“L’occhio magico di Carlo Mollino” a Torino: scatti di un eclettico designer

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Fino al 13 maggio 2018 al Camera – Centro italiano per la fotografia di Torino si potrà visitare la mostra dedicata agli scatti di Carlo Mollino (1905 – 1973), eclettico e noto architetto italiano del Novecento, dal titolo L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973, a cura di Francesco Zanot. Emanuele Chieli, presidente di Camera, ha così presentato la mostra:

Carlo Mollino, torinese di nascita e sempre attivo nel capoluogo piemontese, è divenuto negli ultimi decenni una figura apprezzata ben al di fuori dei confini cittadini e nazionali, maestro eccentrico della cultura del XX secolo.

Italo Cremona ritratto da Carlo Mollino attraverso il piano in cristallo della mensola d’ingresso in Casa Miller, 1936

In mostra troviamo 500 immagini recuperate dall’archivio del Politecnico di Torino, dalle prime foto di architettura realizzate negli anni Trenta fino alle famose Polaroid di nudi femminili degli ultimi anni. La mostra è suddivisa in quattro sezioni: la prima, Mille case, raccoglie fotografie che Mollino ha scattato a interni, case, oggetti di uso domestico ed elementi architettonici, disegnati da lui o da altri architetti, come i mulini a vento olandesi e la Chandigarh di Le Corbusier. La seconda sezione, Fantasie di un quotidiano impossibile, mostra immagini d’impronta surrealista; si prosegue con Mistica dell’acrobazia racconta l’interesse per il volo, l’automobilismo e lo sci, ed infine la quarta sezione, L’amante del duca, è dedicata al tema del corpo e della posa, con ritratti femminili e di sciatori.

Carlo Mollino, tra i più celebri architetti del Novecento, ha sempre riservato alla fotografia un ruolo molto importante: è stata indispensabile strumento di documentazione quanto mezzo espressivo di sperimentazione. Il suo sguardo si fa ora tecnico e orientato al reale, ora fantastico canale tra la visione del soggetto e il suo parallelo essere.
L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973 è il luogo dove lo spirito di Mollino si fa avanti in maniera schietta e precisa, dando all’osservatore un quadro dettagliato del suo operato, misto, ma sempre rivolto alla ricerca. Il percorso espositivo è una sorta di biografia fotografica, dove i soggetti degli scatti, che siano essi umani oppure oggetti, rappresentano le parole e alla stesso tempo, la chiave di lettura di un mondo fatto di complessità, genio e sregolatezza. Questa esposizione indaga il rapporto tra Carlo Mollino e la fotografia mettendo in evidenza l’unicità e le caratteristiche ricorrenti, a partire dalle prime immagini di architettura realizzate negli anni Trenta fino alle polaroid che catturano la sfumatura più naturale dell’eros.

Mimì Schiagno, 1952-1960

Seguendo il padre Eugenio, ingegnere e appassionato fotografo, Mollino si accosta a questo linguaggio fin dalla gioventù, sviluppando un corpus di opere a cavallo tra il canone della tradizione e l’audacia della prova, e una peculiare coscienza critica che lo ha condotto alla stesura del testo Il messaggio dalla camera oscura, pubblicato nel 1949, volume fondamentale per la diffusione della cultura fotografica in Italia e la sua accettazione tra le arti maggiori. L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973 ha come obbiettivo approfondire la riflessione di Mollino sulle dinamiche dell’arte fotografica, indagando l’oggetto e ponendolo al centro di un profondo discorso tra l’artista, l’ambiente e l’osservatore, ecco le ragioni di un primo still-life, fatto di cose, ambienti interni. L’atmosfera cambia quando si dà voce all’esperienza surrealista molliniana, un percorso di idee libere e imprevedibili: troviamo oggetti isolati nell’inquadratura e caricati di una misteriosa esistenza, specchi che nascondono e moltiplicano ogni cosa. Mollino è attratto da un altro elemento: la velocità, che nei suoi scatti è allungata quasi all’infinito, in un tempo privo di misura, quasi eterno, come eterno è il fermo delle pose, erotiche delle sue donne, tecniche e perfette degli sciatori, due sfere diverse ma messe a confronto, una accanto all’altra.

Appare in generale come Mollino non cerchi la “bella” fotografia. È un uomo freddo che compone: tiene i particolari in primo piano per dare profondità alla visione. Rette e curve armano le sue immagini. Giustifica il costruito facendo percepire con una fronda, con un giardinetto, un “disturbo” di vegetazione, la continuità e la contiguità tra l’opera dell’uomo e la natura.

Fulvio Ferrari, curatore e anima del Museo Casa Mollino

L’occhio magico di Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973
A cura di Francesco Zanot
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, Torino
Dal 18 gennaio al 13 maggio 2018

Grazia Nuzzi per MIfacciodiCultura

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