Mary Shelley, “Falkner” e l’impetuosa rivalsa della vita sulla la morte

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Può un’opera della celeberrima Mary Shelley non essere mai stata tradotta in italiano fino ad oggi? Ebbene sì: si tratta de Il segreto di Falkner. Ma a colmare tale ingiustificato vuoto ha rimediato Edizioni della sera che ha pubblicato il romanzo con la traduzione a cura di Elena Tregnaghi. Falkner, pubblicato nel 1837, è un’opera fondamentale nella produzione della Shelley poiché propone atmosfere diverse da quelle “solite” dei suoi racconti, quelle cupe che caratterizzarono anche la vita della scrittrice.

Mary Shelley

Dopotutto dire che Mary Shelley, vissuta nella prima metà dell’Ottocento (nacque a Londra nel 1797 come Mary Wollstonecraft Godwin), abbia avuto una vita tormentata è abbastanza riduttivo: nata femmina al posto del maschio tanto agognato dai genitori, ferventi illuministi, perde la madre dopo dieci giorni dalla nascita per complicanze del parto e cresce all’ombra dell’odiosa matrigna; da giovanissima (almeno per i nostri tempi), a 19 anni, rimane incinta ma perde la sua prima bambina nata prematuramente; si innamora del già sposato Percy Bysshe Shelley, che sposa dopo il suicidio della moglie, e fugge con questo nell’odio dei genitori di entrambi viaggiando per il mondo; perde altri due bambini nonché il marito, per poi ritrovarsi in difficoltà economiche a crescere il suo unico figlio vivente, Percy Florence Shelley (in onore del padre e della città di Firenze che gli diede i natali), nell’odio del ricco suocero. Mary Shelley morirà all’età di 51 anni a Londra nel 1853.

 

La via di uscita che consentì a Mary Shelley di evitare la pazzia e il suicidio fu la scrittura, la valvola di sfogo attraverso cui, grazie ai suoi romanzi gotici e caratterizzati da ambienti e tematiche lugubri, espresse quei tormenti che la afflissero per tutta la sua vita, incubi che si trascinò fino alla fine, come uno moderno Sisifo. Il continuo ritorno della morte nella sua biografia fu il punto di partenza e il nucleo centrale della sua narrativa. Il suo più grande successo fu Frankenstein: or, The Modern Prometheus, che ha per protagonista il dottor Victor Frankenstein, colui che darà vita ad una creatura artificiale e mostruosa frutto di quella ragione umana (o più probabilmente la sua degenerazione) che fu alla base dell’educazione elitaria della Shelley. L’incontro a metà strada tra la vita, creata rivalendosi sulla morte e sulle dinamiche biologiche umane (quelle che gli sottrassero l’amore di suoi tre figli), e la morte, che paradossalmente dà la pace al mostro del romanzo, essere che vive il disprezzo degli uomini per ciò che è, dà origine ad una esistenza probabilmente peggiore della morte stessa.

Mary Shalley, “Il segreto di Falkner”, Edizioni della Sera, 2017

Trovare uno spiraglio di luce nella sua narrativa è dunque un’impresa ardua, il tragico finale delle sue opere non può che essere l’epilogo fisiologico dei suoi percorsi narrativi. Ma non tutto è perduto: così come Leopardi con La ginestra (una delle sue poesie più belle ed evocative, anche se forse sottovalutata), nell’antologia di Mary Shelley sembra intravedersi una luce in fondo al tunnel buio dei suoi incubi messi su carta nel romanzo Falkner. Il libro racconta le sorti di una giovane orfana (una trasposizione narrativa dell’autrice), Elizabeth Raby, che sembra portare una speranza nel mondo fin da bambina quando evita il suicidio di Rupert Falkner: compie un miracolo, cioè beffa la morte (ma questa volta senza la scienza, bensì con la provvidenza!), cosa probabilmente l’autrice avrebbe voluto fare in vita nei confronti della madre. Falkner adotta la ragazza e la porta con sé in giro per l’Europa (ancora si intravede Mary Shelley), ma Raby non lo salverà solo allora e non salverà solo lui. La ragazza si innamora di Gerard Neville, il figlio di una donna che Falkner in passato ha spinto alla morte. Alla scoperta della verità, Neville è sopraffatto dai suoi impeti di vendetta verso Falkner, ma è qui che avviene il nuovo miracolo provvidenziale: grazie alle virtù della protagonista la situazione si ricompone e i due uomini si riconciliano, evitando così la reciproca morte e vivono in armonia con Raby. Finalmente una eroina di Mary Shelley trionfa e riesce a trovare la felicità mettendosi alle spalle il dolore passato, ed evitando quello futuro.

Buona lettura col romanzo che la stessa autrice definì come la sua opera migliore!

Pierfrancesco De Felice per MIfacciodiCultura

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