Giorno del ricordo – Le Foibe, uno squarcio ancora aperto impossibile da dimenticare

Foibe, uno squarcio ancora aperto impossibile da dimenticare

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Nell’immaginario collettivo il termine carsico definisce qualcuno o qualcosa che cambia spesso: muta, scompare e riappare. Il Carso è così: cambia, risucchia, nasconde. Tra il 1943 e il 1947 circa 20.000 persone (il calcolo reale è complesso) sparirono fra quei monti, ingoiate dalle Foibe, caverne naturali della Venezia Giulia: la loro sola colpa era quella di essere italiani, questo bastava.

Il 10 febbraio 1947 l’Istria e quasi tutta la Venezia Giulia vengono cedute alla Jugoslavia: da quel momento circa 350.000 esuli istriani scapperanno in Italia, trovando però qui un’indifferenza agghiacciante sia da parte del PCI (alleato ideologicamente con la Jugoslavia) che da quella della DC. I neofascisti non si schierarono apertamente perché coinvolti anch’essi: qualche anno prima quelle terre erano campi di battaglia dei nazisti.

Ma di chi sono quei morti? Come bisogna ricordarli? Per anni è regnato il silenzio. Un silenzio eterno invade quei luoghi ma ad ascoltarlo bene pare di sentire ancora lo strazio di quelle migliaia di persone che finirono lì dentro, deportate dai campi di concentramento jugoslavi del dittatore Tito. Uomini, donne, bambini, nessuna distinzione: la pulizia etnica non conosce il verbo rallentare e il sentimento della compassione.

La storia è storia, non è bella e tantomeno brutta, si analizza, si studia e si spera di non ripeterla, perché spesso la storia è la pellicola della follia umana. Le Foibe sono un esempio palese eppure molti, ancora oggi, fanno fatica a parlare di quanto successo sull’altopiano del Carso.

I corpi estratti dalle grotte

È senza alcun dubbio una ferita ancora aperta, da quelle parti non tutti conoscono esattamente il luogo preciso delle Foibe. Sono moltissime, ognuna di esse ha una targa commemorativa che non riesce a far giustizia all’orrore compiuto. Quello tra le popolazioni slave e gli italiani è un conflitto storico profondo: il movente, ovviamente è la terra, nel senso stretto della parola. Terra, spazio, potere, controllo: le cause principali di molte guerre e di milioni di morti.

Sul finire della Seconda Guerra Mondiale l’Italia viveva una situazione molto difficile ben nota a tutti, a complicare le condizioni c’era ancora la questione ideologica. Gli italiani che piaccia o no, nel resto del mondo e dell’Europa erano visti come fascisti. L’accusa non era del tutto errata, la maggioranza degli italiani durante il ventennio era schierata apertamente con la politica del duce per poi cambiare radicalmente idea nel giro di pochissimo tempo. Ma il pregiudizio e la generalizzazione (i due mali dei nostri tempi) non conoscevano limite, così un’intera comunità venne spazzata via.

Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti.

Winston Churchill

Spesso il massacro delle Foibe è stato raccontato come un orrore di serie B, nulla in confronto alle vittime del fascismo, del nazismo o dello stalinismo. I morti sono morti, non esistono morti più importanti degne di un ricordo particolare, specialmente quando a morire sono innocenti, persone che hanno subito una guerra ed una condizione precaria per riflesso: nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Il 10 febbraio del 2004 è stata istituito il Giorno del ricordo per rendere omaggio alle migliaia di vittime. Sul Carso, in prossimità delle Foibe è sorto anche un piccolo museo: a Trieste nel famoso Magazzino 18 sono raccolti tutti gli oggetti dei prigionieri dei campi di concentramento jugoslavi.

Magazzino 18

Il ricordo è essenziale per il genere umano ma il ricordo essendo tale non deve essere strumentalizzato, specialmente in politica. La campagna elettorale è nel vivo, ogni evento è una scusa per accaparrare qualche voto.

In questo giorno occorre solo il silenzio, il silenzio che si respira sull’altopiano, in quei luoghi carichi di dolore. Nessun patetico patriottismo o difesa di una razza, nessun paragone con altri grandi stermini: solo silenzio, perché il silenzio nella sua eternità aiuta a ricordare e soprattutto a riflettere.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

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