“Passioni Visive”: Marino Marini in mostra al Guggenheim di Venezia

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Marino Marini (Pistoia, 27 gennaio 1901 – Viareggio, 6 agosto 1980) è ricordato come il più grande scultore italiano del ‘900. La mostra Passioni Visive che si sta svolgendo al Guggenheim di Venezia è un omaggio alla sua arte, non solo perché viene ricostruito il suo percorso sculturale e pittorico, ma anche perché che si possono confrontare dal vivo le sue opere con manufatti appartenenti a epoche lontane. In particolare, la grande connessione con i manufatti etruschi è facilmente distinguibile nelle colorazioni di terracotta e nella grande affinità di tematiche trattate. Ad esempio, la terracotta di Marini del 1929 Il Popolo è esposta vicino ad un coperchio appartenente ad un’importante sepoltura etrusca. In questo modo, si è voluto enfatizzare il dialogo incessante che esiste tra gli artisti di tutti i tempi sottolineando il gran contributo che la cultura del passato può e riesce a donare alle generazioni successive.

I soggetti riprodotti da Marino Marini sono molteplici: ma in particolare, il protagonista più famoso delle sue opere non è umano, bensì è il cavallo. L’animale non viene raffigurato imponente come potrebbe essere quello di un imperatore romano: viene rappresentato imbizzarrito, in una posa completamente innaturale. O forse, la posa potrebbe sembrare naturale se non fosse stata immobilizzata dalla scultura. L’animale sembra perennemente in procinto di entrare nell’azione, come se la scultura gli avesse imposto una staticità che non gli è propria. Il cavaliere, che dovrebbe ammansire il proprio animale, spesso viene raffigurato inerme di fronte all’impazienza della sua cavalcatura, impossibilitato a rimanere composto.

Marino Marini

Un esempio lampante della sfrontatezza dell’equino si trova proprio a Venezia, città culla dell’arte e casa della mostra, nel Guggenheim Museum. Ne L’angelo della città, installato di fronte al Gran Canale dalla mecenate dell’arte Peggy Guggenheim, il cavaliere rimane con le braccia alzate in segno di resa e il cavallo sembra pronto a tuffarsi dentro le acque della laguna veneziana.

Il cavallo sbizzarrito diventa l’emblema della condizione umana, con chiari rimandi all’arte espressionista. Anzi, è l’autore stesso a dichiarare «non è la mia arte ad essere espressionista, è il mondo stesso che è diventato espressionista». In questo modo mette in luce il valore delle grandi rivoluzioni novecentesche e le guerre mondiali, e di come esse abbiano scolpito l’animo umano e le sue emozioni. Proprio come il cavallo, anche l’uomo è tormentato dai cambiamenti sociali della sua epoca, caratterizzati da una grande apatia e al contempo da un senso di infelicità condiviso. Questo contrasto diviene il sigillo delle opere di Marino Marini, che con la sua sensibilità ha immortalato lo spirito di un’epoca.

Marino Marini amava anche la storia. Che poi, è vita. Il rimando all’arte classica è lampante e nella mostra Passioni Visive risplende la grande devozione all’antichità, senza deturparla. Infatti, egli rappresentò l’umore novecentesco attraverso un leitmotiv che chiarisce in questa affermazione:

C’è tutta la storia dell’umanità e della struttura nella figura del cavaliere e del cavallo; in ogni epoca di essa, all’inizio vi è un’armonia fra essi, ma alla fine, specie dopo l’ultima guerra irrompe violenti fra di essi il mondo della macchina, che frattura questa simbiosi in maniera drammatica ma non meno viva e vitalizzante.

“L’angelo della città” alle porte del Guggenheim Museum

Nella arte di Marino Marini, un semplice cavallo rispecchia l’unione tra il passato dell’arte etrusca e il presente sociale.

La storia ha da insegnare tantissimo in tutti gli ambiti della nostra vita, per permetterci infine di prendere la rincorsa e cavalcare senza sosta verso il domani.

Marino Marini. Passioni Visive
A cura di Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi
Guggenheim Museum, Venezia
Dal 27 gennaio al 1 maggio 2018

Elisa Tiboni per MIfacciodiCultura

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