La National Gallery Art di Washington appende Chuck Close al muro al posto dei quadri

0 746
Chuck Close

La bufera delle molestie a sfondo sessuale in ambito lavorativo non risparmia neppure il mondo dell’arte contemporanea. A finire sulle prime pagine dei tabloid è un’icona delle arti visive americane, il pittore e fotografo statunitense Chuck Close. Dopo le accuse pubbliche nei suoi confronti per comportamenti illeciti rivolti ad alcune aspiranti modelle ed artiste, la mostra a lui dedicata prevista per il 13 maggio presso la National Gallery of Art di Washington è stata posticipata a data da definirsi (cancellata?), nonostante l’artista abbia ammesso le sue colpe e si sia scusato. Al contrario, altri musei ed istituzioni come il Metropolitan di New York, la Tate Gallery di Londra e il Centre Pompidou di Parigi continueranno a esporre le sue opere anche perché Close non è stato formalmente incriminato e le accuse non sono state provate in un tribunale.  

Con lui sono finiti nel ciclone altri artisti come Mario Testino, Terry Richardson e Thomas Roma in un effetto domino senza precedenti e che sta cambiando completamente il rapporto tra uomo e donna, anche nel corteggiamento. 

Ma scopriamo insieme chi è Chuck Close, un artista poco conosciuto dal pubblico europeo ma famosissimo negli Stati Uniti, dove ha ottenuto una grande fortuna coniugando applicazioni matematiche, fotografia e pittura. 

Nato nel 1940 a Monroe in Wisconsin, studia dapprima alla University of Washington e in seguito a Yale dove consegue in Master in Arti Figurative nel 1964. Dopo un viaggio in Europa, Close inizia a dipingere alla fine degli anni Sessanta passando dal Minimalismo alla Pop Art. Nel 1988 rimane paralizzato in seguito ad un collasso dell’arteria vertebrale, ma, nonostante ciò, continua a produrre opere e fotografie, raggiungendo fama mondiale soprattutto per le sue tele di grandi dimensioni dallo stile iperrealista. Oggi è il ritrattista più originale dell’era contemporanea.
I suoi sono perlopiù autoritratti e ritratti in posizione frontale di star e di politici, da Brad Pitt a Lou Reed a Clinton a Barack Obama che lo ha persino nominato presidente del Comitato Presidenziale per le Arti; dopo l’elezione di Trump Close si è dimesso dalla carica con una lettera in cui scriveva che «ignorare la Sua retorica di odio significherebbe esserne complici». 
Le sue opere sono spesso associate alla corrente dell’Iperrealismo o Fotorealismo, che stabilisce un legame tra i mezzi pittorici e la fotografia, proponendo una riproduzione meccanica e particolareggiata della realtà. A tal fine, dal punto di vista stilistico Close adotta una tecnica molto complessa, in cui utilizza micro tessere incollate sulla tela per ottenere un effetto finale che assomiglia al mosaico in alcuni casi, all’immagine digitale composta da pixel in altri. A questo proposito Close ha affermato che «il viso di una persona è la carta stradale della sua vita. Se l’affronta con atteggiamento positivo le rughe sono quelle che si formano quando si sorride. Allo stesso modo è subito palese quando la vita la si passa imbronciati…».

Il fenomeno delle accuse di molestie sessuali è cominciato in ottobre negli States con il caso del produttore Harvey Weinstein ed è ricaduto a cascata prima sul mondo dello spettacolo, poi dello sport ed ora anche dell’arte e della moda internazionali. Le accuse non hanno risparmiato nessuno, da Kevin Spacey, rimosso dal cast di House of Cards, a Woody Allen, a cui Amazon ha ritirato l’ultimo film in produzione, da Dustin Hoffman a James Franco, da Quentin Tarantino a Chuck Close, appunto. 

Ma a ben guardare non si tratta di un fenomeno del tutto nuovo, soprattutto in campo artistico: in passato accuse di vari reati, anche di questo genere, erano state mosse a CaravaggioBenvenuto Cellini, Egon Schiele, arrestato nel 1911 per molestie sessuali a una minorenne, e persino a Pablo Picasso che però di alcune modelle ha fatto delle compagne di vita… 

Ma come hanno reagito le donne a questa situazione? Ribellandosi con un appello contro le molestie chiamato #MeToo, vale a dire “anch’io ho subito molestie, sono stata o stato importunato, ho subito pressioni soprattutto nel mondo del lavoro”.  

In Italia invece 120 tra attrici, registe e produttrici che lavorano nel mondo dello spettacolo hanno reagito sottoscrivendo un testo che non vuole puntare il dito contro i singoli molestatori, ma contro l’intero sistema di potere.  

Forse, per tentare di porre un argine alla situazione, si potrebbe condividere l’iniziativa della Pennsylvania Academy of Fine Arts: la PEFA ha deciso di tenere comunque in programma l’esposizione delle fotografie di Close prevista per il prossimo mese, ma affiancherà una mostra sulle tematiche di genere e di potere che si svolgerà in parallelo. 

Nel dubbio fra  innocenza o colpevolezza, si coglie perlomeno il tentativo di stimolare il confronto e la riflessione su tematiche scottanti e che richiedono ancora oggi una risoluzione. 

Denise Alberti per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.