“Funzione selfie”: scoprire l’arte con leggerezza tra app e campagne social

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“Funzione Selfie” di Google Arts & Culture

L’app di Google Google Arts & Culture, che permette dal 2011 di accedere online alle più importanti collezioni d’arte mondiali, ha recentemente aggiunto la “Funzione Selfie”. Tale servizio dell’applicazione prevede di rintracciare il proprio sosia, tra milioni di immagini. Ciò è possibile mediante l’uso di una particolare tecnica che consente, grazie ad un selfie, di procedere al riconoscimento facciale. Tra le opere d’arte di oltre 1200 musei, vengono così individuate le somiglianze tra “noi” ed un personaggio protagonista del mondo artistico. Una ricerca che parte dalla preistoria ed arriva sino ai giorni nostri.

Tutto avviene semplicemente scattando un selfie. Tale operazione ci permette di riuscire in un’impresa quasi impossibile: scovare uno dei nostri sette sosia, in modo rapido e divertente. O meglio, ci consentirà perché in Italia il processo non è ancora stato attivato. Negli Stati Uniti, dove è stata lanciata in via sperimentale la “Funzione Selfie”, l’applicazione è entrata nella top ten dei social più scaricati. Il più grande successo dalla nascita della raccolta online di immagini ad alta risoluzione. Sono bastati pochi giorni per registrare oltre 30 milioni di selfie.

 

Compatibilità tra Selfie & Opere d’Arte

In passato abbiamo già affrontato le criticità dell’uso della tecnologia, proprio in relazione all’app in questione; nello specifico per quanto riguarda le problematiche della globalizzazione culturale. In questa occasione ci soffermiamo per par condicio sugli effetti positivi. Anche se non posso trattenermi dallo smuovere un piccolo rimprovero: il campo culturale, come spesso dimostra, non ha il tempismo dalla sua parte (non per quanto riguarda la produzione artistica, ma per quando concernere divulgazione e comunicazione). Il tormentone selfie ha quasi l’aria di essere giunto al tramonto. In quest’occasione si è forse saltati sul treno un istante prima della chiusura delle porte.

È giusto osservare, al di là delle problematiche, i risvolti positivi. Dando la possibilità di interagire con un rapido click sul personale dispositivo mobile, mettendo quindi in atto un’azione familiare ai piùsi è cercato di avvicinare all’arte un nuovo pubblico, che da potenziale, in alcuni casi, si è trasformato in reale. Molti utenti, seppur hanno iniziato per gioco la ricerca del sosia, attratti dalla possibilità di interazione e dalla sentita necessita di protagonismo, si sono infine soffermati sul risultato emerso dallo screening. Alcuni hanno approfondito leggendo informazioni in merito all’opera scelta dall’applicazione. Una selezione risultato di un accurato paragone tra la memoria di archivio e l’identificazione dei tratti somatici riconosciuti dai sensori e dagli algoritmi della macchina.

Interessante come il gioco stia rientrando finalmente nelle realtà culturali, dopo essere stato radiato per lungo tempo. Musei spesso silenziosi e pieni di divieti. Basti pensare al titolo dalla contemporanea campagna social lanciata dal MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Tursimo): #FebbraioAlMuseo con la leggerezza del gioco. Anche se c’è sicuramente ancora da lavorarci, come affermò Jean Paul, scrittore e pedagogista tedesco, non si tratta solo di leggerezza:

Il gioco è una cosa seria. Anzi, tremendamente seria.

Il gioco è senza dubbio il modo migliore per imparare ed apprendere cose nuove e non lo è solo per i bambini. Adoperando un “brutto” termine, anche i giochi ed, in questo caso, i selfie possono essere produttivi!

Greta Canepa per MIfacciodiCultura

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