“Sono tornato”: il duce torna per le vie di Roma nel film di Luca Miniero

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Sono tornato
Sono tornato

Sono tornato, uscito il 1° febbraio nelle sale cinematografiche italiane, è il nuovo film diretto da Luca Miniero con Massimo Popolizio e Frank Matano. Un confuso Benito Mussolini riappare ai giorni nostri per le strade romane, guardandosi intorno e cercando di capire la propria collocazione. La realtà è cambiata da quando era il duce indiscusso e riempiva le piazze con i suoi discorsi. Il film prende spunto da Lui è tornato (2015), pellicola tedesca che aveva come protagonista Adolf Hitler.

Il duce sembra non apprezzare il contesto multiculturale che gli si presenta, così come trova difficoltà nell’utilizzo dei nuovi aggeggi tecnologici. Andrea Canaletti, un giovane interpretato da Frank Matano, lo nota nell’indifferenza generale e gli propone il ruolo da protagonista in un documentario. Per Mussolini si presenta una seconda occasione per stringere un contatto con il popolo. I due viaggiano per l’Italia ed il protagonista viene chiamato addirittura come partecipante ad uno show televisivo. Emerge la figura di una persona astuta, forse più dei cittadini che lo circondano, con uno sguardo ammaliante.

Sono tornatoPopolizio si è calato nella parte di Mussolini ben prima di iniziare a girare il film: una telecamera nascosta ha testimoniato la reazione della gente alla vista di un camerata per le strade della Capitale. Non è dunque solo un’opera cinematografica, ma il lavoro svolto da Miniero si può considerare uno studio antropologico. Le risposte della gente durante le interviste nel documentario sono sintomatiche di un paese che richiede bugiardamente più rigidità nelle norme.

Il film coincide con il periodo di propaganda elettorale per le elezioni del prossimo 4 marzo. Mai come ora nella storia della Repubblica, l’Italia attraversa una crisi politica profonda. Mancano i soggetti di riferimento e quei personaggi politici carismatici che invoglino le masse al voto. Sarebbe facile prevedere un forte astensionismo e la sfiducia nella classe dirigente del Paese che  cresce visibilmente. Questi presupposti sono delle analogie con la presa del potere del Partito Nazionale Fascista nel 1922.

Qual è la considerazione che gli italiani hanno del fascismo? Il regime è ricordato solo per le leggi razziali? A scuola insegnano la differenza tra la parte giusta e la parte sbagliata della storia. Sono tornato ha offerto una versione comica del duce, ma sicuramente le riflessioni da fare non mancano al riguardo. Ai giorni nostri c’è chi inneggia alla croce celtica e chi evidenzia le cose buone fatte nel ventennio. È chiaro come ogni dittatura, all’interno di un proprio disegno autoritario, abbia prodotto degli aspetti positivi, ma non si può mercanteggiare la libertà dell’età repubblicana!

In una scena il duce dice d’esser tornato dopo ottant’anni, ma di aver ritrovato davanti a sé un popolo di analfabeti. Questa frase cela molti significati e anche un grande fondo di verità. Bisogna considerare però che si è creata un’ampia dicotomia nella stessa fascia giovanile italiana. Se è vero che c’è chi dà giudizi troppo approssimativi sul mussolinismo, è anche esatto dire che il grado di istruzione della maggior parte dei ragazzi è largamente superiore a quello delle generazioni precedenti: chi studia non può non rivolgersi seriamente verso tematiche socio-culturali importanti. Probabilmente l’eredità gravata sulle spalle giovanili può essere più pesante del previsto, ma i presupposti di un miglioramento civile ci sono tutti.

Sono tornato

Per giustificare le cellule nostalgiche del regime presenti sul territorio bisogna supporre il mancato intervento, dopo la guerra, da parte chi di dovere, al fine di estirpare il rischio di ricadute infelici. A tal proposito, elemento centrale della pellicola in questione è il concetto gattopardiano secondo cui tutto cambia per non cambiare. Scena emblematica è quella dove Massimo Popolizio entra in un circolo fascista è recita la frase:

Il problema di questo paese è la memoria.

Mino Guarini per MIfacciodiCultura

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