col Pelo) è diventato un vero e proprio movimento di protesta contro la violenza sulle donne.

Il tutto è iniziato con Alex Andrews, che un giorno ha smesso di depilarsi. Nonostante all’inizio sia stata una vera e propria sfida, per via dei canoni di bellezza imposti dalla società, Alex ha perseverato e ciò le ha permesso di scoprire un altro mondo, fatto di lotta, equità e rispetto.

Smettere di depilarmi mi ha permesso di connettermi con il mio corpo in un modo che non credevo possibile e mi ha mostrato le differenze nel modo in cui la società tratta le donne rispetto agli uomini

Alex Andrews, fondatrice di Get Hairy February

Alex Andrews, fondatrice del movimento

Dalla campagna perché le donne abbiamo il diritto di scegliere cosa fare dei propri peli “superflui”, Get Hairy February è cresciuto sempre di più, fino rappresentare una vera e propria lotta nei confronti della violenza sulle donne, sponsorizzando associazioni quali Full Stop Foundation e Empowered Together, e delle discriminazioni di ogni genere. Lo scopo dell’associazione è infatti quello di spostare l’attenzione verso gli individui, lasciando perdere le norme bianche e patriarcali che governano la nostra società.

Tuttavia, la domanda sorge spontanea: perché Alex Andrews ha scelto proprio il pelo come arma di protesta?

Storia di una depilazione

La pubblicità su Harpers Bazaar che incitava alla depilazione, 1915

Il disgusto per i peli “superflui” nasce circa un secolo fa negli Stati Uniti, scatenato dalla pubblicità di un vestito estivo senza maniche. Correva l’anno 1915 quando su Harper’s Bazaar apparve la prima pubblicità di un vestito smanicato, perfetto per il ballo moderno. L’inserto recitava esplicitamente che il suddetto vestito richiedeva la rimozione degli sgradevolissimi peli. Cent’anni fa come oggi, la pubblicità detta legge e le donne dell’epoca, come pecore, corsero tutte ai ripari.

Nei due decenni successivi, gli orli degli abiti divennero sempre più corti, fino a sfiorare il ginocchio, il che obbligò le donne a correre ai rasoi anche sulle estremità sud. In concomitanza con questi grandi cambiamenti stilistici, le ditte cominciarono a produrre set per la rasatura femminile, pubblicizzati senza pudore su tutti i giornali. Poiché, insomma, chi vorrebbe mai una mogliettina con le gambe pelose?

In Europa la moda di gambe e braccia lisce e impeccabili arrivò solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma da allora si è insediata così a fondo nella cultura da essere praticamente annoverata tra le buone maniere della nostra società.

Il significato profondo di Get Hairy February

La depilazione è anche una moda

Quella della depilazione è una moneta a doppia faccia. Se da un lato troviamo ragioni estetiche, dall’altra si sventolano bandiere di sottomissione, impercettibili ma appiccicose. Oggi, non si parla più di depilazione in generale, in quanto quella è diventata la norma, ma di depilazione intima. Che sia per moda o per presunta “comodità”, ormai l’odio per i peli ha superato il limite visivo e si è diffuso anche dove non batte il sole.

Per molte donne, tuttavia, quella della rimozione totale dei peli pubici è una scelta imposta, sebbene indirettamente, dal partner e dalla società. Molti giovani giocano d’anticipo e a carte scoperte (e indiscrete), disposti a rinunciare a una notte di passione se la ragazza in questione preferisce il suo giardino, diciamo, all’inglese. La situazione si ripete anche in relazioni di lunga data e il ritornello è sempre lo stesso:

Faccio la depilazione completa perché al mio ragazzo piace così.

Paula Abul

Come se il loro fosse un diritto di parola indiscutibile. Che uno possa avere delle preferenze ci può stare, dopotutto le troviamo da entrambi i lati. Quello che non va bene è la richiesta di obbedienza, implicita o meno. Il corpo non è una proprietà altrui, è nostro. Il fatto che una donna sopporti dolori e fastidi per compiacere il proprio partner non sta né in cielo né in terra. Lo stesso vale per la morale sociale e il giudizio di chi ci sta attorno. Nessuno si fa dire dal vicino come curare il giardino, quindi perché invece ci lasciamo dire come curare il nostro corpo?

I tempi di Zucchero e del suo dove c’è pelo c’è amor sembrano essere scaduti da un pezzo. Ogni donna è libera di essere selvaggia, brasiliana, triangolare o nuda e cruda, purché sia una scelta personale.

L’accondiscendenza a livello pubico è una sottomissione a tutti gli effetti. E la sottomissione è una forma di violenza, sottile e sfuggente, ma pur sempre inaccettabile. Get Hairy February è anche questo: lotta contro la sottomissione femminile ai canoni imposti dagli uomini, nel 1915 come oggi.

Luisa Seguin per MIfacciodiCultura

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