James Dean: attore, ragazzo, ribelle, icona

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dean_1James Byron Dean nacque l’8 febbraio 1931 a Marion, una cittadina nello stato dell’Indiana, da una famiglia quacchera.

Se prendiamo in considerazione tutti gli articoli, le commemorazioni, le mostre, le retrospettive, i servizi di moda, gli omaggi, le citazioni ed i libri a lui dedicati potremmo ingenuamente pensare ad una fama maturata nel corso degli e ad una lunga serie di interpretazioni mentre in realtà la sua vita si spense a soli 24 anni il 30 settembre 1955, e il suo percorso cinematografico è costituito solo da 3 film usciti tra il 1955 ed il 1956 (Gioventù bruciata, La valle dell’Eden, Il Gigante).

Cosa contribuì quindi a rendere così carismatico questo attore? Cosa accese così tanto interesse intorno a lui?

Forse la sua malinconia?
La sua adolescenza in effetti non fu molto felice: dopo la perdita della madre, il padre lo affidò ad alcuni parenti che vivevano in una fattoria in un’altra città ricevendo un’educazione quacchera. Solo quando ormai ventenne si trasferì per studio all’università di Los Angeles, cominciò ad appassionarsi al mondo del teatro, che gli aprì la strada della recitazione che volle approfondire trasferendosi a New York e frequentando l’Actors Studio, delineando la sua carriera.

0_bigForse per il ruoli da lui interpretati?
Gli anni ’50 furono un periodo di forti cambiamenti sociali e nelle sue interpretazioni si rispecchiava un’intera generazione che desiderava ribellarsi. La sua credibilità era data dall’unione della figura del timido ragazzo della porta accanto a quella del ribelle che usa la provocazione e la sfida per vincere le sue paure

Forse per la sua bellezza?
James Dean con il suo fascino ha rivoluzionato l’idea della bellezza maschile dell’epoca creando la figura del cattivo ragazzo, del ribelle senza causa, del famigerato bello e dannato, tanto che nel mondo tutti i contestatori del sistema cercarono di imitarlo dando un segnale forte al mondo dei “grandi” che ovviamente lo disapprovava, copiando il suo taglio di capelli, il suo giubbotto e i suoi mocassini

Forse per la sua timidezza?
Il suo distacco, la sua riservatezza, la sua irrequietezza, il suo essere così sfuggente e tormentato creavano un grande alone di mistero intorno a lui, rafforzato dal suo sguardo ferito, dai suoi tic nervosi e dalla sua ipersensibilità che lo portavano a mettere il suo vissuto doloroso nei personaggi da lui interpretati.
Il fascino del non detto crea nel pubblico un interesse morboso perché ognuno di noi immagina di vedere proiettate in quelle zone d’ombra le proprie paure e delusioni, facendo inevitabilmente aumentare l’empatia verso quell’attore o quel personaggio, e quindi facendo venire voglia di saperne sempre di più.

Forse per la sua tragica morte?
0185456La sua morte a soli 24 anni avvenne mentre si dedicava alla sua grande passione, ovvero le automobili.

James Dean affermò «Quando corro è l’unico momento in cui mi sento veramente me stesso» e quel 30 settembre ’55 si stava appunto recando a Salinas per partecipare ad una gara con suo bolide, un prototipo della Porsche 550 Spider da lui soprannominata “Little Bastard”. La velocità alla quale andava non era nemmeno così elevata ma ci fu uno scontro frontale che inesorabilmente fu fatale all’attore.
Questa morte tragica e prematura lo ha reso il perfetto archetipo del ribelle morto giovane perché “caro agli dei”. Un finale tragico che però gli ha preservato la bellezza in eterno.

La nascita della leggenda di James Dean e l’interesse suscitato da esso è quindi il frutto di un’incredibile attenzione mediatica unita al mistero di una vita così giovane spezzata tragicamente e ad uno sguardo terribilmente malinconico, e nonostante siano passati più di sessant’anni dalla sua scomparsa, James Dean nell’immaginario collettivo è più vivo che mai.

Ma qual era il male di vivere che lo affliggeva? Questa è la vera domanda destinata a rimanere senza risposta.

Carlotta Tosoni per MiIfacciodiCultura

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