La seconda vita di Cinecittà: apre il MIAC e rinascono gli Studios

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Cinecittà si prepara a rinverdire i fasti della Dolce Vita felliniana con un progetto culturale ambizioso che, completato entro il 2020, muoverà i primi passi quest’autunno con l’apertura in via Tuscolana del MIAC – Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema, la cui realizzazione è stata affidata all’Istituto Luce Cinecittà.

Finanziamenti e risorse saranno utilizzati  per trasformare Cinecittà in un polo culturale che sarà anche brand, location per eventi, campus per scambi culturali in stile Erasmus e molto altro. Non casualmente è stato citato Fellini, un po’ nume tutelare dell’impresa, infatti il regista aveva a Cinecittà nello Studio 5 (che prenderà il nome di Fellini 100) una seconda casa. Con la sua poderosa produzione, restaurata nei laboratori del nascente MIAC, sarà allestita nel 2020 la mostra per i cento anni della sua nascita. Girerà poi anche all’estero e toccherà anche l’Academy Museum of Motion Pictures costruito a Los Angeles dall’architetto Renzo Piano, funzionando da vetrina per attrarre le produzioni straniere.

L’apertura del del nuovo museo era un evento decisamente immaginabile nel 1936, quando via Tuscolana, allora aperta campagna, venne scelta da Luigi Freddi, genuino estimatore del cinema e in particolare di quello americano, per costruirci Cinecittà. La zona restò mal collegata a lungo, solo nel dopoguerra fu istituita una linea di autobus presa d’assalto da comparse e aspiranti tali, come si può vedere nel film Bellissima con Anna Magnani.

Ritornando al MIAC, si deve dire che sarà un museo diverso dagli altri, per alcuni aspetti stravolgerà il concetto di museo, puntando sulla interattività e sull’agire mentre si osserva. Si vuole raggiungere lo scopo di raccontare, attraverso la produzione documentaristica, l’Italia del XX e del XXI e lo si farà prima con una full immersion nel patrimonio dell’Archivio Luce e delle Teche RAI. Essendo però cinema un’arte che ha in sé anche tanta tecnica (giusto dirlo per chi vuole appassionarsi se la seconda sia meno importante della prima o soltanto una sua variante), il MIAC documenterà l’evoluzione tecnologica della pellicola. Mediante un sofisticato laboratorio di conservazione e restauro, attivo durante l’orario di apertura, il visitatore potrà cimentarsi nello sviluppo digitale. O emozionarsi con i vecchi negativi originali, dei quali si potrà ottenere copia con una lavorazione analogica che lascia intatta la memoria di quando il cinema era manuale.

La memoria è il filo conduttore che lega l’istituzione del MIAC e la riqualificazione degli Studios di Cinecittà. I visitatori cammineranno su set storici, come quello che ricostruisce l’Assisi di San Francesco o la Roma dell’antichità, ma avranno anche a disposizione 30.000 filmati per capire meglio generi e linguaggi usati dal cinema e dalla televisione. Pregevoli, sotto questo aspetto, le pellicole con cui furono girati i Giornali Luce, cinegiornali che durante il fascismo precedevano obbligatoriamente la proiezione di ogni film, a tutti gli effetti progenitori dei telegiornali attuali. I Giornali Luce rendono bene l’idea di come fosse difficile informarsi collettivamente in assenza della televisione e forniscono uno spaccato interessante della vita di milioni di italiani. Si potrà accedere pure al materiale educativo prodotto dall’Istituto Luce, giacché per legge erano considerate attività culturali da documentare a fini propagandistici le sfilate del sabato e i saggi ginnici.

Ma il progetto non sarà rivolto esclusivamente al passato: il MIAC nelle sue funzioni museali di conservazione e l’istituto Luce Cinecittà nel ruolo di producer, finanzieranno film e serie televisive girati con i nuovi media. Di fatto sarà attiva Cinecittà Digital Factory per restituire a Cinecittà la fama di Hollywood sul Tevere nata negli anni di Fellini. L’entertainment e la parte ludico-ricreativa avranno spazio al MIAC con l’editoria, la pubblicistica, i magazine specializzati, gli eventi a tema e l’area videogame, attesissima. Non solo fruizione, ma pure invenzione e progettazione di videogame e giochi di ruolo, sdoganati ormai come forme d’arte e di comunicazione.

Chi dovrà spostarsi da un settore all’altro farà due passi nei viali che dividono gli Studi, gli stessi che durante le riprese dei colossal in costume erano invasi dalle comparse, che vi consumavano il pranzo del mitico cestino, mentre gli attori nelle loro roulotte ripassavano la parte. Si rivivranno sprazzi di un cinema magico, quando il sogno di diventare attore poteva essere come vincere alla lotteria e per questo non si può parlare della nuova Cinecittà senza spendere due parole sui suoi 22 Studi, anzi 21, perché il numero 17 per scaramanzia non è mai stato usato. Nel numero 5 Fellini passava mesi interi quasi senza uscire ed è tra i più grandi, mentre quasi tutti gli altri hanno una botola come nei teatri e la loro altezza si misura a partire dalla corda capriata, un tirante usato per trasportare le scene.
Si pensa allo Studio solo come il set dove recitano gli attori, in realtà contiene anche le strutture tecniche della post produzione e quindi laboratori di falegnameria, carpenteria, pittura e scultura. Sono i mestieri del cinema le cui facce, esperienze e abilità troveranno visibilità nel MIAC insieme alla storia delle maestranze di Cinecittà. Famoso l’episodio che vede protagonista un gruppo di questi durante il periodo fascista: un incendio causato da loro involontariamente distrusse i vecchi teatri di posa che si trovavano al Quadraro ed furono quindi obbligati a prendere la tessera del partito per salvare il posto di lavoro. Il rifiuto si pagava col demansionamento e successivamente con l’esclusione dai nuovi studi di Cinecittà. Furono però queste maestranze, durante i rastrellamenti tedeschi, a salvare parte degli arredi e delle attrezzature impedendo la distruzione totale dei teatri di posa, in cui a tutt’oggi sono stati girati più di 300 film, dei quali 90 segnalati agli Oscar e 47 vincitori dell’ambita statuetta .

Per cominciare a conoscerle questa lunga e interessante storia, in attesa dell’apertura del MIAC, si può visitare fino al 7 maggio la Mostra al teatro 1 di Cinecittà dal titolo Fatti e personaggi tra il cinema e la cronaca realizzata con le foto dell’ANSA e dell’Istituto Luce in occasione degli 80 anni della Hollywood italiana. Intrigante come un film, curiosa per gli avvenimenti e personaggi mostrati, l’esposizione è un tributo al cinema. diventato nel tempo uno strumento narrativo complesso, spesso emozionante, talvolta discusso ma comunque unico e amato.

Maria Rosaria Porcaro per MIfacciodiCultura

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